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Mario Biondi

 

Ascolti la sua voce e pensi subito ad un artista americano di colore, con quel timbro profondo alla Barry White, che arriva dritto all’anima. Invece, con sorpresa ed orgoglio, scopri che si tratta di Mario Biondi, cantante e compositore italiano, nato e cresciuto a Catania, da cui ha iniziato a muovere i primi passi della sua folgorante carriera. Biondi come il cognome usato dal padre (il cantante Stefano Biondi ndr).
Un bambino prodigio, che a soli 12 anni inizia ad esibirsi nelle piazze in giro per l’Italia, sino ad arrivare – dal 1998 – a fare da spalla ad importanti esponenti musicali dell’epoca, tra cui Ray Charles. Da sempre grande fan ed “ascoltatore” di musica jazz e soul, esibisce presto un particolarissimo e profondo timbro vocale, che tanto ricorda artisti del calibro di Lou Rawls, Al Jarreau e Isaac Hayes. L’inglese è la lingua “scelta” sin dagli esordi e la svolta, quella vera, arriva nel 2004 grazie al singolo This is what you are, che il famoso dj inglese Norman Jay inserisce a sorpresa nella scaletta del suo programma in onda sulla BBC1, permettendo alla voce di Mario di conquistare l’intera Europa, Italia compresa, che scopre così un talento nostrano, che tutto il mondo le invidia. Nel 2006 incide il suo primo album Handful of Soul, con gli High Five Quintet, che, dopo soli tre mesi, lo porta a conquistare tre dischi di platino.
Nel 2007 e nel 2009 partecipa per ben due volte come ospite al Festival di Sanremo, duettando – la prima volta – con Amalia Grè e nel febbraio 2009 con Karima Ammar (in gara nella sezione giovani) nella canzone Come in ogni ora accompagnati al pianoforte da Burt Bacharach.
Mario Biondi vanta al suo attivo numerosi premi e riconoscimenti ed importanti collaborazioni musicali tra cui Renato Zero, che lo sceglie per un duetto nel brano Non smetterei più, contenuto nel nuovo album Presente, Ornella Vanoni, i Neri Per Caso ed infine il produttore e deejay Mario Fargetta. Protagonista anche di grandi eventi live con artisti di fama internazionale dai Tower of Power a Dionne Warwick, da Burt Bacharach a Joe Sample & The Crusaders, da Carol Welsman a Michael Baker, da Michael Bolton ad Anggun.
Il 6 novembre scorso vede la luce il suo nuovo album “If”, anticipato dal singolo “Be Lonely”, contenente 12 inediti e tre classici della musica rivisitati in tipico stile “Biondi” ed al momento della nostra intervista, lo stesso Mario ci confessa che, in termini di vendita, sta raggiungendo il terzo disco di platino. Un grande risultato, in un periodo come questo, caratterizzato dalla predominanza del download digitale. Ed ora, alla soglia della partenza del suo nuovo SPAZIO TEMPO TOUR - la prima data il 29 marzo al Teatro degli Arcimboldi di Milano – lo abbiamo incontrato ed abbiamo scoperto un artista, innamorato della musica, diviso, senza ripensamenti, tra palco e realtà (come direbbe una famosa canzone del Liga ndr).
Stai per partire con un nuovo tour, dopo la pubblicazione di “If”, il tuo ultimo album.
Tra i nuovi brani, hai una canzone preferita o che senti ti rappresenti maggiormente?
Veramente mi rappresentano tutte, in quanto sono state scritte personalmente da me, in collaborazione con i miei musicisti. Forse, però, pensandoci bene, mi ritrovo molto in “Cry Anymore”.
Per i tuoi live hai già in mente una scaletta o seguirai le reazioni del pubblico?
No, ho già preparato una scaletta che andrà dal mio cavallo di battaglia “This is what you are” a “Rio de Janeiro Blues”, da “Be Lonely” a molto altro. Sarà uno show lungo ed intenso, in cui spazierò dai miei successi del passato alle track del mio ultimo album. Ci sarà una struttura particolare che ospiterà una band jazz ed una soul-funk, che daranno vita ad una sfida, incontrandosi nella musica.
Durante questa sfida tu sarai con loro sul palco?
Si, assolutamente, non li lascerò soli. Mi piace essere sempre presente quando la musica dà spettacolo.
So che hai una famiglia molto numerosa. Come riesci a conciliare la carriera con il tuo ruolo di padre?
Si , in effetti, sono padre di sei bambini (sorride ndr). Per me è importante non solo la quantità di tempo da dedicare a loro, ma soprattutto la qualità. La mia famiglia spesso mi segue, viene alle prove, ai miei concerti. Poi, anche durante i tour, cerco di ritagliarmi dei periodi da trascorrere con loro.
A volte, alcuni artisti o mancati tali, si nascondono dietro la scusa della famiglia. Dicono che se uno ha una famiglia da seguire è limitato in tante cose. Io, invece, sono l’esempio vivente che, se si vuole, si può fare tutto: fare quello che più si desidera nella vita, avendo anche una numerosa prole alle spalle. Anzi, l’avere l’appoggio dei tuoi cari, è un bene prezioso per noi artisti, come, credo, per chiunque.
Mio padre, ad esempio, era un ispettore per una famosa casa di moda italiana e anche se trascorreva lunghi periodi fuori casa, non ci ha mai fatto mancare il suo appoggio, è stato e lo è ancora un padre meraviglioso.
Il tuo amore per i bambini si è visto anche quando hai partecipato, come ospite, agli show televisivi dedicati ai piccoli cantanti. Cosa ti ha colpito di più di questa esperienza?
