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Sabrina Impacciatore
di Filippo Vernetti

 

L’ironia, anticorpo per “disinnescare” le inquietudini che la vita, puntualmente, ti mette di traverso, è il segno distintivo di Sabrina Impacciatore, attrice talentuosa del cinema italiano. Come un talismano l’ha conservata e coltivata, fin dall’esordio televisivo a “Non è la Rai”. Oggi è tra le protagoniste di “Baciami ancora”, il seguito cinematografico de “L’ultimo bacio”, sempre diretto da Gabriele Muccino. A dieci anni di distanza ritornano, invecchiati, forse cambiati, i personaggi di allora. I trentenni, fino a ieri tentati di sottrarsi davanti alle responsabilità della vita, hanno messo su famiglia e provato a fare pace con il passato.
Com’è cambiata Livia, il personaggio che interpretavi ne L’ultimo bacio? “È una donna che da sola ha dovuto crescere il suo bambino. Non si è del tutto ripresa dal fallimento del precedente matrimonio. Cerca il riscatto in una nuova storia d’amore ma purtroppo non sarà a lieto fine. I trentenni in fuga dell’Ultimo bacio hanno imboccato la via del ritorno, adesso non c’è più tempo per sognare, ma occorre recuperare gli errori commessi, anche raggiungendo una tranquillità interiore”. I protagonisti dell’Ultimo bacio sono “vittime” di quella che viene chiamata la sindrome di Peter Pan: hanno paura di crescere e di smarrire quella capacità di emozionarsi davanti alla vita. Tu l’hai vissuta o ti senti immune? “Ne sono una portatrice “insana” al femminile: è la specie “peggiore” perché meno diffusa. Negli uomini è più tollerata: possono tranquillamente coltivare il loro lato infantile, penso alla passione per il calcio, mentre nelle donne è rara: non sono “mammone” ed è più sviluppato l’istinto a costruire una famiglia. Io mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua, non trovo compagne di giochi. Sono in una terra di mezzo: maturo ma con i miei tempi e poi non voglio assolutamente privarmi della mia componente infantile”.
Il cinema che parte ha nella tua vita? “È il mio gioco: posso tornare bambina, travestirmi, un giorno essere Cenerentola, il giorno dopo la perla di Labuan, la moglie di Tarzan… Mi aiuta a vivere”.
Sei stata nel cast di “Passion” il kolossal di Mel Gibson. Che esperienza è stata? “La più potente e estrema della mia carriera. Non ho solamente interpretato il ruolo della Veronica ma viaggiato nel tempo: di colpo sono piombata nell’anno zero della Storia, davanti a Cristo, una creatura d’amore. È stata una esperienza entusiasmante che mi ha permesso di avvicinarmi al pensiero di Gesù che prima non avevo. Mel Gibson poi è una persona straordinaria, lui sì è nel pieno della sindrome di Peter Pan, sul set aveva una energia fortissima che trasmetteva a tutti”.
“Nasci” come attrice comica. Oggi preferisci interpretare ruoli brillanti o drammatici? “Dopo aver esordito nelle commedie ho voluto solo parti drammatiche: in cuor mio speravo di non tornare indietro ma adesso mi sto accorgendo che è una strada che vorrei potenziare. Mi piacerebbe portare avanti entrambi i ruoli: sono una che non si accontenta, vuole sempre andare oltre. Gli attori brillanti sono poi avvantaggiati rispetto agli altri: i tempi comici non si possono insegnare, si hanno e basta”.
Un’attrice brillante che ammiri? “Seguo pochissimo il cabaret: non ho mai visto Zelig. Mi piacciono la grandissima Sabina Guzzanti, Paola Cortellesi, Luciana Littizzetto, Paola Minaccioni”.
In televisione le donne che fanno cabaret non sono più rare. Anche il pubblico femminile è tra i più affezionati ai programmi comici. Cos’è cambiato rispetto al passato? “Probabilmente le donne hanno scoperto che l’ironia aiuta a sopravvivere in questo orribile momento storico”.
Che cos’è l’ironia per Sabrina Impacciatore? “Il mio antidoto, mi ha aiutata a superare il senso di tragedia che ho dovuto affrontare nella mia vita. Mi salvato la pelle”.
Quando è successo? “Sono una persona ipervulnerabile, mi toccano in modo potente anche le cose più banali. Nel quotidiano tutto mi ferisce, anche una vicina di casa che non mi saluta per le scale”. Cosa ti fa ridere? “Saper cogliere il punt
o debole che tutti abbiamo, quel lato che le persone vogliono tenere nascosto ma inevitabilmente viene fuori. Mi piace il ribaltamento del punto di vista, saper guardare il mondo da un’altra posizione”.
A Torino stai girando il sequel di “2 mamme di troppo” una fiction Rti con Lunetta Savino e Angela Finocchiaro per la regia di Antonello Grimaldi. Come sarà la nuova serie? “Non posso svelare nulla ma non è una vera e propria fiction, è cinema per la televisione. È una commedia romantica e contemporaneamente un film comico. Mi sto divertendo moltissimo, sto tornando bambina…”.
Un regista italiano con cui vorresti lavorare? “Paolo Virzì, Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Gabriele Muccino. Mi piace lavorare con chi ha talento vero e poi c’è lui, il mio mito: Pedro Almodovar”.
Parliamo dei tuoi esordi, hai iniziato giovanissima in televisione a “Non è la Rai”. Cosa ti ha insegnato Gianni Boncompagni? “È il mio padre artistico, ha visto in me cose che altri umani non potevano immaginare. È un vero talent scout, un genio con un senso della commedia e una visione cinematografica della televisione uniche. Mi ha letteralmente buttato nell’arena, un giorno mi ha detto: “Questo spazio è tuo, prenditelo”. Per due anni l’ho riempito con sketch di 10-12 minuti, è stata l’esperienza più formativa che potessi fare. Oggi in televisione non c’è niente che assomigli ai suoi programmi semmai ci sono dei pessimi derivati”. Quali programmi segui abitualmente? “Guardo poche trasmissioni, ho paura di finire risucchiata dalla banalità e dalla volgarità imperanti. In televisione la figura della donna è svilita, usata per stordire gli spettatori. Come donna mi vergogno di come certe ragazze si umilino pur di diventare famose. Seguo Che tempo che fa di Fabio Fazio, Anno Zero, Niente di personale con Antonello Piroso e poi adoro X Factor”.
Sei appassionata di musica? “Sono malata, è una delle mie passioni, da poco ho iniziato a studiare piano. In passato ho scritto delle melodie per Macao, una canzone per Fausto Leali, per Gabriele Muccino. È un mondo che vorrei esplorare”.
Cosa c’è nel tuo futuro? “Lo ignoro, ogni volta che ho provato a fare dei progetti sono andati malissimo. Preferisco seguire l’insegnamento di John Lennon: “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi”.

 
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