|
Lorenzo Ariaudo, nuovo calcio italiano |
A che età hai iniziato a tirare i primi calci al pallone? “A 4 anni, al Cbs, la Scuola Calcio Milan di Torino. Ho esordito come attaccante, in tutto avrò fatto una cinquantina di gol. Anche nei pulcini della Juve ho iniziato nello stesso ruolo poi, durante una partita contro il Nichelino, dove mancava il nostro terzino, mi hanno schierato in difesa. Dai Berretti in avanti ho sempre giocato in questo ruolo”. Hai un giocatore modello? “Mi piace lo stile di Chiellini, determinato e aggressivo, e Legrottaglie, bravissimo nel comandare la difesa. Sono due giocatori che si completano a vicenda, sto imparando molto da loro e da come si muovono in campo”. Quante rinunce hai dovuto affrontare per raggiungere questi traguardi? “I sacrifici non mi pesano, anzi sono stati ben ripagati. Certo mi piacerebbe passare più tempo con la mia fidanzata, uscire con gli amici, andare in discoteca: la sera il “coprifuoco” scatta sempre prestissimo”. Com'è la tua giornata tipo? “Uguale a quella di un ragazzo di 19 anni. Dopo gli allenamenti della mattina vado a casa, pranzo con i miei genitori poi esco con la mia fidanzata oppure studio, sono iscritto a Psicologia, ho dato 2 esoneri”. Calcio e studio sono compatibili? “C'è sicuramente qualche difficoltà in più: non posso studiare regolarmente e con calma come gli altri ragazzi e i tempi finiscono col dilatarsi”. E' stato difficile passare dalla Primavera alla prima squadra? “No, anzi è stato molto soft. Agli inizi allenarsi con giocatori di classe assoluta fa comunque effetto”. Le squadre italiane con i vivai migliori? “La Lazio, l'Inter, la Sampdoria e la Primavera della Juve, una gran bella squadra: al torneo di Viareggio siamo stati un rullo compressore, portando a casa il trofeo”. In futuro preferiresti fare la riserva alla Juventus o giocare da titolare in un'altra squadra? “E' una decisione che devo prendere con la società e con il mio procuratore ma il mio sogno è continuare a vestire questa maglia”. I giovani italiani sono accusati di essere dei “mammoni”. Accetteresti un'esperienza all'estero? “Perché no? Mi piacerebbe provare nella Premier League: gli stadi sono bellissimi, il pubblico è caloroso e anche i campi sono ben curati non come in Italia dove capita di giocare su terreni pieni di zolle e buche”. Come mai i calciatori italiani arrivano tardi rispetto ai loro coetanei europei nel calcio che conta? Anche nel mondo del pallone c'è poco spazio per i giovani? “E' la mentalità italiana che ci fa maturare tardi. Come nel mondo del lavoro anche nel calcio fare esperienza è complicato, diventa difficile farsi le ossa, crescere, se non si gioca mai”. Un giovane italiano da tenere sott'occhio? “Balotelli (l'ho affrontato quando giocava nella Primavera dell’Inter, abbiamo vinto noi 2 a 0), Santon e le nuove leve della Juve: Giovinco, De Ceglie, Marchionni e il sottoscritto”. Uno sportivo che ammiri? “Rio Ferdinand, il difensore del Manchester United”. Dai un consiglio a un ragazzo che sogna di fare il calciatore? “Di impegnarsi sempre, dando sempre l'anima non solo durante i 90 minuti ma anche negli allenamenti, di ascoltare i consigli degli allenatori e, soprattutto, di non montarsi la testa”. Qual è stato il momento più difficile della tua carriera? “Negli Allievi Nazionali, quell'anno non ho mai giocato, è stato un periodo buio, non ero mai sereno, ho sofferto molto, poi ritornando in campo ho riacquistato fiducia”. Il momento più bello? “La partita contro la Lazio all'Olimpico e il derby, per uno juventino come me scendere in campo e battere i cugini granata è sempre una bella soddisfazione. Venendo dalle giovanili sono un “esperto” di derby, anzi con alcuni giocatori del Toro sono diventato amico”. Cosa sogni per il tuo futuro? “Di giocare nella Juventus e, un giorno, di vincere la Champions League”. |
|
La rivista di Torino e provincia
Il Mensile semi free press, giovane, stimolante, ricco di approfondimenti sulla città. Tendenze, reportage, sport, arte, musica, moda, eventi, appuntamenti enogastronomici, di una Torino in movimento che si scopre sempre più “GRANDE”. La rivista di Torino e provincia che sulla rete diventa Web Magazine di Torino e Piemonte, per proporre un’agenda fitta di impegni al lettore che vuole vivere una metropoli che non smette di emozionare.
|