Il Liberty, con la sua ambiguità di significato può esprimere libertà di ispirazione nei riguardi di tutte le attività decorative: dall'architettura alla scultura, dai manifesti pubblicitari all'arredamento con molti soprammobili, vetrate, inferriate, argenterie, manufatti in ceramica, tessuti e oggettistica in genere. I modelli da cui scaturivano le idee per la realizzazione delle nuove creazioni erano tratti dal regno vegetale e dalla zoologia e poi da fiori, farfalle e altri animali. La diffusione del Liberty nel Belpaese prese corpo attorno alle riviste Emporium e Arte Decorativa Moderna e fu incoraggiata dalla grande Esposizione Internazionale Industriale e Artistica Torinese del 1884, dalle Esposizioni di Architettura Moderna del 1890, 1902, 1911. Il maggiore protagonista fu sicuramente Pietro Fenoglio. Il grande architetto progettò un centinaio di edifici; ma tra i suoi più noti capolavori, per l'originalità stilistica, spicca "casa La Fleur", la sua abitazione, in corso Francia angolo via Principe d'Acaja all'altezza dell'attuale fermata di metro dedicata proprio alla passeggiata nella Torino Liberty. Un sontuoso palazzo che fa da "copertina" ad un viaggio raffinato e affascinante. Nei pressi infatti si trova casa Maciotta (in corso Francia 32), "casa Rossi Galateri" in via Passalacqua, "casa Boffa" in via Papacino 4 e la "casa Balbis" di via Balbis 1, oltre a numerosi palazzi di Via Duchessa Jolanda e di Corso Francia. Un salotto dedicato all'art Nouveau, così è chiamato il quartiere, Cit Turin. Ma in verità una mappa detagliata della Torino Liberty si muove anche verso altre zone della città. Altri quartieri, in cui esistono palazzi e strutture caratterizzata dalla raffinatezza e dalla rappresentazione naturalistica. Come "Ville Scott" in corso Giovanni Lanza 57, sempre opera di Fenoglio, o come in corso Montevecchio, in via Madama Cristina, in via San Francesca da Assisi, in corso Galileo Ferraris angolo corso Einaudi, in molti particolari delle ville della Crocetta, nel Cimitero Monumentale con opere di Bistolfi, Casanova, Calandra, Rubino, Vandone e Mazzucchelli. Noti per questo stile sono anche alcuni celebri caffé del centro storico: Mulassano, Caffé Torino in Piazza San Carlo e Baratti&Milano in galleria subalpina. E infine... se è concesso un po' di sano elogio per la categoria, anche la "casa" dei giornalisti Pemontesi, il bellissimo palazzo Ceriana Mayneri in Corso Stati Uniti 27, sede dell'Ordine e della Stampa Subalpina è uno dei capolavori di quella Torino che sognava uno stile nuovo... all'alba di un nuovo secolo.
L'esposizione internazionale di arte decorative moderna del 1902
Con la rivoluzione Industriale si sente il bisogno di far conoscere al grande pubblico ( anche se le classi meno abbienti venivano comunque escluse) nuovi prodotti, nuove tecnologie, per conquistare mercato e per assumere rilevanza a livello internazionale. Per questa ragione nacquero le Esposizioni Universali, vero sfoggio di potenza commerciale e di prestigio tecnico e artistico. Questi eventi, che abbracciano gli anni che vanno del 1850 fino alla I guerra mondiale, iniziati come vetrina di mirabolanti tecnologie e di nuovi prodotti, con la nascita dei vari movimenti modernisti in Europa, assunsero ben presto, la funzione di vetrina di nuove idee, di nuovi modi di concepire il rapporto tra arte, artigianato e industria. A Torino si iniziò con l'esposizione Generale Italiana nel 1884, l'esposizione del 1898 (di cui rimane al Valentino la fontana dei dodici mesi di Carlo Ceppi) e si culminò con la più importante di tutte, la Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna del 1902. In questa esposizione si pensava alle arti decorative come un unico universo capace di abbracciare sia l'oggetto di uso quotidiano che l'arredamento urbano, portoni, balconi, finestre e perfino l'architettura dei palazzi. E' la prima volta, anzi è l'inizio di un tempo in cui gli oggetti di uso quotidiano diventano strumenti della creazione artistica. Questo è il nodo fondamentale della Storia: le esposizioni Universali, nate come vetrina per le industrie, si sono trasformate in vetrine per l'arte, o quanto meno per l'artigianato artistico.
