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Laura Tonatto
Signora Tonatto come allena il suo naso per continuare a creare nuove essenze?
«Lo alleno ogni giorno, in continuazione: è questo il mio mestiere, lavoro con il mio naso sulle campionature che arrivano da tutto il mondo – Arabia Saudita, India, Egitto, Francia e ora anche dalla Bulgaria. Se una persona normale è in grado di riconoscere fino a mille essenze, un “naso” come me ne riconosce circa tremila ricordandole allo stesso tempo e abbinandole con gusto e stile».
Da dove prende ispirazione?
«Di volta in volta è diverso. L’altro ieri (fine agosto, ndr), per esempio, ho conosciuto il giardiniere di Italo Calvino, l’ottantaseienne Liberesu Guglielmi. Questo personaggio straordinario che ha curato con dovizia il giardino dello scrittore del dopoguerra per tredici lunghi anni e poi i bellissimi giardini di Cuba e del Brasile, mi raccontava che grazie all’olfatto riusciva a sapere se i soldati nemici erano vicini: sentiva infatti l’odore del tabacco e dei fichi gustati sotto gli alberi. Questo accordo molto particolare è uno spunto per il mio lavoro».
Dunque storie, ma anche letteratura e arte nel suo mestiere di profumiere?
«Certo. Penso all’arte di Caravaggio, alla letteratura di Nico Orengo con la sua opera “Di viola e liquirizia” e ad altri grandi autori che hanno ispirato il mio lavoro».
Cosa la colpisce di più di un profumo?
«La personalità e l’innovazione».
Cioè?
«Non entro mai in profumeria perché non voglio essere influenzata dal lavoro degli altri».
Quindi vuole restare al di fuori dei canoni della moda del momento?
«E’ così, del resto a me si richiede quello che non c’è».
Il suo lavoro è stato apprezzato anche dalla regina Elisabetta d’Inghilterra. Come ha pensato di stupire questa donna?
«E’ top secret!»
E allora chi sono gli altri personaggi di prestigio che si rivolgono a lei?
«Realizzo profumi su “misura” da ventitre anni per personaggi della moda, dell’arte, della letteratura e del giornalismo, ma nel corso della mia carriera la persona che più mi ha colpito è stata Ornella Muti, una donna apparentemente molto fragile, ma in realtà determinata che si è sempre disinteressata delle convinzioni abitudinarie, vivendo la vita profondamente. Lei s’intende di profumi e li conosce molto bene e per questo è molto bello lavorare insieme a lei: con questa donna ho un rapporto olfattivo molto profondo da più di venti anni».
Quale profumo aveva pensato per lei?
«Venti anni fa mi ha chiesto un profumo speciale: un profumo per essere riconosciuta dai suoi bambini e che potevano sentire sui suoi cappotti quando lei non era con loro. Ricordo che la sua richiesta mi aveva colpito e commosso molto».
Che profumo era?
«Era a base di ambra abbinata ai fiori e tutt’ora i suoi profumi posseggono questa caratteristica. Ornella Muti è la regina dell’ambra».
Lei ha fatto sposare l’arte, il cinema, la letteratura con i profumi. E’ possibile mettere insieme anche l’arte culinaria con i profumi?
«E’ indispensabile perché il gusto senza l’olfatto è inesistente. Penso per esempio ai vini che vivono di odori oppure ad un tartufo che senza il profumo diventerebbe una semplice patata».
Qual è, a proposito, il suo piatto preferito?
«Il “Condiglione” che è un tipico piatto ligure: è una piccola insalata fatta di pomodorini, acciughe, basilico, olive e per finire fico bianco stemperato: una delizia! Ma c’è un altro piatto che adoro: sono le pesche ripiene. Pensi che prima di partorire mia figlia ho mangiato una teglia intera di pesche ripiene!».
Qual è l’ingrediente del ripieno?
«È il classico, fatto a base di cioccolato, burro, amaretto, uovo e di Porto, quest’ultimo ingrediente ce lo aggiungo io rispetto alla ricetta tradizionale: in questo dolce ripieno c’è tutta l’arte della miscela… Ovviamente le quantità di ciascun ingrediente non gliele svelo».
Come lo descriverebbe allora questo piatto attraverso il linguaggio dei profumi?
«Avvolgente, sincero, ma soprattutto voluttuoso».
Qual è il segreto per diventare un bravo profumiere, ovvero quali sono le carte giuste?
«Tenere ben presente che il momento creativo è un minimo rispetto al lavoro rigorosissimo e pesantissimo che lo segue, lavoro che va seguito nei minimi particolari. Perciò non basta solo miscelare: questo mestiere richiede a chi lo vuole intraprendere molta serietà, severità e rigore verso se stessi. Le scuole poi sono molto importanti: fare il profumiere non è proprio una passeggiata. Infine, un’altra cosa importante è saper riconoscere che ci sono persone più dotate di altre in grado, per questo, di raggiungere carriere straordinarie».
Quale essenza consiglia ad una donna per un appuntamento romantico?
«Quella che le sta bene sempre: secondo me bisogna essere se stessi e non fingere mai».
E al lavoro, invece, quale fragranza, secondo lei, regala carica e benessere allo stesso tempo?
«Gli agrumati e i fioriti leggeri che non aggrediscono le persone: è importante rispettare lo spazio olfattivo degli altri».
Quando un profumo è invece perfettamente in armonia con la persona che lo “indossa”?
«Quando la fa stare bene. Un profumo non è perfettamente in armonia con la persona quando invece lo impone la pubblicità, lo detta la moda o lo si acquista solo perché si è sentito addosso ad un’amica».
Qual è il profumo che le fa ricordare la sua infanzia?
«Quello alla Rosa bulgara e che mia nonna aveva conservato in un flaconcino che teneva custodito in un armadio di una nostra casa di campagna».
E il suo profumo preferito invece?
«Non c'è, anche se mi piacciono molto gli ambrati e i fioriti».
Esiste, secondo lei, un profumo per ogni stagione?
«No. Bisogna sfatare il mito della fragranza estiva o invernale o del profumo maschile e del profumo femminile. Ho scoperto infatti che per l'uomo si addice bene anche la Tuberosa e per la donna il Sandalo o il Vetiver, note che penseresti esclusivamente per l’uomo».
Per questo autunno quali sono i progetti che ha “in cantiere” nella sua fabbrica dei profumi?
«Ne ho tantissimi. Penso alla “candela” molto ben profumata realizzata con colori e profumi particolari per l'Hotel Splendid di Portofino; ad un grosso lavoro per una multinazionale francese e a Pitti Immagine dove presenterò la mia nuova essenza dal nome “Solista”, un insieme di assolute di fiori. E poi ci sono anche i progetti della mia scuola di profumi, le lezioni sulla creazione dei profumi e la sezione di profumi che aprirò nel mio studio. E poi… le do un’anteprima per premiare la sua tenacia…».
Sono onorata: di che si tratta?
«Aspettiamo David e Victoria Beckham per la realizzazione della loro candela profumata».
Pensando invece a Torino, come definirebbe il suo profumo?
«Torino sa di ferro arrugginito, sa di foglie macerate nel ferro, sento l'odore della pavimentazione fatta di marmi, pietre e porfido, e sento l'odore del sole tenue che riscalda i palazzi di piazza San Carlo o di via Po. Per le strade sento odore di stile e di quella affascinante melanconia che è il volto di questa città».
E il profuno dell'amore come lo definirebbe?
Sorride «E chi lo sa...»
Qual è, infine, l’essenza, che va dritta al suo cuore?
«Mi piacciono tantissimo i fiori perché dietro a loro ci sono storie di popoli, culture e tradizioni. La Rosa resta tuttavia il fiore che amo in particolare. La Rosa rappresenta, come lo dimostrano le stesse scuole di profumiere, l’apice della scelta dell'inizio di una fragranza. Sempre».

