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Una domenica a Chieri
Girando per le vie i veri buongustai devono “confrontare”, con ripetuti assaggi, i rubatà, i tradizionali grissini cotti nel forno a legna. Dalla forma allungata, sono impastati a mano, con l’aggiunta di strutto oppure olio e strutto. Sgranocchiando, pardon assaggiando (ricordatevi di portarne un po’ a casa agli amici più pigri rimasti all'ombra della Mole), lasciatevi coinvolgere dalla vita culturale del posto.
Da giovedì 10 a martedì 15 settembre “scatta” la festa patronale. Momento clou della manifestazione è l’appuntamento con la XXI edizione di “Sapori d’antico”: domenica 13 il centro diventa il palcoscenico dove ammirare i mestieri del passato: la trebbiatura del grano, la ferratura dei cavalli, la filatura di canapa e lino…Non mancano giochi e animazioni per i più piccoli mentre i più grandi possono lasciarsi tentare dalla lunga “carrellata” di banchi che espongono prodotti tipici della campagna e dell’artigianato. Le origini della festa, dedicata alla Vergine delle Grazie, risalgono al 1630: Chieri è colpita duramente dal morbo della peste. La malattia diffusa, dalle truppe francesi protagoniste della guerra di successione in Monferrato, miete oltre 4 mila vittime. Le autorità cittadine decidono allora di erigere, come voto solenne, una cappella chiedendo alla Madonna di porre fine al terribile contagio. L'edificio sacro, costruito tra le mura nel Duomo (uno dei più interessanti esempi di arte gotica in Piemonte), con la bella statua lignea della Vergine, opera di Pietro Botto, sono ancora oggi meta di pellegrinaggio devozionale. Sempre domenica va di scena il musical di strada con i cantanti di CantaChieri e le ballerine di ArteDanza a contendersi gli applausi del pubblico. Alle 18, in Duomo, viene rinnovato il voto alla Madonna con una solenne cerimonia religiosa. Il calendario della festa prevede anche lo spettacolo "Cuore di Piemonte", previsto per giovedì 10 settembre, all'area spettacoli, di via Fratelli Giordano, un viaggio nella vita quotidiana di Chieri durante i giorni della pandemia. Sabato 12 si balla con la musica dei Luxamm, band di cover pop e rock mentre al chiostro di Sant'Antonio si esibisce il coro Soldanella con un repertorio di canti popolari polesani. Come da tradizione non manca poi l'appunatamento con la polentata in piazza (lunedì 14, presso il polo culturale). Per la X Giornata Europea della Cultura Ebraica le sale della biblioteca si aprono per ospitare la mostra "Un secolo, due primavere. Gli ebrei piemontesi dall'emancipazione al ritorno alla vita dopo la Shoah 1848-1948": libri e video testimoniano la presenza della comunità nella nostra regione (fino al 12 settembre). La rassegna "Sentiero diVino 2009", dedicata al teatro popolare, fa tappa in città con "Operai. Men at Work": la Compagnia Laboratorio Permanente dell'Oralità Popolare propone una dirompente rappresentazione: "I corpi di operai innamorati modificheranno lo spazio, i palazzi circostanti...copie identiche di un corpo che si muove all'unisono, per creare unione, per costruire insieme azione, per giocare, ballare all'aperto,...". (chiostro di Sant'Antonio, via Vittorio Emanuele 33, in caso di pioggia Sala Conceria, via Conceria 2, info: 011.4366932, ingresso libero).
Da giovedì 17 a sabato 19 settembre si alza il volume del "Cherivm Rock Fest", sul palco del festival, giunto alla VII edizione, sono stati “convocati” gli Alphabetcity, Disco Inferno, Acusctic Trio, Euphonia. Si "parte" alle 19 precise con i concerti aperitivo “sonorizzati” da gruppi locali (area spettacoli Tabasso, ingresso libero).
Con l'arrivo dell'autunno riprendono anche i tradizionali concerti di "Organalia": accompagnati dal suono "avvolgente" dell'organo si scoprono chiese e palazzi antichi. La chiesa dei Santi Bernardino e Rocco accoglie (19 settembre, ingresso libero) "Compositori europei a confronto", con musiche dal Barocco al primo Ottocento. Si continua con "Variazioni all'italiana" al Collegio delle Orfane (20 settembre) e con il concerto de "La Divina Armonia", ensemble fondato nel 2005 e diretto da Lorenzo Ghielmi (chiesa di San Domenico, 26 settembre).
Andando per mostre si fa tappa negli spazi, appena restaurati, del seminterrato del Palazzo Comunale che ospitano la mostra "Chieri. Antologia di una città nata da se stessa". Per la prima volta vengono esposti al pubblico alcuni reperti ritrovati durante gli scavi archeologici come gli arredi funerari della necropoli scoperta in viale Cappuccini e mattoni e ceramiche dell'età romana (18 settembre ore 15-19) mentre per le Giornate Europee del Patrimonio l'associazione Carreum Potentia propone per domenica 27 visite guidate al Duomo di Santa Maria della Scala e alla chiesa di San Leonardo. A Palazzo Opesso l'esposizione fotografica internazionale H2O offre l'occasione per riflettere sull'importanza dell'acqua nella nostra vita (dal 25 settembre al 4 ottobre, via San Giorgio 3, info: 011.9469123, ingresso libero).
