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Vela
Se ci dovesse fare alcuni nomi dei grandi sportivi torinesi del mare o delle giovani promesse che stanno emergendo. "Beh prima di tutti Marco Carpinello, campione del mondo poi Albino Picco che ha conquistato una grande vittoria a Montecarlo e poi Federico Pogliani un giovane che per ora sta regatando fra i mari del sud doppiando Capo Horn, e che fra non molto farà parlare di sé. Poi bisogna anche dire che Torino ha un giudice internazionale Piero Occhetto che partirà per Valencia per arbitrare la Coppa America".
Ma quale è il primo passo per diventare velisti? "Si parte dalle derive sul lago di Viverone - continua Cappa - e lì si può assistere già a qualcosa di sorprendente. Ci sono bambini di sei, sette, otto anni che sono dei veri e propri capitani. Prendono decisioni, sanno cercare il vento e comandare le imbarcazioni. Vivere questa realtà serve a dargli disciplina e a sviluppare la loro sensibilità". Quindi come in tutti gli sport se non si inizia da piccoli... "No, per la vela è differente. Molti sportivi iniziano anche intorno ai 30 anni e c'è chi inizia a fare regate anche a 65 anni. Questa è la bellezza di uno sport che praticamente non ha età e che l'unica condizione richiesta è la passione".
E allora via dentro tre storie torinesi, ma potrebbero essere centinaia, simili a sfide romantiche, come il fascino di questo sport che contempla la bellezza dell'incontro del vento col mare. Tre storie che raccontano come si diventa velisti esperti, o come si può entrare fra i grandi nomi di questo sport, pur nascendo e vivendo a Torino. Rapiti dal fascino unico del mare, dei suoi codici e dei suoi segreti.
Roberto Tamburelli
Centocinquanta giorni in mare, in un anno!

Ecco cosa può fare un torinese con una grande passione per la vela. Non esistono ostacoli geografici, climatici, temporali o legati a qualsiasi fattore di stress. Le passioni vere smuovono le montagne! O meglio, sfidano qualsiasi resistenza rendendo l'animo umano sempre più tenace e intraprendente. Roberto Tamburelli, nato e cresciuto a Torino, è dottore commercialista, ma fino a qui arriviamo a raccontare soltanto metà della sua vita: "Ho iniziato ad 8 anni quasi per caso - racconta -, venendo iscritto dai miei genitori. Beh da quel momento non ho più smesso di andare in barca a vela. Negli anni delle superiori, poi andavo ad allenare tutti i week end e da giugno a settembre, quasi tutti i giorni e perennemente concentrato su gare e regate da affrontare. Poi sono arrivati gli anni dell'Università, arrivando a vivere 150 giorni all'anno in barca. Il livello massimo di agonismo l'ho raggiunto fra il 1988 e il 1996, quando mi sono allenato a lungo per affrontare i campionati mondiali in classe J24".
E invece come si affronta la paura? Visto che i pericoli, gli imprevisti, gli incidenti anche gravissimi sono parte di questo sport? "L'esperienza è tutto, e non solo in ambito velico e sportivo ma proprio nei fondamentali della marineria. In quelle leggi che se conosciute e rispettate permettono di evitare molti rischi inutili. Si tratta della capacità di intuire i cambianti del vento e del mare e di rapportarsi sempre con prudenza nei confronti della natura. Ammetto che anche nell'uscita più semplice si può rischiare di procurare un danno, ma la vela insegna all'uomo a sviluppare la propria attenzione. La mia esperienza più difficile l'ho vissuta a 19 anni, durante una regata transatlantica. Arrivò una tempesta che creò onde di 12 metri. Tre equipaggi affondarono e la nostra imbarcazione rimase in grosse difficoltà al di là di Gibilterra, per due giorni e due notti".

