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di Barbara Odetto Con un papà produttore discografico è ovvio che la musica sia nel suo dna. Ma per avere successo la genetica non basta: ci vogliono talento, impegno e creatività. Doti che non mancano a Niccolò Fabi. Le sue incursioni nel mondo delle sette note iniziano nel 1986 con Alberto Fortis, per il quale lavora come assistente al palco perché – come dice Niccolò – “guardare la musica di spalle è interessante”. Nel 1996 arriva il primo singolo di successo: Dica, mentre l’anno seguente vince il Premio della Critica nella Categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo con il brano Capelli. Dopo l’album Il giardiniere, nel ’98 è di nuovo sul palco del Teatro Ariston con Lasciarsi un giorno a Roma al quale segue il secondo album: Niccolò Fabi. Nello stesso anno, insieme con l’amico Max Gazzè vincono il Disco per l’estate con la canzone Vento d’estate. Dopo Sereno ad ovest (2000), nel 2003 canta Offeso con Fiorella Mannoia, testo contenuto nel cd La cura del tempo, e nel 2004 si esibisce con Claudio Baglioni nella seconda edizione del Festival O’ Scià di Lampedusa. Il 2005 lo vede partecipare con Non è amore all’album La fantastica storia del pifferaio magico di Edoardo Bennato e l’anno dopo pubblica Novo Mesto. Sempre nel 2006 partecipa a MusicAfrica: concerto di solidarietà “Roma Maputo Andata e Ritorno” organizzato dalla Cooperativa Sociale Armadilla e da Kanimambo Onlus. Nello stesso periodo esce la prima raccolta, Dischi volanti 1996-2006, alla quale segue un tour in importanti club italiani. È del 2008 Violenza 124, progetto nato dal mix di sette artisti tra i quali Boosta. Dopo il terremoto dell’Aquila di quest’anno Niccolò registra, insieme ad altri musicisti, il brano Domani 21/04.09. Il 29 maggio è invece uscito il sesto album in studio, Solo un uomo, anticipato dall’omonimo singolo e da una serie di incontri con il pubblico in giro per l’Italia. Il 2 dicembre Niccolò è allo Spazio 211 di Torino, una delle date inserite nel tour di fine 2009 e, come nelle altre città, prima del concerto presenta nelle università un documentario realizzato da Medici con l’Africa Cuamm. L’iniziativa è la continuazione di un percorso che da anni lo vede impegnato per il miglioramento delle condizioni di vita nel continente africano.
Come è nato l’album Solo un uomo? “Ho voluto parlare dell’evoluzione dell’essere umano e della società: ho messo insieme sentimenti, idee e il mio punto di vista sulle cose. Si tratta di un matrimonio tra parole e musica con l’aiuto di pianoforte, batteria e strumentazioni elettroniche. È un progetto intimo nel quale c’è molto di me. Penso che mi affezionerò a questo lavoro perché è speciale, me lo sento cucito addosso. Pubblicare un disco è mettersi in gioco: devi essere generoso e condividere con gli altri le tue emozioni. Io credo di esserlo stato”.
Nelle dieci tracce quanti uomini presenti? “Ci sono io in quanto essere umano, ma c’è un universo di uomini. Dietro ogni disco, ogni articolo di giornale, ogni fatto di cronaca ci sono delle persone con un nome e una vita. È questa la vera forza dell’esistenza”.
Come definisci il live di Solo un uomo tour? “Essenziale. Sul palco siamo quattro elementi: Gabriele Lazzarotti al basso, Fabio Rondanini alla batteria, Andrea Di Cesare al violino e naturalmente il sottoscritto. Durante il concerto non ripropongo fedelmente le canzoni del disco, ma lo spirito del cd. L’atmosfera è intima, da club, perché mi piace il contatto diretto con il pubblico”.
Dopo queste prime otto date ce ne saranno altre? “Sicuramente. Vorrei proseguire fino all’estate perché un disco deve attraversare tutte le stagioni”.
Da cosa nasce il video di Solo un uomo? “Giangi Magnoni, il regista, ha avuto l’idea del funambolo. La camminata sul filo rappresenta metaforicamente la ricerca dell’equilibrio nella vita di una persona. La canzone è piena di immagini, ma non volevamo che il video fosse la trasposizione delle parole”.
Parliamo della collaborazione con Medici con l’Africa Cuamm... “Sono stato in Uganda, nella regione della Karamoja, dove l’associazione di Padova segue dei progetti. Ne parlo nelle università delle città dove sono in tour in questo periodo per sensibilizzare i giovani, ma non perché voglio farmi pubblicità. Spero di trasmettere un messaggio profondo perché con il mio lavoro mi sento un tramite e ho delle responsabilità”.
Ultima domanda: tu sei “solo un uomo”? “Sì e non credo che sia riduttivo. Penso sia meraviglioso essere solo un uomo, una persona che cerca di esplorare le sfaccettature della vita e i suoi stravolgimenti”.
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