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Settembre: gustiamoci il rientro

di: Francesca Martinengo
Si inizia con la nocciola: fino all’11 settembre l’Alta Langa si trasformerà nel ‘regno’ di questo frutto. I paesi di Cortemilia, Feisoglio e Cravanzana ospiteranno la 10^ Assise Nazionale delle Città della Nocciola da non perdere il ‘Battesimo dei Gianduiotti’, dove il cacao sposerà la nocciola e lo ‘Show Cooking Nut’ in cui chef nazionali ed internazionali realizzeranno ricette a base di questo frutto.
Sabato 10 e domenica 11 non mancheranno momenti di animazione, musica e folclore per grandi e piccini. Il calendario degli appuntamenti d’autunno in Langa apre dal 9 al 12 a Barbaresco e Alba con una full immersion nel mondo del vino Barbaresco, con assaggio di DOCG 2007 e 2008 con oltre 50 produttori. Durante la manifestazione ‘Piacere Barbaresco’ anche visite ai vigneti, analisi sensoriali, merende sinoire e cena della vendemmia. Info: +39.0173.635251 –
www.enotecadelbarbaresco.it. Per i curiosi La Morra propone ogni fine settimana, fino al 27 novembre, visite alle cantine con degustazione. Info: +39.0173.500344 – www.la-morra.it. Prosegue anche in autunno Esploramuseo, l’ultima iniziativa per famiglie del WiMu, il Museo del Vino di Barolo. Una visita-gioco che coinvolge grandi e bambini.
Per info: tel 0173.386697
www.wimubarolo.it

ECCO: “CHEESE”
Dal 16 al 19 settembre torna Cheese, l’appuntamento internazionale a cadenza biennale organizzato dalla Città di Bra e Slow Food Italia, dedicato alle forme del latte. Giunto all’ottava edizione Cheese 2011 sottolinea quest’anno l’importanza dei ‘3 pilastri’ su cui si regge l’eccellenza casearia: latti, mestieri e territori per insegnarci la biodiversità casearia.
Gli appuntamenti ‘storici’ di Cheese sono i Laboratori del Gusto: 34, sotto la guida attenta di casari, produttori e affinatori, per scoprire, insieme al formaggio, storia e territorio di provenienza e trovarne l’abbinamento migliore con vini e birra. I focus di quest’anno saranno i laboratori dedicati alle specialità francesi: burri, caprini, erborinati e la presenza dei più importanti Meilleur Ouvrier d’Oltralpe.
Inoltre gli Appuntamenti a Tavola di Cheese: cene in castelli, cantine e ristoranti che portano la manifestazione sul territorio piemontese. Special guest chef internazionali, come Matt Jennings del Rhode Island che il 18 settembre al Real Castello di Verduno proporrà un perfetto american barbecue: moist cornbread, creamy coleslaw, crispy roasted potatoes.
Info: http://cheese.slowfood.it/

