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Di Carlo Griseri Il reportage di questo mese tratta la ‘Torino dei crimini’ e ci è parso interessante trascorrere il tempo di questo ‘Caffé’ con lo psichiatra più noto della tv, Alessandro Meluzzi, torinese d’adozione, commentatore puntuale di fatti di cronaca come di eventi mondani e appuntamenti del piccolo schermo (con ‘preferenza’ per i reality). “Tra i tanti delitti di questi ultimi anni quello che più mi ha colpito è senza dubbio l’omicidio del piccolo Samuele a Cogne. Un po’ perché vi ho lavorato (sono stato per un certo periodo tra i consulenti della difesa) ma soprattutto perché vi si ritrovano tutte le caratteristiche più interessanti di un caso simile: l’eterno mistero della madre ossessiva, quello di Medea, con l’amore materno inquinato dal sospetto, e poi la ricostruzione caotica degli inizi e, da non dimenticare, l’assoluta riluttanza da parte di Anna Maria Franzoni a una benché minima confessione. Fatto che ha portato molti dubbi anche a me sulla sua colpevolezza”. L’appeal che i fatti di sangue hanno sul grande pubblico è innegabile e i media da qualche anno stanno seguendo questa ‘insana’ passione: “Sa come si dice: soldi sangue e sesso fanno la fortuna di un editore”. In televisione e sui giornali, Alessandro Meluzzi è ormai un nome di riferimento quando si tratta di spiegare i comportamenti umani: “Sono uno psichiatra e, come diceva Seneca, nulla di ciò che è umano mi è estraneo”. Ospite quasi fisso di numerose trasmissioni, sulla Rai (L’Italia sul 2) come su Mediaset, (Pomeriggio 5) Meluzzi ha dato alle stampe nei mesi scorsi la sua autobiografia, "L'infinito mi ha cercato" (edizioni Piemme), scritta con Paolo Gambi. Un libro che ripercorre la vita di ‘un uomo che correva alla ricerca di sé tra continenti geografici – dal Tibet all’America Latina – e magmatici orizzonti culturali’, dall’infanzia trascorsa fra la parrocchia francescana e i rosminiani, fino agli anni giovanili nelle file del PCI; dalla carriera di psichiatra alle vicende che lo hanno portato in Parlamento; dall’esperienza massonica ‘al ritorno più pieno nella Chiesa cattolica’. La sua fama ha anche risvolti negativi: “Spesso purtroppo mi capita di essere fermato per strada da gente che vuole un mio parere su ogni cosa, ma io non ho un’opinione su tutto. In questi casi cerco di attenermi al ‘comma 1’ che ogni persona dovrebbe seguire, mi affido al buon senso”. Meluzzi, un passato in politica come deputato e senatore negli anni ’90 per due legislature, è napoletano di nascita ma torinese d’adozione (“Vivo qui da oltre mezzo secolo ormai”, racconta). Un legame, quello con Torino, molto forte: “E’ una città che educa alla serietà. Si può dire che, se sulla Luna non c’è la forza di gravità, qui a Torino c’è, ed è doppia: bisogna darsi molta spinta con i piedi per fare un salto. Mi viene in mente il maratoneta ceco Zatopek, che era solito allenarsi con addosso dei pesanti abiti militari, così quando in gara si vestiva leggero volava rispetto agli altri corridori. Torino ha quest’effetto, perlomeno su di me, dandomi una forza maggiore per affrontare le sfide che mi trovo di fronte”. Qual è il suo libro preferito? Ne ho due, in questa sequenza: "Il Vangelo - Nuovo testamento" e l'opera omnia di Borges. E il suo cibo preferito? La piadina romagnola con i sardoncini, le alici arrostite. C'è un oggetto che si porta sempre dietro? Sì, un piccolo rosario di legno che arriva dalla chiesa di San Martin de Porres di Lima, uno dei primi santi indio. Lo scorso 16 gennaio Alessandro Meluzzi ha presentato a Casa Olimpia di Sestriere il suo nuovo libro, "Uomini e donne. Naufraghi del millennio" (Aliberti Edizioni). In questo testo o psicoterapeuta si cimenta nel compito di scandagliare le incomprensioni, le follie e le bizzare dinamiche che caratterizzano il rapporto fra i sessi. i naufraghi del Terzo millennio sono gli uomini e le donne che navigano su zattere separate, persi in un mare magnum di contraddizioni e con scarsi segni di riconoscimento.
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