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di Carlo Griseri Gli ultimi mesi del 2009 sono stati un vero tour de force per Maria Grazia Cucinotta, ancora più intensi di quanto potevano esserlo stati quelli precedenti. Solo per citare gli impegni pubblici maggiori: è stata un’acclamata madrina all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ha promosso al Festival di Roma il film “Viola di Mare”, da lei prodotto e interpretato, ha aperto il Festival dei Popoli e delle Religioni di Terni... il tutto senza tralasciare, evidentemente, la sua carriera di attrice e di produttrice. Già, produttrice: da alcuni anni con nuova forza e grande impegno - per la precisione dal 2003, anno in cui è nata la Italian Dreams Factory - Maria Grazia Cucinotta è passata (anche) dall’altra parte della macchina da presa. “È una passione che ho avuto da sempre - ci ha raccontato - ho fondato la mia prima società a 25 anni. Poi sono trascorsi anni in cui ho lavorato talmente tanto come attrice che ho dovuto accantonare il progetto: quando sono tornata in Italia, dopo l’esperienza negli Stati Uniti, ho prima deciso di dedicarmi alla famiglia e poi capito che era ora di crescere professionalmente. Avevo voglia di iniziare qualcosa di più duraturo, così ho scelto di iniziare questa nuova avventura”. Le sue origini professionali sono note: dopo i primi passi nel mondo della moda e qualche apparizione in tv, Maria Grazia Cucinotta arriva al cinema partecipando a ‘Vacanze di Natale ’90’ e altri film magari di poco prestigio ma che l’hanno posta all’attenzione di Michael Radford, che la sceglie per ‘Il Postino’ nel 1994, al fianco di Massimo Troisi. “È il film più importante della mia carriera, quello che mi ha fatto conoscere in Italia e nel mondo: lo ricordo ancora con grande affetto”. La seconda metà degli anni ’90 la vede richiestissima in Italia, ma a fine decennio arriva finalmente il ‘grande passo’ verso Hollywood: una parte nel serial televisivo di culto ‘I Soprano’, la partecipazione all’ultimo 007 del millennio, ‘Il mondo non basta’ e al film ‘Ho solo fatto a pezzi mia moglie’ con Woody Allen e Sharon Stone. Poi il ritorno in Italia di cui si diceva prima, la nascita della figlia Giulia nel settembre 2001, e il ritorno al cinema nei panni (anche) di produttrice. Come sceglie i soggetti da produrre? “Quando leggo una sceneggiatura lo faccio sempre, la prima volta, da attrice, solo in un secondo momento la affronto da produttrice. Non mi faccio però guidare solamente dal mio istinto: una cosa che emoziona me non per forza può andare bene a tutti. Per questo motivo ho la fortuna di lavorare con un gruppo di persone molto affiatato, le decisioni le prendiamo tutti insieme”. È sempre molto attenta, soprattutto negli ultimi anni, al messaggio dei suoi film. “Il cinema è un grande mezzo di comunicazione, credo sia il più efficace per trasmettere un messaggio: te ne stai seduto lì per un’ora e mezza e sei aperta a qualsiasi cosa il grande schermo ti offra, a ciò che il film ti dice. Lo schermo è uno specchio in cui ti puoi confrontare con i protagonisti, vederli fare - nel film - quello che magari faresti tu in una situazione analoga. Dobbiamo quindi sentirci responsabili quando decidiamo di fare un film piuttosto che un altro”. “Viola di Mare” l’ha vista debuttare da produttrice al Festival di Roma. Un film di cui si è molto parlato perché racconta l’amore saffico tra Valeria Solarino e Isabella Ragonese nella Sicilia della seconda metà dell’800. “È un film che racconta un amore vero, pulito e sincero, che ti fa dimenticare il sesso delle persone coinvolte. Quello che ti colpisce è l’amore, la passione, la bellezza dei sentimenti: vuole essere un messaggio per tutti coloro che hanno dei pregiudizi, bisogna lasciare in pace la gente che si ama, che ha il diritto di amarsi. Il film è stato anche un’occasione per me di portare il cinema nella mia terra, la Sicilia, da cui ho dovuto allontanarmi anni fa per iniziare a fare questo mestiere (“Viola di Mare” è stato girato tra San Vito Lo Capo e Favignana in provincia di Trapani, ndr)”. Quali sono i suoi progetti futuri, come attrice e come produttrice? “Stiamo lavorando sul nuovo film di Fabrizio Cattani (l’autore de ‘Il Rabdomante’, ndr), un progetto di cui sono molto contenta perché affronta una tematica difficile e poco raccontata. Il titolo provvisorio è ‘Il bene dal male’ e nel cast ci sarà di nuovo Isabella Ragonese (già in ‘Viola di Mare’, ndr). Il soggetto è tratto dalla pièce ‘From Medea’ di Grazia Versani e racconta le storie di quattro donne macchiatesi di infanticidio: nessuno si occupa del disagio delle madri, bisognerebbe parlarne di più e magari si riuscirebbe a evitare qualche tragedia. Ne farò parte anche come attrice: per il resto non ho ancora preso alcuna decisione, in questo momento viaggio sempre per impegni di produzione. E non scelgo più un progetto tanto per fare”.
