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di Filippo Vernetti Fantozzi è vivo e lotta con noi. Parola di Paolo Villaggio. “Il ministro Brunetta - ha esordito il comico ligure al Salone del Libro - non ce la farà mai a sconfiggere l’esercito dei fannulloni, ha di fronte un avversario terribile, in grado di sviluppare tecniche sopraffine pur di non fare un cazz... dalla mattina alla sera”. Nell’intervento ha ripercorso i 12 anni passati nella megaditta, elencando le diverse categorie di impiegati scansafatiche. “Appartenevo alla classe dei dormienti - continua -: lavorando all’archivio giornali ho scoperto che la carta dei quotidiani è molto più comoda dei materassi”. Tra pause caffè interminabili “Duravano un’ora - racconta -. Spesso dal fondo della sala uno iniziava a vantarsi: “Io sono 12 anni che non apro una pratica”. Alla dichiarazione, salutata da scrosci di applausi ed urla di evviva, ne seguivano altre, fino alla proclamazione dell’eletto” e metodi per concedersi un salutare tuffo in mare in orario d’ufficio: “Scavalcavamo il cornicione - spiega - entravamo nella fabbrica di bandiere vicina all’azienda e da qui correvamo verso la spiaggia. In caso di pericolo il bagnino alzava bandiera rossa: con i vestiti bagnati addosso ci presentavamo a rapporto dal capo” la vita di migliaia di impiegati scorreva lieta: “Erano - argomenta - abbastanza felici: si accontentavano del tranquillo menage familiare: avevano mogli orribili e non resistevano alla tentazione di corteggiare le signorine Silvani di turno”. Lo “tsunami” economico e tecnologico ha cancellato anche questi piccoli piaceri: “Siamo fottuti - afferma -: India e Cina ci stanno inesorabilmente inghiottendo. In Oriente venderanno auto a 1000 euro, in Italia per una Punto ce ne vogliono 10 mila. Io non credo alla favola della generazione bamboccioni: la realtà, amara, è che manca la speranza nel futuro”. Passato indenne all’11 settembre, al crollo della I Repubblica, a campionati di calcio taroccati il modello Fantozzi è in voga anche nell’Italia odierna. “Riconoscerli è facile - afferma - hanno tutti i capelli ricci, portano orecchini, tatuaggi, jeans stracciati (li comprano così) e strani occhiali da sole”. Consegnato l’inossidabile ragioniere alla storia e alla letteratura, Villaggio svela il dna dei comici autentici: “Per farci ridere - sostiene - devono toccare le corde dell’animo umano che più ci riportano al periodo dell’infanzia. Anche il rapporto con il sesso è importante: tutti i grandi, da Stanlio e Olio a Totò, sono a-sessuati: desiderano il mondo femminile ma non si avvicinano mai in modo esplicito”. Ferreo frequentatore di salotti, “A Roma - svela - anche tra gli intellettuali ormai si parla solo più di Totti e ristoranti”, diventa implacabile nella denuncia dei mali della televisione: “Almeno quella pubblica - argomenta - dovrebbe fare cultura, parlare di libri,... in gioventù ho passato delle serate bellissime in compagnia degli amici a discutere di romanzi”. L’ultimo pensiero è per Fabrizio Dè Andrè, il compagno di mille avventure, volato via troppo presto. “L’ho incontrato - conclude - l’ultima volta a Milano, all’ospedale San Raffaele. Era irriconoscibile, senza capelli, provato dalle cure. Ho provato a dissimulare il mio dolore. Mi ha detto: “Quando parlerai di me in pubblico non voglio che mi ricordi come un cantautore o un menestrello ma come un poeta”. Il più grande di tutti.
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