|
di Attilio Celeghini Piccole donne di successo crescono. Il suo percorso mediatico potrebbe quasi evocare quello di Jean Pierre Léaud, l'attore feticcio di Francois Truffaut, il regista che di fatto ne immortalò i passi dell'esistenza sul grande schermo, dall'adolescenza all'età adulta, a partire dall'immortale "I quattrocento colpi". Il primo scossone alla scena musicale italiana, Elisa lo diede, invece, ad appena diciannove anni. Il suo album d'esordio, "Pipes & Flowers", interamente cantato in inglese - scelta, forse, inevitabile per una cresciuta con Otis Redding, Aretha Franklin, Beatles, Madonna e Michael Jackson - fece scoprire il talento cristallino di questa ragazza di provincia minuta e ancora acerba, ma già tostissima. L'Italia, giubilarono i critici, ha trovato la sua Bjork, un punto di rottura nello scialbo scenario discografico nazionale, tutto sole, cuore & amore. Nel corso dei successivi tredici anni, l'abbiamo vista ragranellare successi (come la vittoria nel 2001 a Sanremo con "Luce"), rafforzarsi in personalità, nei numeri (quasi due milioni di dischi al suo attivo) e affinare la sua caratura artistica. E oggi, Elisa ha aggiunto altri importanti traguardi al suo tragitto professionale e privato. Capofila della schiera delle artiste femminili più amate, un nuovo album, "Heart", molto profondo, rock e maturo, e - soprattutto - mamma felice: di Emma Celine, avuta dal suo compagno, nonché chitarrista della sua band, Andrea Rigonat. Sì, la ragazza di Monfalcone che "voleva far sognare il mondo con la musica", come canta nella bellissima "Qualcosa che non c'è", è davvero cresciuta. Com'è cambiata la tua vita dopo la maternità? "E' cambiata moltissimo, ma ne sono felice perchè la ragione di questo cambiamento è mia figlia. Quello che mi dà Emma non è paragonabile a niente di tutto quello che ho avuto finora". In cosa si distingue il tuo nuovo lavoro "Heart" da "Pearl Days", l'ultimo tuo disco di inediti? "In "Heart" mi sono occupata insieme ad Andrea Rigonat (con cui ho co-prodotto l'album) di tutti gli arrangiamenti e di ogni particolare. Ho messo le mani su tutto. Per "Pearl Days", invece, mi ero affidata alla produzione di Glen Ballard, limitandomi a curare solo l'aspetto compositivo e l'interpretazione delle canzoni, e solo in parte collaborando agli arrangiamenti. Sono due lavori abbastanza diversi". Nel mezzo, ben cinque anni di attesa. "Heart" ha avuto una lavorazione lunga perché è stato pensato nei minimi dettagli. Ogni cosa è voluta e c'è poco di casuale. Ho riflettuto a lungo sui brani da inserire. "Pearl Days" ha avuto una gestazione molto più breve e istintiva. Inoltre, il nuovo album ha un sound che mi appartiene e rappresenta molto, mentre il precedente risentiva di molte influenze americane". La nascita di Emma ha influito nella composizione delle canzoni? "Sicuramente. Ma non ci ho pensato molto, è stato spontaneo e non me ne sono ancora accorta. Credo che ne vedrò l'effetto solo tra molto tempo e non è detto nemmeno che riesca a vederlo. Per le persone che mi stanno vicine è molto più facile accorgersi di questi miei cambiamenti. Vivo ancora in uno stato di incoscienza felice". Ti capita mai di rivedere i tuoi esordi? Su Youtube gira la tua ormai famosa esibizione al Karaoke di Fiorello, a Gorizia, nel 1992... "La cantante che avevano scelto per interpretare il brano aveva la febbre e mi chiesero in extremis di sostituirla. Un'emozione incredibile, avevo provato molto, ma ero ugualmente terrorizzata perchè avevo imparato la canzone all'ultimo momento...". Hai già avuto modo di visitare Torino, dove ti esibirai a maggio in una tappa del nuovo tour? "Sono molto felice di ritornare al Palasport. Questa città mi è sempre piaciuta, le volte che ci sono stata mi sono sempre divertita. Il pubblico è uno spasso, con loro si fa una gran festa e hanno energia da vendere". In "Luci a San Siro" Vecchioni chiede alla sua Milano: "Facciamo un cambio/ prenditi pure quel po' di soldi /quel po' di celebrità /ma dammi indietro la mia seicento, i miei vent'anni e una ragazza che tu sai". Tu cosa chiederesti alla tua Monfalcone? “...La mia Diane, i miei vent'anni e gli amici che tu sai”. La canzone che avresti voluto scrivere tu e perché? "Ogni volta che me lo chiedono dico sempre canzoni diverse, a seconda del periodo. In questo momento rispondo "High and Dry" dei Radiohead, per la capacità di descrivere uno stato d'animo legando per sempre una melodia a un testo, e viceversa". E se un giorno tua figlia ti chiedesse di partecipare ad un talent show? "Probabilmente mi metterei a piangere. Sarei preoccupata, è molto difficile gestire tutta quella esposizione mediatica. Lo accetterei solo se Emma avesse almeno 45 anni... Scherzo, naturalmente".
|