una carriera da protagonista Nata a Messina, l’attrice deve la sua grande popolarità a “Il Postino” ma ha recitato nella sua carriera con grandi nomi del cinema italiano e mondiale: escludendo i film citati nell’intervista, segnaliamo “Camere da letto” con Diego Abatantuono, “La seconda moglie” di Ugo Chiti, “I laureati” di Leonardo Pieraccioni, “Last Minute Marocco” con Valerio Mastandrea e “All the invisible children”, film corale diretto - tra gli altri - da Spike Lee, Ridley Scott ed Emir Kusturica (questi ultimi due titoli sono stati anche prodotti dall’attrice). Può vantare nel suo curriculum anche un ruolo da doppiatrice in un episodio dei famosissimi Simpson. Come si è avvicinata al mondo del cinema? “È stato più che altro il cinema ad avvicinarsi a me, mi è capitato quando proprio non me lo aspettavo. Mi sono lasciata sedurre da questo mondo”. Tra i suoi film quale ha amato di più, escludendo “Il Postino” di cui ha già raccontato? “Nessuno in particolare, gli altri titoli li vedo tutti sullo stesso livello, da ‘Miracolo a Palermo!’ a ‘Vaniglia e cioccolato’, che è stata la mia unica esperienza nel campo della commedia romantica, a tutti gli altri”. C’è un regista con cui vorrebbe lavorare? “Sicuramente Emanuele Crialese (regista di ‘Respiro’ e ‘Nuovomondo’, ndr), una persona che adoro e che mi stimola molto, come attrice, come produttrice e anche come semplice spettatrice. Credo sia l’unico regista italiano di oggi in grado di girare film come il grande Vittorio De Sica: non abbiamo ancora avuto occasione di parlare di alcun progetto, purtroppo, ma lo faremo”. Che legami ha con la città di Torino? .“Professionalmente non moltissimi, vi ho girato un solo film però recentemente: è un film horror, si intitola ‘Death of a virgin’ ed è ispirato ad un quadro di Caravaggio. Mi legano a Torino soprattutto rapporti umani, personali: vivono lì, infatti, due tra i miei più grandi amici”. Cosa ama fare Maria Grazia Cucinotta al di fuori del lavoro? “La mia unica passione al di fuori del cinema è la mia famiglia, mia figlia in particolare: quando non lavoro sono tutta per lei”. Un ultima domanda: dove passerà Maria Grazia Cucinotta le prossime festività? “Trascorrerò il Natale e tutte le festività in famiglia, circondata dall’affetto di tutti i miei cari”.
IDF - Italian Dreams Factory La Italian Dreams Factory nasce il 5 marzo 2003 dalla sinergia di tre donne da sempre impegnate, seppur in ruoli diversi, nel campo cinematografico e dall’esperienza imprenditoriale di Giulio Violati, marito di Maria Grazia Cucinotta: oltre all’attrice, Giovanna Emidi e Silvia Natili, entrambe impegnate da oltre vent’anni nel campo della produzione. La linea editoriale è da sempre stata quella di raccontare il mondo ‘attraverso gli occhi delle donne, affrontando le loro problematiche sotto tutti gli aspetti’.
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