LAURA TONATTO, PROFUMIERE D’ECCELLENZA: ALCUNE TAPPE IMPORTANTI

Ventenne, dopo la maturità classica Laura Tonatto studia e lavora con il maestro profumiere Hassan del Cairo.
Pochi anni dopo (nell’84) inizia la sua preziosa collaborazione con Serge Kalouguine della Parfumerie Fragonard di Grasse, e nel 1986 in via Brera a Milano crea i primi profumi “su misura”: tra i suoi clienti Ornella Vanoni, Elio Fiorucci, Lucia Locatelli, Francesco Totti, Luca Bucci, Asia Argento.
Nel 1992 crea la prima linea cosmetica “su misura” per l’attrice Ornella Muti. Segue la realizzazione nel ‘98 di una linea cosmetica per bambini per la stilista Pupi Solari, una linea cosmetica su misura per la campionessa di sci Isolde Kostner e una linea completa su misura per lo stilista Giorgio Armani.
Per Experimenta 2001 di Torino Tonatto progetta la sezione olfattiva interamente tradotta in Braille per i non vedenti. Nello stesso anno a Firenze, in occasione di Pitti Immagine presenta la sua linea "aura".
Con un progetto molto innovativo, Kérastase Paris, a luglio 2004 richiede a Laura Tonatto di formulare il marchio olfattivo per la marca più raffinata della multinazionale francese L’Oréal. A Milano, nello stesso anno, viene presentata “Musa” la nuova automobile firmata Lancia: atmosfera olfattiva made in Italy creata da Laura Tonatto per la prima auto profumata. Allo stesso tempo Rolls Royce le richiede uno studio per classificare “il profumo del lusso” della prestigiosa automobile progettata da Henry Royce.
Nel 2006 esce in libreria “Storia di un naso” lo straordinario talento di una creatrice di profumi. Il libro, scritto a quattro mani con Alessandra Montrucchio è pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Giulio Einaudi.
Laura Tonatto, oltre a tenere corsi sulla creazione dei profumi, a creare fragranze per la casa, la scorsa primavera è stata chiamata dalla Regina Elisabetta di Inghilterra per creare “su misura” la personale fragranza di una delle donne più potenti del mondo.

 



 
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