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di Attilio Celeghini Ne “Il bandito e il campione” è Agostina, la fidanzata di Girardengo: una ragazza, come commenta lei stessa, “dolce e romantica, molto simile ai personaggi che spesso interpreto”. In effetti ancora oggi tante persone fermano Sarah Maestri per strada chiamandola con i nomi di Virginia, il personaggio di “Centovetrine” che l’ha lanciata, e Anita, una delle migliori amiche del protagonista di “Notte prima degli esami”. Infondere emozioni positive sta diventando la specialità di questa trentunenne nata a Luino, volto tra i più promettenti della nuova generazione di attrici italiane. Un talento non solo circoscritto al piccolo e al grande schermo ma anche alla letteratura: basta vedere il successo del suo romanzo autobiografico “La bambina dei fiori di carta”, dove Sarah racconta la sua infanzia trascorsa in ospedale a causa di una malattia. Come dobbiamo definirti? Attrice, conduttrice radiofonica o scrittrice? “Una persona, innanzitutto. E come un arcobaleno, ogni persona è fatta di colori diversi. La recitazione ce l’ho nel Dna, è da quando sono bambina che sogno di fare l’attrice. In radio mi piace lavorarci per il contatto immediato con le persone”. E il libro? “Scriverlo è stata un’esperienza totalizzante. Non è un saggio, ma una storia semplice, scritta col cuore. Pensavo potesse colpire solo i giovani, invece mi fermano e ringraziano persone di tutte le età. Lo leggono anche nelle scuole”. Cosa ti ha spinto a raccontare, per la prima volta, una vicenda così personale? “Tutto è iniziato ad un convegno, dove parlavano i “medici col sorriso”. Sentendo le loro testimonianze, mi sono commossa e ho iniziato a buttare giù delle righe dietro uno scontrino del bar. Per i successivi venti giorni ho scritto, giorno e notte. Era come se un tappo si fosse schiuso, facendo uscire tutto fuori, di getto”. È vero che da piccola volevi farti suora? “All’oratorio ero affascinata dalla figura del prete: quest’uomo che parlava e gesticolava dall’altare, gli occhi della platea su di lui. Iniziai a imitarlo, recitavo a memoria la messa. Siccome però il sacerdozio è vietato alle donne, pensavo di farmi suora. Per fare il chierichetto ho dovuto tagliarmi i capelli per somigliare ad un maschietto: il prete mi chiamava Luca”. Come ti sei trovata nei panni di Agostina? “È la prima volta che interpreto una figura realmente esistita e questo mi ha dato un po’ d’ansia”. Passi con facilità dalle commedie giovanili ai film indipendenti. Come ci riesci? “Semplicemente, perché mi piace recitare. Detesto gli snobismi. Conosco attrici che, raggiunto il successo, rinnegano i loro inizi in una soap opera. Io sono orgogliosa di essere stata una protagonista di “Centovetrine”. Quanta falsità e invidia gira nel mondo dello spettacolo? “È popolato da gente buona e cattiva, come in qualsiasi altro luogo di lavoro. L’importante è come lo si vive. Io ho amici dentro lo spettacolo e moltissimi amici fuori, mio padre è fisioterapista e mia madre casalinga: sono le ancore che mi tengono con i piedi ben per terra”. Hai lavorato molto a Torino. Cosa ti affascina della città? “Le luci. La sera, quando giro per il centro, mi fermo a guardarle meravigliata. Ma quanto spenderà il Comune in elettricità?”. Hai detto che uno dei tuoi sogni è farti una famiglia. Non temi che un mestiere come questo possa crearti delle difficoltà? “Quando sarà il momento farò delle rinunce. Sarebbe egoistico desiderare di crescere dei figli e stare via di casa per settimane per lavoro”. In questo momento c’è qualcuno nella tua vita? “Non ho un compagno. Per adesso non mi è stato ancora designato. Ma sento che mi manca una persona al mio fianco”. Qualche ammiratore non si è fatto mai avanti? “La celebrità mica è un viatico per trovare la persona giusta. Gli ammiratori arrivano, attratti dalla persona famosa, poi rimangono delusi nel vedere che sei una ragazza come le altre, che richiede le stesse attenzioni di tutte. E fuggono. E così rimani come la signorina meraviglia: tutti la vogliono, e nessuno se la piglia”.
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