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Proprio da questo concetto e dal necessario bisogno di fare i conti con una realtà decisamente più pratica, come quella dell'industria cinematografica mondiale, si sviluppa il racconto della sfida ancestrale fra il girare pellicole per arte o per il far soldi. La Rabbia del protagonista nasce da qui, da quelle porte che vengono chiuse in faccia perché il proposito speculativo non è certo o non è messo al centro del lavoro. Si parla di scelte importanti in questo film: lottare e fare di tutto per raggiungere i propri obiettivi o abbandonarsi ad una logica che premia ciò che più fa cassa. Il suo protagonista la risposta la conosce qual è? "Sicuramente non arrendersi mai - racconta Louis Nero - e anzi riuscire, andando avanti con le proprie forze e con le proprie intuizioni, a inseguire unicamente i propri ideali. Nel film sarà un'azione estrema, suggerita da una frase di Bertold Brecht a dare una chiave a tutta la vicenda, mentre nella vita reale serve tirarsi ancora più su le maniche... ma la soddisfazione quando si fa tutto da soli è doppia". Infatti, scorrendo i titoli di coda, si nota che Louis Nero per preservare la propria arte ha contribuito facendosi carico di un lavoro artigianale oltre che artistico. Un lavoro e una passione apprezzata soprattutto dalle grande icone del cinema che hanno aderito al suo progetto, dando una grande testimonianza alla critica che il film solleva. A tal proposito abbiamo chiesto proprio a Franco Nero da dove nasce l'interesse, per chi ha già raggiunto le vette di Hollywood, di lavorare per le opere indipendenti: La Rabbia è un film che genera curiosità proprio perché riunisce un cast di grandi stelle per una produzione indipendente... E' merito della sceneggiatura, del regista o del messaggio che il film porta con sé? Quali sono i meriti del giovane regista, penso uno dei pochi in Italia capace di curare dalla sceneggiatura alla fotografia, dal montaggio alla regia e ancora alla distribuzione?
"Il cinema italiano oggi diciamo che ha un po' di febbre - racconta Franco Nero -. Purtroppo è un po' colpa della televisione, perché quando ero ragazzo io non esisteva e un autore era libero di fare il proprio film: parlava con il produttore, poi trovavano i soldi con le sovvenzioni regionali, coproduzioni con Francia, Spagna o Germania, poi c'era un venditore estero che dava un minimo garantito, perché poi il film si vendeva. Oggigiorno tutto questo non esiste perché il regista che vuole fare un film va dal produttore, che gli dice: questa scena é troppo forte, la televisione non l'accetterà mai, perché oggi il cinema si fa con i diritti d'antenna o con il Ministero, e per un giovane autore, è molto difficile avere libertà, quindi bisogna fare come Louis Nero. Louis Nero si scrive i film, se li dirige, se li monta, mette anche le luci e in più se li distribuisce. E allora è un piccolo genio". Nel film, il suo è un ruolo fondamentale. Un personaggio che porta sostegno e disillusione ma soprattutto che indica la via, non è così? "Il mentore è la guida spirituale di un giovane regista, che gli chiede consiglio per affrontare il mondo malvagio dell'industria cinematografica. Attraverso questo giovane regista, il mentore ricorda i suoi inizi di carriera; potremmo dire che il mentore e il regista sono due fasi dello stesso personaggio. Il film è un pò ispirato a Otto e mezzo, infatti c'è una scena in cui il mentore parla proprio con la sagoma di Federico Fellini. In comune con me, il mentore ha l'amore per i giovani registi. Io ho sempre cercato di aiutarli perché so quanto soffrono per fare un film, specialmente i film d'autore. Anch'io ho un figlio giovane regista e capisco tante cose e allora mi presto molto volentieri. Dico sempre: la vita mi ha dato tanto e sono in debito con la fortuna, perciò devo dare anch'io". Lei è un torinese che ha studiato e poi ha iniziato a lavorare a Torino. In questi 15 anni ha visto meglio degli altri costruire questa nuova identità di città del Cinema. Credi che si stia lavorando nella direzione giusta? "Ho molti dubbi sul fatto che Torino, nonostante le numerosissime produzioni, voglia lavorare per un cinema di qualità. Bisogna infatti aiutare di più i registi torinesi ad emergere. Questo film è dedicato proprio a loro forse, da un lato il messaggio è quello di non accettare compromessi quotidianamente perché poi non si esce più da certi vincoli, dall'altro li invito a non aspettare troppo tempo, ma a farsi avanti con le loro idee e con la loro voglia di realizzare perché fermarsi prima o rimandare all'infinito, non ha mai senso". |