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Luca Barbareschi

Nella sua lunga carriera Barbareschi ha vestito i panni di regista, sceneggiatore, conduttore toccando ogni aspetto del suo lavoro. Personaggio poliedrico e camaleontico ha iniziato lavorando negli Stati Uniti, collaborando con la Chicago Lyric Opera Theatre e studiando con maestri come Nicholas Ray, il regista di "Gioventù Bruciata", e Lee Strasberg, direttore dell'Actor's Studio, la celebre scuola da cui sono usciti Al Pacino e Rober De Niro. Personalità controcorrente (è uno dei pochissimi artisti italiani a definirsi apertamente di destra), odia i conformismi e le ipocrisie così di moda nel Belpaese.

Con la Casanova Entertainment ha prodotto "Zodiaco 2", andato in onda a febbraio su Rai Due. La serie, girata con il sostegno di Film Commission Piemonte, è un thriller parapsicologico, un giallo permeato di magia ambientato tra le vie di una Torino "diabolica" e le atmosfere rarefatte della campagna di Guarene e del Roero. Sul fondo si muovono i protagonisti: Massimo Poggio, il commissario incaricato delle indagini, e Antonia Liskova, vittima di strane visioni in cui vede materializzarsi le azioni del killer.

Cosa l’ha colpita nella sceneggiatura di Zodiaco? "E’ una bellissima storia, insolita per lo scenario italiano. E’ di un autore francese ma il copione è stato completamente riscritto. Sono contento che ad interpretarla siano stati due attori giovani. Sarà un segno di maturità o di vecchiaia ma non sono più invidioso quando scelgono un collega per girare una fiction così impegnativa. Oggi sono felice, appagato: uno dei lati positivi del mestiere di produttore è che ci si arricchisce lavorando con il talento altrui".

Quali attori ha scoperto? "Sono numerosi: tra i tanti mi piace ricordare Bianca Guaccero, che ha lavorato con me ne "Il Trasformista".

Com’è nata l’idea di diventare produttore? "Circa vent’anni fa ho fondato la Casanova Entertainment. Nel 2000 si sono aggiunti Susanna Bolchi e Aureliano Lalli-Persiani. Mi sono lanciato in questo settore perché ero consapevole che la mia carriera, anche se lunghissima, si sarebbe prima o poi conclusa. Fare il produttore è un modo per continuare il rapporto con il cinema e il teatro. Le difficoltà non mancano: mettere assieme gli attori, le risorse (il budget sfiora i 60-70 milioni di euro) è estremamente complesso. Acquistando i diritti delle opere ho però la possibilità di far conoscere al pubblico autori sconosciuti. Di alcune opere curo anche la traduzione e la sceneggiatura".

Cinema o teatro? Qual è il primo amore? "Sicuramente il teatro. Ho avuto la fortuna di imparare da grandi maestri. Penso a Giorgio Strehler, con cui ho lavorato al Piccolo di Milano, a Lee Strasberg, e a Roman Polanski, che ha curato la regia di "Amdeus", di cui ero protagonista".

Su quali progetti sta lavorando? "Nel 2008 abbiamo in preparazione "Italo Balbo", "Lo smemorato di Collegno", "Flaiano", "Nebbie e delitti 3". Sto anche pensando ad un film sui crack della finanza italiana. Questo purtroppo è un Paese dalla memoria corta, che soffre di Alzheimer, credo sia salutare ripercorrere gli scandali finanziari di questi ultimi tempi". Image

Uno scandalo che l’ha particolarmente impressionata? "Il broker francese che è riuscito a frodare qualcosa come 5 miliardi di euro. Guardando in casa nostra penso al caso Parmalat, una truffa che ha cancellato i risparmi della povera gente. Un fatto scandaloso".

La più grande soddisfazione della sua carriera? "Sono due: l’aver prodotto lo show televisivo "That’s amore", andato in onda per 110 puntate sulla rete americana Fox e l’essere stato scelto come protagonista del musical "Chicago". Ho debuttato nel 2006 al West Lend di Londra. Per due ore ballavo e cantavo in lingua inglese. Mi sono divertito moltissimo".

E’ difficile essere un attore di "destra" in Italia? "Io, a differenza dei "compagni" di sinistra, ho sempre scelto le persone in base al talento e non alla tessera politica, cosa che nel nostro mondo avviene raramente. Sono una persona onesta: pago le tasse e tutte le volte che la Finanza è venuta per un’ispezione nelle mie società non ha mai trovato nulla di irregolare, non ho mai ricevuto una multa, non sono mai fallito. Rispetto a molti miei colleghi non mi sono costruito un'immagine "buonista", penso che gli artisti non debbano essere giudicati per la loro "bontà" ma soltanto per la loro bravura".

Come si definirebbe? "Un artigiano del cinema. Amo questo lavoro in ogni sua sfumatura. Anche nelle produzioni cinematografiche mi piace creare un rapporto diretto con ogni componente: dal regista ai montatori, agli sceneggiatori".

 
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