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Yavanna
di Attilio Celeghini

 

Sono sorelle, si fanno chiamare Vende, Alasse e Melime, adorano la musica classica e sfoggiano le lunghe vestaglie delle principesse elfiche, ma non arrivano dalla fantastica Terra di Mezzo immaginata da Tolkien. I loro veri nomi sono Virginia, Letizia e Anita e vivono in una terra che di ancestrale, tuttavia, non ha nulla da invidiare al magico mondo degli hobbit: la provincia cuneese, tra Baldissero d’Alba, Bra e Sommariva Perno. Protagoniste della terza edizione di X Factor, le Yavanna - nome preso in prestito da uno dei personaggi del Silmarillion - in breve tempo hanno conquistato una bella fetta di affezionati, incantati (è proprio il caso di dirlo) dal tocco magico delle loro voci angeliche, immortalate su decine di video cliccatissimi su YouTube. La loro storia intreccia la magia del fantasy ma anche un pizzico di buoni sentimenti alla ‘Piccole donne’: in un’altra Era, le due sorelle maggiori Virginia e Letizia, insieme ad un’altra ragazza, girano i locali del Piemonte sotto il nome di Red Black Mary. Il terzetto non dura a lungo e si scioglie, finché sulla scena irrompe Anita, la più piccola delle tre, che terminati gli studi si unisce alle due sorelle maggiori per formare un nuovo progetto: “Nel mio diario segreto scrivevo: sono alla ricerca delle mie cantanti elfo. Le avevo già in casa e non lo sapevo”. Il resto della storia è una graduale scalata verso i piani alti della notorietà: vittoria al Cantagiro nel 2008, sbarco sugli schermi di Raidue nel settembre di quest’anno. Voce di popolo: siete troppo brave per un programma televisivo. Vi sentite un gruppo di “nicchia”? “No, assolutamente. Il nostro obiettivo è raggiungere il maggior numero di persone possibile con la nostra musica, quindi in un certo senso ci sentiamo popolari. E poi bisogna sempre riferirsi al contesto attuale: se oggi, per fare musica ad un certo livello, devi passare dai talent show, ben venga l’esperienza di X Factor”. Vi accusano pure di snobismo. “Un equivoco nato dalla nostra iniziale introversione. Ma siamo fatte così, ci mettiamo un po’ ad aprirci”. Però non potete negare che, inizialmente, avevate deciso di non partecipare al programma. Perché? “La prima volta abbiamo riflettuto e abbiamo concordato che non era ancora il momento giusto. Non avevamo ancora una nostra identità precisa, e non ci piaceva la logica commerciale di doverci “trasformare” in qualcosa che non eravamo. In questo senso, la new entry di Luca Tomassini (uno dei più famosi coreografi italiani, ndr) in questa edizione ha contribuito in maniera fondamentale a farci aderire al progetto. Luca è stato bravissimo nel curare le esibizioni dei concorrenti, e ci è piaciuta la possibilità di avere, ogni settimana, una messa in scena diversa”. Dove avete iniziato ad esibirvi? “Veniamo da tre percorsi artistici differenti, più incentrati sulla musica che sul canto. Siamo passate per tutte le classiche tappe della gavetta: pianobar, feste, esibizioni ai matrimoni”. Il vostro look fiabesco ha colpito un po’ tutti, qualcuno vi ha accusato di aver esagerato... “Il nostro obiettivo è fare spettacolo: la musica e l’immagine sono complementari, diamo grande importanza alle coreografie, ai vestiti, ai ballerini. Meno male che c’è chi critica i nostri abiti di scena, significa che li hanno notati”. Non avete paura che le orecchie da elfo sovrastino la vostra musica? “No, perché il contesto richiama quell’ immagine. Il messaggio è: non vogliamo essere quel personaggio nella vita di tutti i giorni, siamo quel personaggio all’interno di quello spettacolo. Siamo coerenti con la messa in scena che ci viene proposta, tutto qui”. A quale genere vi ispirate? “Attingiamo da tanti generi diversi per comporne uno tutto nostro. La nostra fonte di ispirazione è la vita di tutti i giorni”. I talent show sono una moda o avranno ancora vita lunga? “Non sappiamo. Però stanno crescendo, hanno sfornato artisti nuovi, questo è indubbio. Per quello che riguarda X Factor, lo vediamo migliorare in termini di artisticità di anno in anno”. Sicure che programmi di questo genere aiutino davvero la musica italiana? “Lamentarsi non serve. Una volta l’iter era quello di passare dalla casa discografica, oggi si passa dalla televisione. Sono solo cambiati i tempi. X Factor ci ha offerto una grande opportunità di realizzare il nostro modo di fare musica, e noi l’abbiamo utilizzata”. Delle vostre origini piemontesi cosa vi portate dietro? “L’introversione mostrata all’inizio, anche a casa. I primi tempi ci sembrava assurdo vedere tanta gente che veniva a farci i complimenti. Poi lentamente è emersa la “sicilianità” trasmessaci da nostra madre, e le cose sono migliorate”. Esperienze televisive prima di X Factor? “Piccole partecipazioni su tv locali”. Come è nata l’idea di diventare un gruppo? “Siamo sorelle e abbiamo sempre avuto il desiderio di cantare insieme”. Date un aggettivo ai tre giudici di X Factor. “Mara Maionchi: concreta. Morgan: entusiasta. Per Claudia Mori ne scegliamo due: coerente e materna”. Essere sorelle vi ha aiutato? “Da piccole facevamo vita più separata. La musica ci ha unito tantissimo e ci ha permesso di rinsaldare il nostro rapporto. La famiglia è uno dei nostri stimoli, un punto di forza da sempre. Pensa che a scuola ci dicevano che vivevamo nella casetta del Mulino Bianco...”.

 
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