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di Attilio Celeghini E se ricominciassimo dal verde? In fondo, il tenore di vita di una città si misura anche in proporzione della qualità e consistenza degli spazi destinati alla vegetazione: aiuole, parchi, giardini. L’espansione urbanistica si deve sempre accompagnare alla salvaguardia delle ‘oasi’ ambientali metropolitane, ed è dovere di tutti, dalle istituzioni ai comuni cittadini, valorizzare la coscienza ecologica dell’opinione pubblica. Quando il verde è arte La prima edizione di Giardiningiro, in scena a Torino dal 9 all’11 ottobre, prende vita proprio da questi presupposti, ponendosi come obiettivo l’indagine del rapporto tra la città e il verde urbano, per sensibilizzare in maniera creativa il dibattito su trasformazione e sviluppo dello spazio sociale. La kermesse - situata nell’ambito della mostra Flor ‘09, organizzata da Nuova Società Orticola del Piemonte nell’ambito della campagna di mobilitazione energetica “Uniamo le energie” promossa dalla Regione Piemonte, con il contributo di Stilema, la direzione artistica di Michela Pasquali e la collaborazione degli studenti dello IED del Master in Interior Design - si sviluppa in due direzioni. Da una parte il concorso vero e proprio: la realizzazione di giardini temporanei in città (per la precisione nel quartiere, San Salvario) e l’utilizzo temporaneo dello spazio pubblico di una parte del quartiere per rendere visibili le sue potenzialità; obiettivo che richiama da vicino quelli di celebri esempi europei, come “Lausanne Jardins” in Svizzera (manifestazione molto sentita dagli abitanti e sostenuta massicciamente dalle autorità elvetiche), e “Temporäre Gärten” in Germania. Una giuria internazionale selezionerà, tra tutte le proposte ricevute, le venti idee migliori da realizzare. Nei mesi seguenti si procederà con lo sviluppo dei progetti in accordo con l’equipe dell’organizzazione. La realizzazione in loco dei giardini offrirà ai “giardinieri” in gara l’occasione di lavorare insieme, con il coinvolgimento di tutte le persone interessate al progetto e creando un filo diretto con il pubblico. Alcune installazioni potranno diventare poi definitive, in funzione dello spazio e del progetto. Che la manifestazione non si chiuda in uno spazio di tempo “limitato” lo dimostra il fatto che tutte le fasi della manifestazione saranno documentate da fotografie e video per poter organizzare una presentazione di tutti i progetti, per permettere di continuare il dialogo e di raccogliere nuove idee per lo sviluppo di giardini futuri. Contemporaneamente, la kermesse - prima in Italia dedicata alla creazione di giardini in ambito urbano - presenta un fitto programma di incontri e appuntamenti sulla cultura contemporanea del giardino e del paesaggio: tra gli ospiti, Delfina Rattazzi, Emanuela Rosa-Clot; la psicoterapeuta e architetto Ruth Ammann, il teorico del paesaggio Michael Jakob e Guerrilla Garden. Per tre giorni San Salvario si trasformerà in un laboratorio a cielo aperto di idee e valori sperimentali. Spazi non utilizzati, non costruiti o non pianificati, di grandi dimensioni o solo piccoli angoli, diventeranno protagonisti di una parte del quartiere creando un percorso che li collega tutti tra loro. Mettete dei fiori... Torino e il verde, binomio da sempre sostenuto ed incentivato da autorità e cittadini, si sviluppa in un gioco di forme e colori costantemente rinnovati. A partire dai fiori, che contribuiscono a regalare quel tocco di vivacità a strade e edifici spesso dominati da colori freddi ed opachi, soprattutto in autunno. Le superfici ad aiuola fiorita del territorio della città coprono un totale di circa 6mila metri quadri, quantità a cui vanno aggiunti gli interventi di fioritura costantemente realizzati su ponti e pali storici di illuminazione. A rallegrare la vista di passanti e automobilisti ci pensano oltre 1400 cassette fiorite che da marzo a novembre fanno bella mostra su ben 15 ponti sui fiumi Po, Dora e Stura (tra cui Isabella, Gran Madre e Margherita). Se poi passiamo agli alberi, il patrimonio si fa ancora più consistente: sono infatti oltre 60mila le piante su alberata urbana e circa 100mila le piante presenti in parchi e giardini, senza considerare le zone collinari torinesi. Guida la “classifica” degli alberi più diffusi sul territorio cittadino il platano, con 15mila esemplari, seguito dal tiglio con circa 10mila e da bagolaro e acero con oltre 5mila. E non sono pochi nemmeno