di Attilio Celeghini Trecento, un numero intriso di eroismo poiché, secondo la leggenda, tanti furono i guerrieri greci che riuscirono nell’epica impresa di fermare lo smisurato esercito persiano alle Termopili. Oltre che nel nome il destino evidentemente passa anche dalla matematica, perché la stessa cifra l’ha iscritta, tra gli score più significativi della sua straordinaria carriera, uno che di battaglie se ne intende, Alessandro Del Piero. Pure nel cuore di una delle stagioni più tormentate per la sua Juventus, il Capitano non ha perso l’affetto dei suoi tifosi: che difatti si sono presentati in massa all’appuntamento al negozio sportivo Cisalfa di Moncalieri per la presentazione del nuovo modello di scarpe Adidas, marchio di cui Alex è testimonial da sempre e, in contemporanea, per festeggiare il traguardo dei suoi 300 gol da professionista. Stuzzicato dall’attore Pippo Lorusso, che lo ha introdotto come “un campione con una carriera che avrebbe fatto andare fuori di testa i creatori di Holly e Benji”, Alex ha sfoderato, come da abitudine, il consueto mix di ironia e disponibilità e ha risposto alle curiosità poste dai blogger dei siti a tinte “bianconere”, a cominciare dai gol in maglia juventina cui è maggiormente affezionato. Il bomber ha ricordato lo strepitoso tap-in contro la Fiorentina, il 4 dicembre 1994, e la rete contro il Piacenza, nel 2003, quest’ultima particolarmente significativa perché realizzata nei giorni dopo la morte dell’Avvocato Agnelli. Non poteva mancare un accenno ai due gol, a detta di molti, più belli e importanti della sua carriera: quello segnato al River Plate nel ‘96, nella finale di Tokyo della Coppa Intercontinentale, e quello della semifinale contro la Germania nei Mondiali del 2006, entrambi indirizzati nella cosiddetta “zona Del Piero”, l’angolino sotto il secondo palo. Nemmeno il rigido silenzio stampa imposto dalla società ai giocatori ha frenato il suo pensiero su una delle questioni più spinose per il popolo della Vecchia Signora: mentre sullo schermo scorrevano le immagini dell’impressionante palmarés del Capitano, un presente in sala ha contestato l’immagine riportante sei scudetti (cinque, più uno revocato dopo Calciopoli). “È vero”, ha prontamente aggiunto Alex: “Sono sette, e sette rimangono...”.
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