Ma la città, con il reticolo di strade e case medievale, è diventata anche il “buen retiro” di numerosi pittori che l’hanno adottata come luogo privilegiato per la meditazione artistica. Marcello Gobbi lavora qui: nella sua casa-studio ricerca le forme di un linguaggio personale, fecondo di interrogativi. “Nei miei quadri - spiega - si nascondono messaggi: a volte di serenità, altre volte enigmatici”. Le immagini, spesso “abusate” della pop art sono da Gobbi reinterpretate in chiave surreale: “Hanno un tempo di “consumo” più lento - afferma -. Spesso utilizzo oggetti ludici per indagare le paure del nostro tempo”. Le sue opere, “inondate” di colore, sorprendono per la spiazzante semplicità che nasconde tematiche profonde (dal 28 settembre al 7 ottobre la galleria d’arte “la telaccia” in via Santarosa 1, zona piazza Statuto, a Torino, ospiterà una personale dell’artista).
E per salutare l'inizio dell'autunno lasciatevi trasportare dall’atmosfera di una dimora storica del XVII secolo: "Casa Zuccala" a Marentino ha ripreso lo splendore di "vigna" di campagna. Le stanze ospitano una suggestiva raccolta di mobili, dipinti e arredi "in voga" tra i nobili della corte sabauda che sceglievano le colline torinese come luogo privilegiato di vacanza. Da non perdere la visita alle 400 piante che compongono l'orto delle piante aromatiche. Si imparano a riconoscere le essenze abitualmente usate in cucina e nelle preparazione di tisane e profumi (fino a domenica a 25 ottobre, ogni domenica dalle 15 alle 17, ingresso 6 euro, prenotazione obbligatoria allo 011.9435343).
Per l’appuntamento con “Sete di Cultura a Chieri e dintorni” segnate la visita al Museo del Gesso a Moncucco (19 settembre, partenza da Torino, piazza Vittorio, info: 011.9421780, iscrizione 5 euro). Ospitato nel locale castello illustra le diverse fasi di lavorazione del materiale e le applicazioni nell'edilizia. La gita termina con un aperitivo in compagnia.
IL PERSONAGGIO
VIGLIATURO: “CHIERI MI HA CAMBIATO LA VITA”
Senza le radici chieresi Silvio Vigliaturo non sarebbe forse diventato quello straordinario artista del vetro conosciuto in tutto il mondo.
I riconoscimenti internazionali, le grandi mostre non l’hanno allontanato dalla bottega artistica in piazza Duomo, un luogo decisivo per la sua storia umana e professionale.
Le parole si riempiono di “boccate” di ricordi mentre racconta il rapporto intimo, quasi familiare, con la città. A partire dal primo contatto, quando appena 13enne, arrivò sotto l’Arco, costruito in onore di Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I.
Cosa ricorda di quella giornata? “Ce l’ho ancora davanti agli occhi: era metà marzo, una splendida giornata di sole, la luce era tersa, il cielo limpido. E poi quell’Arco, una costruzione magica: mi ha sconvolto la mente. Partivo da Acri con l’idea di finire in un posto grigio, pieno di nebbia e invece, appena sceso dal treno a Torino, sono stato avvolto dalla luce azzurra. Meraviglioso”.
L’arte piemontese l’ha influenzata? “No, sono stati i lavori di un piemontese, Vigin Roccati, artista chierese, scomparso nel 1966, a colpirmi. Ho scoperto le sue opere a metà degli anni Ottanta, durante uno dei miei primi viaggi a Venezia, nella casa-studio del gallerista Saetti. I quadri di Roccati mi hanno toccato profondamente, avevano un respiro internazionale”.
A Chieri uno dei suoi lavori più noti sono le vetrate per il Duomo. Chi le chiese di mettere mano al restauro? “Il commendatore Caselle. Mi conosceva da quando, ragazzo, lavoravo nella bottega vetraia. Inizialmente dissi di no, poi mi lasciai convincere. Fu un lavoro determinante per la mia vita artistica: fino al 1985 mi ero concentrato esclusivamente sulla pittura, non avevo più toccato il vetro”.
Dove ha trovato l’ispirazione per affrontare un restauro così complesso? “Mi ha guidato la “semplicità più semplice”. Inizialmente sono partito senza avere in mente un argomento specifico ma confrontandomi con il parroco di allora, don Gianni Carrù. Alla fine del restauro, durato 15 anni, ci siamo accorti che la quasi totalità delle vetrate toccava temi mariani, a cui il Duomo è dedicato”.
I “suoi” luoghi chieresi? “La città vecchia e il campanile a pagoda della chiesa di San Giorgio, che ritornano in tanti miei quadri degli anni ‘70-80. Ma c’è un’opera del 1987 “Ultima cena, tre luoghi dove vorrei vivere” dove dichiaro il mio amore per le città a cui sono legato: lo sfondo leonardesco dell’Ultima Cena ha tre pareti con immagini di Chieri, Venezia e Acri”.
Quali sono i colori di Chieri? “Il bianco e il rosso”.
Quali progetti sta portando avanti? “Sto preparando le mostre per l’anno prossimo: ci sarà un cambio dei colori della mia tavolozza e uno studio della tematica dell’accomunazione che ho affrontato per la prima volta con le opere presentate al Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide. La città è il primo grande esempio di democrazia: 4 persone di ogni città della Grecia vengono mandate per fondare Turi, nata dalle ceneri di Sibari. Prima erano le singole città a colonizzare i nuovi centri, le rivalità erano quindi continue mentre con questo sistema, questa mescolanza feconda di popoli e identità, le guerre cessano. Credo che l’idea di accomunanza sia decisiva per la nostra epoca: 500 anni fa in Africa le persone erano imprigionate e mandate come schiavi in America. Oggi il popolo degli Stati Uniti ha scelto Obama presidente”.

 
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