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Nel cuore delle Valli di lanzo
di Attilio Celeghini e Filippo Vernetti
Odiate fare la coda per la seggiovia e muovervi “intruppati” in mezzo a folle di sciatori della domenica? Allora provate il “brivido bianco” delle Valli di Lanzo.
Dimenticate la “dipendenza da caro petrolio”: i comprensori distano appena una manciata di chilometri da Torino. Per un week end davvero “eco-friendly”, e risparmioso, salite a bordo del treno che porta a Ceres e da lì immergetevi in un territorio che coniuga cultura, arte e storia. Il tutto a ritmi slow. Prima di indossare tuta e scarponi esplorate le vie dei paesi, tenacemente custodi di antiche tradizioni valdesi, occitane, francoprovenzali. Scoprite la schietta ospitalità della gente di montagna, sempre pronta a dividere una bottiglia di vino.
Prima tappa Usseglio, abbarbicato a 1.280 metri d’altitudine. Dalla conca, dominata dal gruppo della Torre d’Ovarda, della Lera e del Rocciamelone, parte la pista di sci nordico, ideale per praticare la tecnica classica o lo skating. I cinque anelli, adatti ai principianti e agli sciatori provetti, conducono nel cuore di panorami mozzafiato, durante l’autunno e la primavera non è raro incontrare gruppi di stambecchi. Chi è alle prime armi può “saggiare” la neve dell’anello blu, lungo due km, mentre per gli esperti c’è la pista nera di 11 km.
Amate camminare? Con le ciaspole ai piedi inoltratevi nel candore della natura. Da Margone, parte il sentiero delle masche, gli spiriti malvagi della tradizione piemontese, capaci, a colpi di sortilegi, di avvelenare il bestiame o rovinare un raccolto. Durante le lunghe sere passate al caldo delle stalle i racconti della civiltà contadina erano popolati da questi misteriosi personaggi: “spauracchio” per tenere a bada i bambini ma anche spiegazione alle avversità della sorte. Da Usseglio si diramano i sentieri che conducono agli alpeggi: gli itinerari sembrano pensati apposta per le famiglie (sono un’ottima e coinvolgente alternativa alla solita domenica passata nell’anonimato di un centro commerciale) e alle coppie di innamorati. Il romanticismo è garantito.
Se passate da Balme ripercorrete il cammino intrapreso da Adolfo Kind nel 1896: per primo raggiunse con gli sci il Pian della Mussa. Il sentiero è percorribile, con le ciaspole, anche oggi: dal piazzale del paese si sale lungo la pista della sciovia fino ai Pra Sec. Da qui si raggiunge il Roc d’la Ghiéri, per poi continuare, dopo aver superato il ponte “dei ladri”, (per la sua posizione defilata rispetto all’abitato veniva utilizzato soprattutto dai contrabbandieri che non volevano farsi “notare”), fino al posteggio della pista di sci di fondo. Si sale poi al pianoro della Ourdjièri, per proseguire verso la borgata Bogone. Una sosta per ammirare l’altare celtico, con i disegni incisi nella roccia dai pastori, e la strada svolta al Cré dal Lòsess, per poi raggiungere il Pian della Mussa. Si brinda con l’acqua che sgorga dal toretto anche se un corroborante bicchiere di vin brulè sarebbe forse più gradito. Anche oggi il paese offre numerose opportunità di praticare fondo e sci nordico. Le piste, gestite dall’associazione La Piutà vanno dai 1400 ai 2000 metri di quota, per oltre venti chilometri di percorsi.
In Val Grande, Cossiglia, una frazione di Chialamberto, è un buon posto per dedicarsi allo sci alpino. Sempre in zona, un comprensorio di 30 km collega Chialamberto a Groscavallo, dove in frazione Pialpetta è possibile affittare gli sci.
Anche Ala di Stura è frequentatissima dal popolo della neve. Il “paese delle meridiane” svetta a 1080 metri d’altitudine e dispone di 12 km di piste per lo sci alpino e 7 per il fondo, 2 skilifts, un tapis roulant, una seggiovia e uno snow park. Dopo aver visitato la quattrocentesca Casa della Dogana, che custodisce i dipinti con le armi dei Savoia, scatenatevi nella pista di pattinaggio, sfidando gli amici.
Novità di quest’anno è l’apertura di un impianto al Colle del Lys: l’accesso alla pista di fondo, lunga 6 km, costa 4 euro. Per i bambini c’è lo Yeti village, un divertente snowpark, con tapis roulant e snow tubing.

Per gli amanti di snowboard e freestyle
Anche lo snowboard è di casa nelle Valli. Per imparare trucchi ed evoluzioni da compiere “a cavallo della tavola” da neve ci sono i corsi di YouRide-Alacompany (info: www.alacompany.com, www.youridecamp.com), presente principalmente ad Ala di Stura, con la possibilità, durante la stagione invernale 2009/10, di estendere l’attività con alcune sessioni dei corsi anche a Balme, Pian Benot e Colle del Lys. YouRide-Alacompany si occupa anche dell’insegnamento professionale di discipline boardsports come skateboard, la tavola a rotelle più famosa al mondo, mountainboard, l’evoluzione offroard per saltare, scendere su pendii erbosi e sentieri, e più in generale di action e freestyle sports (come bike downhill e acrobatica). I corsi di skateboard per bambini e adulti, gestiti con l’ausilio di maestri federali FIHP, hanno sede a Nole Canavese Ciriè, Ala di Stura e Cafasse. A partire dalla primavera 2010, prenderanno il via i corsi di mountainboard. L’obiettivo è coinvolgere tutte le zone montane delle Valli di Lanzo, particolarmente adatte, per la conformazione del territorio, alla pratica di questa disciplina. YouRide-Alacompany è poi presente tutto l’anno con corsi analoghi a Bardonecchia, nella Via Lattea, principalmente a Sestriere, a Les Deux Alpes nel periodo estivo ed a Torino per le discipline praticabili in città.