Sergio Bonaventura
Vincere regate e regalare modellini

Una storia molto diversa è quella di Sergio Bonaventura, anche lui torinese, 69enne, pensionato e talmente famoso nel panorama velistico da essere ben conosciuto anche dai protagonisti del circo della Coppa America. Eppure fino a 30 anni fa, per il protagonista di questa storia, il mondo della vela rimaneva un universo sconosciuto. "Facevo sci nautico, oppure uscivo in motoscafo - racconta -. Non capivo molto gli appassionati della vela che amavano andare sempre piano... io sfrecciavo, veloce più del vento. Poi, un giorno mi trovai a navigare in faluca sul Nilo. Scoprii la magia di sfruttare il vento, che è lì gratis a disposizione di tutti, e poi delle tecniche applicate per farlo. Da quel momento mi è venuta fuori la passione". Ma la fama di Sergio Bonaventura non giunge solo per i meriti sportivi; è un'altra passione che lo porta ancora più lontano. "Il modellismo ho iniziato a farlo fin da piccolo e l'ho praticato per tutta la vita - racconta -. Aeri, navi... indifferentemente. Però odiavo quei modelli da montare nelle scatole. Preferivo crearli da zero... con le mie mani. Ho iniziato a regalare modellini ai miei colleghi e ai miei sfidanti, riproducendo le loro barche e ben presto è iniziata a girare la voce e ho avuto così la possibilità di conoscere i più grandi modellisti del mondo". Dai raduni e dalle competizioni nazionali, alle manifestazioni più importanti, fino a conoscere e portare i propri artefatti ai grandi professionisti della Coppa America. "Sì oggi collaboro con i più importanti giornali di vela e di modellismo italiano e continuamente vengo invitato per fare uscite, viaggi o preparare regate... quindi se prima della pensione lavoravo 15 ore al giorno, adesso arrivo a lavorarne anche 20. Fortunatamente ho una moglie molto paziente".

IDEAARGO,
Una sfida per entrare nella leggenda!

C'è una grande scommessa sportiva, nata proprio a Torino, ufficialmente nel marzo del 2006, che punta a vincere in una delle competizioni più antiche e seguite al mondo. La Coppa America. E già qualcosa di innovativo il fatto che un consorzio disposto a sfidare i più grandi campioni della vela, nasca in una città alpina; ma la sfida di Ideaargo, punta a sormontare muri ben più alti, non solo nella storia della vela, ma nello sport in generale. L'idea, presentata già durante i giochi Olimpici di Torino, è quella di allestire un consorzio, per l'edizione 2010, la XXXIII dell'America's cup, composto da un equipaggio di atleti disabili! "La persona che si è svegliata una mattina è ha partorito questa lucida follia... sono io - racconta Antonio Spinelli, presidente di IdeaArgo -. Ma in verità l'idea è nata poco per volta, sicuramente motivata dalla mia collaborazione, lunga diversi anni, con una associazione sportiva che si occupa di ragazzi disabili. Conoscevo la storia di Lars Grael, e dopo aver capito che per puntare ad una cosa del genere serviva una grande determinazione e una buona dose di coraggio, lo chiamai per proporgli l'idea". Fratello del famosissimo Torben, tattico di Luna Rossa nelle ultime due edizioni della Coppa America, Lars Grael è un velista di primissimo livello, tanto da conquistare la medaglia d'oro alle olimpiadi. Ma un grave incidente gli procura l'amputazione di una gamba. Nonostante questo non smette di coltivare la sua passione per la vela e la possibilità di partecipare ancora alle regate e di continuare ad essere competitivo. "Lui, senza neanche avermi mai visto in faccia, dopo aver ascoltato accuratamente il mio progetto mi diede una risposta che fece vibrare ancora più forte le mie idee - racconta Spinelli -. Mi disse che in questa scommessa avrebbe messo la sua esperienza, il suo prestigio e molti anni della sua vita.Con questo voleva dirmi che non si sarebbe accontentato di allestire una squadra tanto per partecipare e per raccogliere lo sguardo compassionevole del pubblico. Se si va in Coppa America... si va per vincere". Nell' equipaggio composto sia da disabili che da normodotati spiccavano i nomi di Marc Pajot, tre America's Cup e una medaglia olimpica nel proprio curriculum, Umberto Panerai, vice campione olimpico e storico portiere della nazionale di pallanuoto e soprattutto il ciclista Pierangelo Vignati, campione paraolimpico ad Atene, diventato un ottimo grinder.
Ma il team se arriverà in Coppa America potrà ufficialmente provenire da una città senza mare come è Torino? "No, perché per regolamento deve essere iscritto in un circolo velico che deve avere determinate caratteristiche. E questa cosa a Torino non c'è. Però anche se ufficialmente ci si registrerà in altri circoli, Torino sarà sempre la città di Ideaargo, perché l'appoggio che abbiamo ricevuto dalla città e dalla Regione è stato molto importante. E se il più grande sciatore italiano è nato a Bologna, è possibile che la più veloce barca italiana nasca proprio a Torino. La grande passione supera ogni distanza e ogni confine".
 
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