i cittadini che scelgono di abbellire le facciate dei loro appartamenti con decorazioni floreali: mettete dei fiori sui vostri balconi, è proprio il caso di dire... Del resto, il binomio tra l’anima artistica da sempre patrimonio dei torinesi e l’amore per gli spazi verdi da sempre si sviluppa nel segno di iniziative prestigiose e stimolanti: un esempio viene dall’inaugurazione nello scorso giugno di un punto verde realizzato dai ragazzi del Primo Liceo Artistico. Si trova nella Circoscrizione 2, nei pressi di corso Siracusa, dove i passanti potranno godere della vista di due bellissimi mosaici in pasta vetrosa e ceramica, a decorare buona parte del giardino. Giardini tra storia e natura: i magnifici sette Spazi placidi ed eleganti, dove si può respirare aria di Storia, quella con la “s” maiuscola. Arricchito da eleganti fioriture nel corso dell’anno, uno dei giardini più suggestivi della città si trova all’interno della Cittadella, ed è l’ultima testimonianza dello storico passaggio alberato che collegava Porta Nuova a Porta: oggi, a vegliare sul cirondario, ci pensano i platani secolari e la presenza di un maestoso tasso. Il platano più vecchio della città si trova però all’ingresso dei Giardini del Parco della Tesoriera: si tramanda che abbia più di 250 anni. Ma anche gli altri esemplari, in quanto a maestosità e fascino, non scherzano: faggi, il doppio filare di tigli che “guida” verso la villa, una quercia da sughero, tipico esempio della passione per il collezionismo botanico che caratterizzava i nobili e gli uomini di cultura del tempo. Impossibile non citare poi l’eleganza dei Giardini Reali, uno degli spazi verdi pubblici più antichi di Torino, risalenti alla fine del ‘600. Si possono dividere in due zone: la parte alta, dove si trovano i Giardini Reali di Le Notre annessi al Palazzo Reale, che presentano una grande fontana ricca di statue e giochi d’acqua oltre ad alberi secolari; e i cosiddetti giardini “bassi”, recentemente ristrutturati, sorti negli anni ‘20 e cornice, per un certo periodo, anche di un parco zoologico. Nel 2000, in prossimità della Rocca del Parco del Valentino - per chi ama il verde, uno degli angoli più suggestivi della città - è stato inaugurato il Giardino medioevale, realizzato seguendo le rappresentazioni di orti e giardini presenti nelle miniature quattrocentesche dell’Italia settentrionale. Il Giardino è suddiviso in tre ambienti, nei quali sono rispettate le tecniche medievali di coltivazione e le cure di un giardino “naturale”: il Giardino delle delizie, dove troviamo le piante ornamentali, il Giardino dei Semplici con le piante officinali, tessili e titorie e l’Orto, con ortaggi, legumi e cereali. Magnolie, querce, tigli, ippocastani, ginkgo e platani centenari sono invece i possenti “abitanti” del Giardino Lamarmora in via Cernaia, progettato nel 1863 e dedicato alla memoria del celebre generale che guidò i Bersaglieri in Crimea. Davanti a Porta Nuova troviamo il Giardino Sambuy, caratterizzato da una fontana centrale circondata da aiuole fiorite e “protetta” da ippocastani e faggi secolari. Rimane nella memoria dei cittadini il marchio delle Olimpiadi 2006 che accoglieva i visitatori appena arrivati in città con il treno. Nei giorni festivi, il gazebo è spesso utlizzato per eventi musicali o momenti di spettacolo. Non poteva mancare uno spazio intitolato alla memoria di Cavour: si trovano vicino a piazza Maria Teresa, vicino alle “geometrie” dell’aiuola Balbo. Realizzati nel nel 1875, i giardini Cavour danno un tocco di dinamicità al paesaggio circostante grazie allo sviluppo di collinette e percorsi tortuosi. Tra gli alberi ospitati al suo interno, platani, querce e faggi: esemplari che vantano oltre i cento anni di vita. E a proposito di alberi storici, impossibile non ricordare l’imponente quercia - 30 metri d’altezza, fusto di 1 metro e 20 di diametro, chioma larga 14 metri - che da oltre 140 anni vive nel cuore del Parco del Valentino, vicino al Castello oggi sede della Facoltà di Architettura. La gigantesca pianta è stata recentemente oggetto di un’opera di salvataggio della Società Canottieri Armida, che ne hanno finanziato i lavori di rinsaldamento e ancoraggio al suolo. Perché la città è anche espressione della vita dei suoi tantissimi abitanti “verdi”, anche quando i colori brillanti e vivaci dell’estate lasciano posto alle tonalità fredde tipiche dell’autunno, non per questo meno suggestive.
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