I nove gioielli
A proposito di Cheese non possiamo non citare i nove formaggi piemontesi a marchio DOP, gioielli della nostra cultura gastronomica, iniziando da quello che già nel 1477 era considerato il formaggio più famoso d’Italia, il Grana Padano. Prodotto nei territori di Asti, Alessandria, Cuneo, Novara, Vercelli e Torino, il re dei formaggi che è anche il più venduto in Italia e all’estero, ha una pasta granulosa e friabile al taglio ed è molto versatile, perfetto sui primi piatti della tradizione piemontese, dai tajarin agli agnolotti, ma anche per impreziosire la carne battuta al coltello.
Poi c’è il Gorgonzola, che deve le sue origini alla vicina Lombardia (appunto a Gorgonzola, secondo un documento dell’879), ma la cui produzione fu esportata in Piemonte, nel territorio compreso fra Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Verbania, e Casale Monferrato. Prodotto con latte intero, è un formaggio grasso a pasta cruda, dolce e cremoso o asciutto, friabile e piccante.
E ancora il Taleggio, amato già da Cicerone, Catone e Plinio. Conosciuto come lo ‘Stracchino quadro’ per la lavorazione che avviene in forme quadrate a fine estate quando le mucche arrivano dagli alpeggi stanche (“stracch” o “stracche” in dialetto), il Taleggio si ottiene in seguito a una stagionatura di 30-40 giorni su assi di legno in celle a temperatura controllata o in antiche grotte naturali.
Il viaggio tra i formaggi piemontesi continua con il Bra, che porta il nome della città-capitale del Roero e che ha ricevuto il riconoscimento DOP nel 1996. Formaggio a pasta semidura, si distingue nella qualità tenera e in quella dura, che ha un gusto più piccante e sapido, grazie a una stagionatura di oltre sei mesi.
Riconosciuto come uno dei migliori formaggi italiani, il Castelmagno è indissolubilmente legato al territorio, tanto che sin dal XII secolo viene prodotto esclusivamente nei comuni di Castelmagno, Monterosso Grana e Pradleves, nell’alta valle cuneese. Per la produzione si utilizza latte vaccino, ovino e caprino: il risultato è un formaggio semigrasso dalla pasta semidura, di forma cilindrica, friabile e di colore bianco-avorio se poco stagionato, mentre con le venature bluastre se supera i cinque mesi.
Nato dalla lavorazione di latte vaccino, ovino e caprino, il Raschera si produce da sempre sulle Alpi del Monregalese. Dal colore bianco avorio, con pasta semi-dura, inizialmente questo formaggio si trovava in forme quadrate, per essere meglio trasportate a valle sul dorso dei muli. Da non perdere la varietà d’alpeggio, il cui sapore e profumo sono esaltati al massimo, grazie all’alimentazione del bestiame e alla stagionatura nelle ‘selle’ alpine, locali usati da secoli, ricavati nella terra, che ne garantiscono una maturazione naturale.
Il Murazzano è la più antica Robiola del Piemonte, conosciuta dai Celti e citata da Plinio nelle sua ‘Naturalis Historia’. Prodotto in 43 comuni dell’Alta Langa, è un formaggio grasso a pasta fresca che nasce dalla lavorazione di latte ovino e in alcuni casi di latte vaccino (non più del 40% secondo il disciplinare). Si presenta sottoforma di tomini color bianco latte, lievemente profumati, ma dal gusto leggero.
Seguendo scrupolosamente le tecniche e i metodi di produzione descritti nei manuali medievali, nelle province di Novara, Vercelli, Biella, Torino, Cuneo e nei comuni di Asti ed Alessandria nasce la Toma Piemontese, formaggio dalla forma cilindrica, semigrasso, con pasta morbida o semidura. Per la produzione si utilizza latte intero e parzialmente scremato e per la stagionatura, che va dai quindici ai sessanta giorni, è previsto il risposo in cantine oscurate.
Infine la Robiola di Roccaverano, dal sapore acidulo, ma dall’aroma delicato, se consumata fresca, ad una sola settimana dalla produzione, mentre dal caratteristico sapore piccante se stagionata. Apprezzata sin dall’antichità, le sue origini si perdono nella notte dei tempi: secondo alcune fonti i ‘padri’ furono i liguri che la producevano nel territorio delle Langhe, secondo altre si produceva nelle Vallate Prealpine Lombarde. Attualmente si produce nelle zone di Asti e Alessandria, e nella parte orientale delle Langhe.

A tavola nel Risorgimento
Fino al 30 ottobre al Castello del Roccolo di Busca da non perdere ‘A Tavola nel Risorgimento’. La mostra curata da Elma Schena e Adriano Ravera, autori dell’omonimo libro, che in qualità di esperti di gastronomia hanno curato anche il progetto dei Menù Risorgimentali dei ristoranti del Paniere della Provincia di Torino. Editti regi, manoscritti, giornali e soprattutto i menu dell’epoca dove si rispecchia il territorio, la sua economia e i tanti personaggi, da Garibaldi, a Cavour, a Vittorio Emanuele II, ma anche artigiani, contadini e fornai. Info: www.marcovaldo.it

Amarcord... goloso
Nel libro ‘Le ricette di mia nonna’ della foodblogger Giulia Scarpaleggia (julskitchen.com). Tutto il gusto della tradizione senese e toscana nelle ricette raccolte da questa giovane web-writer il cui blog bilingue è anche garantito dal bollino ‘Tuscanycious’.

 

 

 

 
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