Il fatto che ci siano così tanti bambini veramente pieni di talento. Ad esempio, durante le prove di “Be Lonely” mi ha colpito tantissimo il giovane Cristian Imparato, un talento, per la sua giovane età, veramente fuori dal comune.
Tornando a parlare del tuo nuovo album, quando e dove è nata l’ispirazione per le tue canzoni?
L’ispirazione mi coglie in momenti impensati. Ti faccio un esempio: una volta ero in aereo e lì mi è venuta in mente una bellissima canzone, però non potevo ne registrare sul telefonino - dovevo tenerlo giustamente spento – ne’ avevo con me un pezzo di carta. Così ho preso un sacchetto di quelli di servizio e ho scritto lì sopra. Poi mi è capitato ancora mentre ero sotto la doccia a Palermo e in quell’occasione è nata “No mo’ trouble”. Ancora, durante alcune prove a teatro ho avuto l’idea di “I wanna make it” oppure in auto è stata la vota di “If”.
In “If” troviamo anche tre splendide cover. Perché la tua scelta è ricaduta proprio su questi brani?
“Winter in America” (cover del brano di G. S. Heron ndr) mi piace molto perché tratta un tema politico importante: i diritti dei neri negli Stati Uniti d’America. “Little B’s Poem” (cover del brano di R. Hutcherson ndr) l’ho scelta perché in quel periodo io e mia moglie eravamo in attesa del nostro ultimo figlio. Quindi le parole Little B, mi ricordavano che era in arrivo un piccolo Biondi, un little B. “Serenity” (titolo originale “Sudden Senility” di H. Geller ndr) invece mi è stata fatta ascoltare dal deejay Bruno Bolla.
Troviamo anche “Something That Was Beautiful”, brano scritto per te dal grande Burt Bacharach. Come è nata questa collaborazione?
Un anno fa ho conosciuto Bart Bacharach durante un concerto al Teatro degli Arcimboldi a Milano. Con mio grande onore, ha apprezzato la mia musicalità e ha scritto per me questo splendido brano. Un mio sogno che si è avverato.
Parlando di sogni che cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere una carriera come la tua?
Consiglio di farlo solamente se si ama veramente la MUSICA. Non farlo mai per dimostrare qualcosa a qualcuno o pensando subito al successo, al denaro. Chi comincia così ha vita breve. Le delusioni peggiori sono quelle prese sotto gamba. Ci vuole dedizione e impegno. Il talento solo non basta. Bisogna anche avere la “testa”.
Ci sono troppi talentuosi che si sono bruciati. Non basta essere famosi: ci vuole una bella “testa” – ripeto – e tanto cuore. E’ necessario sposare la musica.
Quando hai capito, per quanto riguarda la tua personale esperienza, di avercela fatta?
Io, personalmente, ho raggiunto il successo all’età di 35 anni. Ho pensato che ce l’avevo fatta, o meglio che avevo raggiunto un certo grado di successo, quando hanno iniziato a parlare di me le radio e i giornali.
Sono felice di aver raggiunto l’apice della notorietà a quell’età, perché a volte, quando si diventa famosi molto presto, non si hanno gli strumenti giusti per gestire il successo. Per me è stata molto importante la gavetta.
Qual è stato il tuo primo live più importante e sentito?
Sicuramente quando avevo 12 anni e mi sono esibito di fronte ad un pubblico immenso nella mia Sicilia.
Mi tremavano le gambe.
Com’è Mario Biondi come persona?
Avendo una prole che va da un anno e mezzo fino ai 13 anni, mi considero sicuramente una persona paziente. E’ nella mia natura: lo sono anche con le persone che collaborano con me e sicuramente è importante lavorare serenamente.
Sei stato a Torino alcune volte in occasione dei tuoi concerti. Come l’hai trovata?
Si sono stato in questa città circa due anni fa. E’ molto bella ed il pubblico torinese è tra i miei più grandi sostenitori. Ho un ricordo particolare legato a Torino, di quando negli anni ’70 venivo da piccolo a trovare mio zio che abitava a Torino, nella sua casa di “ringhiera”, come la chiamavo io. Poi sono stato anche in provincia di Cuneo, quando venivo con mio padre, per l’appunto, per il suo lavoro che lo portava spesso in Piemonte. So di un festival jazz da quelle parti, dove hanno esposto un grande manifesto con la mia foto.
Per finire, quali sono i tuoi progetti futuri?
Sicuramente tra i miei progetti futuri, il mio tour SPAZIO TEMPO e la distribuzione del mio album “If” anche in Giappone, Stati Uniti d’America, Francia ed Inghilterra. Pensa che gli Americani comprano i miei vinili, attraverso AMAZON (portale di vendita on-line ndr) a 75 $ la copia! Il mio unico rammarico è sentire parlare sempre degli italiani come i cugini minori di qualcuno, ma questo non è assolutamente vero, noi non siamo secondi a nessuno.

Che dire, un artista italiano che – pur avendo avuto successo prima all’estero che in patria – non ha dimenticato le sue radici!
29 marzo Milano Teatro degli Arcimboldi SOLD OUT
30 marzo Milano Teatro degli Arcimboldi
2 aprile Roma Gran Teatro
14 aprile Catania Teatro Metropolitan
19 aprile Napoli Teatro Augusteo SOLD OUT
20 aprile Napoli Teatro Augusteo
24 aprile Bari Teatro Petruzzelli
27 aprile Firenze Teatro Verdi
3 maggio Cesena Nuovo Teatro cari sport
5 maggio Bologna Auditorium Teatro Manzoni
7 maggio Genova Teatro Carlo Felice
8 maggio Torino Teatro Colosseo
11 maggio Trieste Teatro Rossetti
14 maggio Padova Gran Teatro

 
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