TUTTA ITALIA GUARDAVA AL NOSTRO CIRCOLO DEGLI ARTISTI
Il movimento Liberty, dunque, si affermò definitivamente nel nostro paese dopo l'Esposizione di Torino nel 1902. I promotori del nuovo stile, tutti appartenenti al circolo degli artisti di Torino, furono lo scultore Leonardo Bistolfi, Raimondo D'Aronco architetto e lo scrittore Enrico Thovez, ma oltre a loro a lavorare, creare e scambiare battutte e idee presso il circolo degli artisti sabaudo c'erano anche: Pietro Fenoglio, Antonio Vandono, Alfredo Premoli, Giovanni Gribodo, Annibale Rigotti, Pietro Betta, Vittorio Ballatore, Gottardo Gussoni, Velati-Bellini. Bisogna dire però che una certa critica in Italia (tanto per cambiare) era sollevata anche allora, contro un movimento un po' pigro che aveva fatto arrivare queste novità nel nostro paese con alcuni anni di ritardo rispetto a Inghilterra, Spagna e Francia. E poi la Prima guerra mondiale e i nuovi concetti filosofici e lettarari espressi dalle esperienze in trincea, fecere allontanare da quell'idea positivista e dai quei disegni e dai quegli oggetti tratti dalla natura che lasciarono inesorabilmente il posto a linee più sobrie, a materiali più semplici e verso lavorazioni accurate nel dettaglio, rimandando di fatto il tentativo del Art Nouveau di fondare da subito quello che sarebbe diventato il disegno industriale. Ai pensieri naturalistici, alla voglia di viaggiare e di aprirsi verso culture altre, seguirono pensieri più esistenzialisti ed ermetici, come le poesie di Ungaretti... si realizza così il passaggio dal Liberty, all'Art Deco.
Pietro Fenoglio Dalle ville aristocratiche, alle case per gli operai, passando per l'industria della birra.
Il Liberty a Torino, al contrario di quanto pensano in molti, non fu richiesto e utilizzato solo per la realizzazione delle ville della nuova borghesia cittadina che si viene formando verso la fine dell'800, anzi nelle fabbriche e nelle grandi aziende, in particolare in quelle che nelle grandi esposizioni internazionali avevano investito molto nella propria immagine, oltre che nel proprio prodotto, questo stile rappresenta il nuovo che avanza in maniera inesorabile, come il tempo che conduce in un secolo nuovo. Il Novecento. Pietro Fenoglio divenne ingegnere e architetto compendo la propria formazione presso la Regia scuola di applicazioni per gli ingegneri di Torino. Nel 1902, oltre ad essere fra gli organizzatori dell'Esposizione Universale di Torino, viene eletto consigliere comunale a Torino, e di lì a poco cominciò a occuparsi del nuovo piano regolatore per la città, completato nel 1908. Proprio mentre realizzava capolavori come Ville Scott in corso Lanza e Villa Le Fleur, viene a conoscenza di un grandiosa idea di un industriale svizzero, ancor oggi definito "illuminato": Napoleone Leumann. Questi aveva capito come gli operai potessero meglio conciliare il lavoro con la propria vita, avendo una casa comoda e vicina al proprio impiego, in un borgo in cui fossero presenti tutti i servizi necessari: fra cui biblioteche, chiese e spazio ricreativo per i propri figli. Nasce da questo incontro il villaggio Leumann di Collegno, iniziato nel 1902 e concluso nel 1911, ancor oggi un suggestivo luogo che cattura lo sguardo di chi percorre corso Francia. L'esempio di Leumann fu seguito quasi simultaneamente da Francesco Giuseppe Metzger che in via San Donato 68 ereditò l'azienda del padre, un famoso birrificio, inventando metodi sofisticati, importando varietà dalla Germania in cui aveva studiato e chiedendo a Fenoglio di realizzare quello che ancora oggi è un capolavoro dell'architettura industriale torinese. Per concludere vanno citati fra i lavori non residenziali del grande maestro: L'opificio militare ex Venchi Unica in corso Regina Margherita 16, realizzato nel 1900 e le Officine Grandi Motori di cui Fenoglio realizza il nucleo storico nell'epoca in cui appartenevano all'Ansaldi, mentre nel 1911 vengono affidate a Giacomo Matté Trucco in concomitanza del successivo passaggio alla Fiat. |
|
La rivista di Torino e provincia
Il Mensile semi free press, giovane, stimolante, ricco di approfondimenti sulla città. Tendenze, reportage, sport, arte, musica, moda, eventi, appuntamenti enogastronomici, di una Torino in movimento che si scopre sempre più “GRANDE”. La rivista di Torino e provincia che sulla rete diventa Web Magazine di Torino e Piemonte, per proporre un’agenda fitta di impegni al lettore che vuole vivere una metropoli che non smette di emozionare.
|