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di Attilio Celeghini L’ultimo prodotto della leggendaria scuola di Jesi ha il volto acqua e sapone di Elisa Di Francisca, la ragazza che lo scorso ottobre ha trascinato insieme a Valentina Vezzali la squadra di fioretto femminile al trionfo ai Mondiali di Antalya, in Turchia. Segno che il Dream Team della scherma azzurra, le ragazze d’oro della spada femminile, continua a sfoderare un’insaziabile fame di medaglie. E se ormai la fama delle “divas” Vezzali e di Margherita Granbassi ha travalicato il campo prettamente sportivo per estendersi a televisione e pubblicità, non c’è motivo di temere per il futuro, perché i risultati delle loro “eredi” rappresentano una solidissima assicurazione per il futuro. Basta vedere le gesta di questa tostissima ventisettenne, in lei c’è la stessa ambizione e passione che sfoggiava già da ragazzina, a nemmeno 15 anni, quando ai giornalisti diceva che “punto tantissimo sulla scherma. Non sarà tutta la mia vita, ma la voglia di arrivare in alto è veramente tanta”. E i risultati successivi l’hanno premiata. Hai iniziato con la danza classica. “A 5 anni. Ma non faceva per me: troppa lentezza, rigidità. Avevo bisogno di muovermi. E son passata a fare scherma, insieme a mia sorella Martina. Ma a conti fatti l’esperienza come ballerina è stata fondamentale: mi ha insegnato l’armonia, la coordinazione, l’equilibrio. Tutte cose che mi son servite dopo, in pedana”. La tua prima grande, soddisfazione da atleta? “A 14 anni, ai Campionati italiani di Rimini. La gara fu massacrante. Arrivai al podio sudata e stanchissima. Mia madre era una fontana di lacrime”. Ti dico due nomi: Giovanna Trillini e Valentina Vezzali. Due mostri sacri con cui hai condiviso la pedana. “Sono molto diverse. La Vezzali non regala insegnamenti, è molto competitiva, ha l’egoismo tipico del grande atleta. Giovanna è più “maestra”, mi richiamava in allenamento se sbagliavo qualche stoccata, mi dava suggerimenti”. Spesso tra “colleghe” incrociate le lame anche durante le competizioni. È un vantaggio o uno svantaggio? È uno svantaggio se incontri due fuoriclasse come la Vezzali e la Trillini... In linea generale, affrontando un’altra azzurra si rischia di non avere la giusta cattiveria che, invece, viene più facile sfoderare contro un’atleta di un altro Paese”. Nello sport gira molta superstizione. Come sei messa in quanto ad amuleti e riti propiziatori? “Non ne ho. Non sono un tipo scaramantico. Per me è più importante concentrarsi sulla gara. ma ho qualche collega che, ad esempio, prima di un incontro indossa sempre la stessa maglia”. Tra le tante città visitate nella tua carriera ce n’è qualcuna che ti ha colpito? “New York. Ero una ragazzina, e davanti a me si elevava una città enorme. Ero con la squadra, ci avevano fissato una visita guidata al Guggheneim Museum. All’ultimo minuto dico che rimango in albergo. In verità esco e vado a farmi un giro da sola. Il ct si arrabbiò moltissimo. Ma ne valse la pena”. Negli ultimi anni le soddisfazioni più grandi per lo sport italiano sono arrivate dalle donne. “E ne sono felicissima. Siamo sempre state protagoniste, anche se in passsato la cosa aveva meno risalto. Non abbiamo nulla da invidiare agli uomini, mostriamo tenacia, forza, determinazione. Ci sono atleti che invece si riducono ad un concentrato di muscoli, e basta”. Favorevole agli sportivi-divi? Pensi sia giusto partecipare a reality e sfilate? “Perché no? Sono occasioni per valorizzare anche altri aspetti dell’atleta. Questi inviti aiutano ad umanizzarci, a conoscerci meglio. Finita la gara, c’è la ragazza della porta accanto, mica una fanatica tutta corsa e palestra”. La tua collega Margherita Granbassi ha fatto sapere che finita la carriera agonistica si dedicherà al giornalismo. Tu ci hai già pensato? “Sinceramente no, ora sono nelle Fiamme Oro, ma una volta posata la spada mi piacerebbe rimanere all’interno dell’ambito sportivo. Vedremo”. Per le Olimpiadi di Londra c’è ancora tempo, nel frattempo ti aspetta un 2010 particolarmente impegnativo, con Mondiali ed Europei. Obiettivi? “Uno solo. Vincere, vincere, vincere”.
LA GRANDE SCHERMA IN SCENA A TORINO La Coppa del Mondo di Fioretto Femminile, unico Gran Prix assegnato dalla Fie all’Italia, è l’ultimo dei fiori all’occhiello della Torino sportiva. Sarà una tre giorni ad alto tasso adrenalinico quella che dal 5 al 7 marzo richiamerà nella nostra città oltre 130 atlete provenienti da trenta nazioni. Ad incrociare le lame in pedana ci sarà, ovviamente, anche la squadra azzurra: Valentina Vezzali, Margherita Granbassi, Arianna Errigo ed Elisa Di Francisca, fresche del titolo mondiale a squadre conquistato lo scorso ottobre in Turchia.
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