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JEAN CLUADE BLANC

 

La Juventus parla francese. Il 27 ottobre 2009 il cda ha nominato Jean Claude Blanc alla presidenza della società. Oltre ad guidare il club più titolato d'Italia, ricoprirà anche i ruoli di direttore generale e amministratore delegato. Originario di Chambery, 46 anni, in passato è stato direttore delle cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Albertville, general manager di Amaury Sport Organization (società organizzatrice dei maggiori eventi sportivi d'Oltralpe), direttore della Federazione Francese di Tennis. Nel giugno del 2006, anno della retrocessione in serie B, viene chiamato a ricoprire la carica di amministratore delegato della Juventus. Nell'intervista Blanc ritorna su alcuni temi caldi della sua presidenza: lo stadio di proprietà, progetto che ha seguito in prima persona, e il fair play finanziario.
Si ispirerà a quale presidente del passato? “La storia della Juventus è stata segnata da grandi presidenti a cui guardo con ammirazione nella convinzione di poterne ripercorrere le orme. Negli ultimi tre anni ho lavorato a stretto contatto con Giovanni Cobolli Gigli, ma ho anche conosciuto Giampiero Boniperti e Franzo Grande Stevens di cui apprezzo le grandi qualità carismatiche e la grande eleganza”.
La prima reazione che ha avuto quando le hanno chiesto di diventare amministratore delegato della Juventus? “È stato un incarico che ho accettato con entusiasmo, perfettamente conscio della suo peso”.
Prima di venire a Torino era tifoso di quale squadra? “Del Saint-Etienne, ma ho sempre seguito la Juventus soprattutto dall’arrivo di Michel Platini”.
Il momento più difficile che ha dovuto affrontare? “Non saprei indicare un momento su tutti, ma credo che la scomparsa di Alessio e Riccardo, in quel tragico 15 dicembre di 3 anni fa, fu uno dei momenti più difficili e drammatici che io abbia mai affrontato”.
Il suo motto? “L’impegno, l’umiltà e la dedizione pagano sempre”.
Come intendete valorizzare i giovani del vivaio? “Crediamo molto nel valore del settore giovanile e i risultati ci danno ragione. Marchisio, De Ceglie e Giovinco sono la dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto e di un ambiente sano in cui si propone un percorso di crescita basato sul senso del sacrificio e sul confronto continuo con la prima squadra. Proprio in quest’ottica abbiamo avviato i lavori di ammodernamento del nostro centro sportivo per accogliere tutte le squadre, dai pulcini alla Primavera, in un’unica struttura in cui, settore giovanile e prima squadra sono collegati da un corridoio che simboleggia la crescita sportiva e personale di ogni atleta”.
Ha affermato "Lo stadio della Juve vuole cambiare la cultura in cui vive il calcio italiano". Come? “Il nuovo stadio sarà una realtà rivoluzionaria. Sarà un impianto aperto sette giorni su sette, a disposizione delle famiglie con il museo, lo stadio e il centro commerciale e i suoi negozi tra cui lo Juve-Store, e sarà la casa degli sportivi italiani e dei tifosi bianconeri che potranno vedere la partita in uno stadio sicuro e senza barriere. Ormai da tempo abbiamo sperimentato l’abbassamento delle barriere che, allo stadio Olimpico, delimitano il recinto di gioco e i nostri tifosi hanno risposto in maniera assolutamente positiva”.
Come dovrà essere il calcio di domani? “Sarà un calcio sostenibile, più attento agli ingaggi e al rispetto delle regole finanziarie, come imposto dal Uefa. Un impegno che la Juventus ha accettato ormai da tempo grazie a una gestione oculata delle proprie risorse”.
Ci sarà ancora spazio per società che non hanno i conti in regola? “La Juventus promuove il concetto di fair play finanziario: nessuno dovrebbe poter spendere di più di quanto incassa. Noi siamo già nel futuro, tanti altri non ancora. Il Uefa ha stabilito che dal 2012/2013 entrerà in vigore la nuova norma che impone ai club di risanare i propri conti in un periodo di massimo tre anni, pena l’esclusione dalle competizioni internazionali. Credo che sia un concetto molto chiaro”.
Favorevole o contrario ad un tetto agli stipendi dei giocatori? “Quando si affronta il discorso di un salary cap non bisogna mai dimenticare che il mondo del calcio si fonda su società private. Credo pertanto che ognuno debba avere la libertà nella propria gestione. Piuttosto il discorso è un altro, come dice il presidente della Uefa: puoi spendere, ma non più di quello che hai. Anche perché quello del calcio è spesso uno sport dove vince chi è disposto a perdere più soldi. È un paradosso che non può durare all’infinito”.
Cosa non le piace del calcio italiano? “Credo che il problema principale del nostro calcio sia l’esasperazione che spesso si accompagna alle partite. Il calcio è e rimarrà lo sport per eccellenza degli italiani e varrebbe la pena viverlo come tale, stemperando le tensioni e sottolineando le sane rivalità sportive con la massima civiltà sugli spalti e in tribuna”.
Il suo giudizio su Calciopoli? “Calciopoli è stato un evento drammatico per la società e per i milioni di tifosi bianconeri. Il mio ruolo, insieme al presidente Giovanni Cobolli Gigli e al Consiglio d’Amministrazione, fu quello di risollevare una società storica e vincente in un momento davvero molto delicato. Malgrado questi momenti difficili, abbiamo anche lavorato con un’attenzione particolare ai bilanci, proiettando nel futuro la nuova società, e di sviluppare con grande entusiasmo un progetto solido come quello del nuovo stadio”.
Come passa il tempo libero? “Sono molto legato alla mia famiglia e cerco di trascorrere con lei più tempo possibile. Mi piacciono molto il calcio, il tennis e lo sci anche se gli impegni di lavoro non mi permettono di praticarli con regolarità”.
Luoghi di Torino che ama frequentare? “Torino è una bellissima città in cui mi trovo davvero bene. Ritengo che il centro sia molto elegante e signorile, con un’impronta sabauda che ricorda alcune città francesi”.

PER I LETTORI
L'intervista a Jean Claude Blanc è stata registrata i primi giorni dello scorso dicembre. Per problemi tecnici, indipendenti dalla nostra volontà, non abbiamo potuto pubblicarla sullo scorso numero.

 
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