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di: Filippo Vernetti La rock band più “energetica” in circolazione torna con “Dannato Vivere”, album di 13 inediti, preceduto dal lancio del singolo “Brucerò per te”, già ai primi posti nella classifica dei brani trasmessi dalle radio. I Negrita si presentano sulla scena con un lavoro dal suono graffiante e già mordono il freno per il debutto live: a Torino i fan dovranno pazientare il 7 febbraio per il concerto al PalaOlimpico. Pau raccontaci come nasce “Dannato vivere”? “La gestazione è stata lunga, volevamo un disco che avesse un taglio diverso dagli ultimi due. Con questo lavoro ci siamo ripresi il sound degli anni ’80, quello della nostra adolescenza. L’abbiamo sempre avuto dentro, innato, ma ultimamente era sopito. Il titolo è stato deciso all’ultimo istante, appena prima di andare in stampa. È esaustivo delle riflessioni che sono scivolate dentro. Ci piaceva quell’esclamazione “Dannato vivere”: sa di rock and roll ma anche di imprecazione contro i dolori che la vita inevitabilmente ti presenta davanti. È la sintesi, estrema, di quello che l’album vuole trasmettere. I brani raccontano di rabbia, di energia, di sofferenza, di quando ti alzi con il sole in faccia. Sono contento che nei credits contenuti nel libretto che accompagna l’album ci siano anche i nomi dei nostri figli: il disco è come un diario che lasciamo in eredità a loro”. Dove l’avete registrato? “I bassi, la batteria e le basi sono stati registrati a El Paso, durante il tour dello scorso anno negli Stati Uniti mentre ai testi abbiamo lavorato nel nostro studio in Italia”. L’album esce a tre anni di distanza da Helldorado, disco di platino con oltre 70 mila copie vendute. Come mai un periodo di tempo così lungo? “Abbiamo voluto far decantare le emozioni di quel periodo. Un tempo necessario per guardarci attorno, domandarci chi eravamo, fare i conti con noi stessi. Quando lavoriamo a un disco non consideriamo il fattore tempo: vogliamo che i pezzi siano i più sinceri possibile, devono rispecchiarci. Non siamo delle macchine da marketing: volendo avremmo potuto cavalcare l’onda del successo di Helldorado, replicando le stesse sonorità ma non avrebbe rispecchiato il nostro mondo”. I Negrita sono una band composta da quattro musicisti, ognuno ha una personalità forte e marcata, qual è l’alchimia che vi unisce? “L’essere una band rock e poi l’amicizia, il rispetto che c’è tra di noi. Anche le litigate servono a unire. Sono poi fermamente convinto che non aver mai lasciato Arezzo ci abbia aiutati. Vivere in provincia, in una dimensione ridotta, è un toccasana. È anche uno stimolo a tenere le orecchie ben diritte per captare i segnali che vengono dal mondo. Se ci fossimo trasferiti in una metropoli come Roma, Milano o Bologna avremmo forse rischiato di autoisolarci, perdendo il collante che ci lega”. State preparando il tour: quando partirete con i concerti? “Il 31 gennaio 2012 da Firenze, abbiamo sei date nei palasport più grandi d’Italia. La dimensione live resta la base di tutto: è la medicina che unisce, solo sul palco dimostri di essere una vera rock band. Durante il tour negli Usa abbiamo suonato nei club, è capitato di esibirci in posti dove nessuno sapeva chi eravamo, in locali marci che puzzano di birra e sudore. È stato straordinario dopo le prime canzoni vedere la gente scatenarsi, ballare sui tavoli. È una benzina alta di ottani che ti serve per poi affrontare qualsiasi situazione. Anche quando suoni davanti a migliaia di persone c’è sempre, giustamente, un po’ di timore, non sarebbe neppure bello se non la percepissi. Da queste esperienze aggiungi convinzioni e motivazioni ad andare avanti, a vivere di musica. Dal 1994, anno dell’esordio discografico, abbiamo viaggiato protetti da una buona stella, è stata un’ascesa costante, non abbiamo fatto salti eclatanti ma siamo sempre andati in crescendo, passo dopo passo”.
“Con Dannato vivere ci siamo ripresi il sound degli anni ’80, quello della nostra adolescenza. L’abbiamo sempre avuto dentro, innato”
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