Sciovie Usseglio: a tutto divertimento
A Usseglio sport e divertimento sono di casa: la seggiovia e i tre impianti di risalita, aperti tutti i giorni, di Pian Benot portano direttamente ai 23 km di piste. Mentre i grandi sciano, per i più piccoli c’è il tapis roulant dove muovere i primi passi sulla neve senza rischio capitomboli, e il baby park con tanti giochi e attrazioni. (info: tel: 0123.83731, www.pianbenot.it). La scuola sci Pian Benaut propone un corso completo a partire da 160 euro, con 12 ore di lezioni collettive, attrezzatura e sky pass, oppure 10 lezioni di 20 ore collettive, attrezzatura e sky pass a 265 euro (info: Tel: 0123.83731).

Balme e le iscrizioni sulla “Grande roccia”
I balmesi le chiamano “L’Ròtchess”, le rocce. È la grande parete che per quasi mille metri - dalla Punta Rossa all’Uja di Mondrone - si affaccia sul loro paese. Una superficie dall’impatto visivo altamente suggestivo, liscia, priva di vegetazione e bagnata da cascate, che di lontano, come la descrive lo storico Giorgio Inaudi: “appare uniforme e compatta e che invece si articola in una miriade di anfratti, di canali, e di torrioni”. Presenza incombente, austera e fascinosa allo stesso tempo, la parete ha intrecciato la sua presenza millenaria con i gesti quotidiani delle generazioni che nei secoli l’hanno esplorata, arrampicata, utilizzata per portare al pascolo il gregge. Decine di ragazzini partivano all’alba e lì passavano la giornata, a custodire capre e pecore, e nelle lunghe ore di attesa si divertivano ad incidere sulla parete con pietre e chiodi. Le testimonianze di quei passaggi sono scolpite indelebilmente sulle rocce, e tra le cenge e le terrazze rivivono i pensieri, i frammenti di vita lavorativa e religiosa di chi è passato in queste zone, quasi una “Spoon River” trapiantata sulle vallate lanzesi. Nomi e soprannomi, come il “Sopo di plere”, al secolo Giuseppe Antonio Castagneri, ribattezzato dalla gente del luogo “Pin Plère” perché zoppo. Date, osservazioni sul tempo, sul lavoro. Frasi e storie di vita: “Cibrario tundu’ Giuan Domenico dei Costantini figlio di Costantino di Uceglio buon pastore per fare pascolare le pecore”. Non mancano citazioni religiose e filosofiche: “Tuti abbiamo di morire”. E come tutte le testimonianze che si perdono nella notte dei tempi, anche le incisioni sulle grandi “ròtchess” di Balme si colorano di storie e leggende, spesso associate ai riti pagani dei tempi antichi. Ancora oggi non si è trovato il significato di alcune piccole coppelle scavate nella roccia: forse dovevano contenere del sangue, chissà. Il popolo più anziano delle montagne le sue spiegazioni le ha già trovate, ed è prodigo di racconti tramandati dai loro padri, vicende di streghe e spiriti burloni, cadaveri che tornavano alla vita nella “Bàrma dii Cassài”, anime del Purgatorio che vagano tra le rocce. Fantasia? Tutto può essere, in queste vallate dal fascino capace di travalicare i secoli senza rimanerne scalfito…

Sugli sci con... la storica Juventus
Ma che c'azzecca la squadra più titolata d'Italia con Balme? Tutto ha inizio negli anni '30, con la fondazione dello storico Sci Club della cittadina delle Valli di Lanzo. In un primo tempo gli atleti indossano, oltre al tradizionale costume locale, nientemeno che le maglie dei calciatori juventini dell'epoca (precisamente quelle della stagione 1931-'32, protagonisti Combi, Rosetta, Cesarini, Orsi), "fornite" dal medico della società bianconera, il professor Borsotti (propietario di una villa liberty proprio a Balme, progettata dall'architetto Gigi Chessa). E così da quel momento, le imprese delle due realtà sportive, così "distanti" eppure così vicine, si sviluppano parallelamente, da una parte negli stadi d'Italia e dall'altra sulle discese delle suggestive cime lanzesi. Testimonianze di questo originale connubio pallone-sci sono riportate in molti periodici locali dell'epoca. In un articolo de "Il Progresso del Canavese" del 26 febbraio 1932, si parla di una "vittoria dei bianconeri sui campi di neve": l'evento in questione è la Coppa della Società Ligure-Piemontese di Eletttricità che si svolge ad Usseglio. "Mentre la Juventus trionfava sul campo del gioco del calcio - si legge nell'articolo - le maglie balmesi si aggiudicavano la coppa con una prova brillante, superiore ad ogni aspettativa: con un vantaggio di 14 minuti sulla seconda squadra". La stagione proseguì brillantemente sia per i bianconeri dello sci che per quelli del pallone: a giugno la Juve si aggiudicò il secondo di cinque scudetti consecutivi, gli atleti balmesi centrarono una serie di importanti vittorie.

La parola ai personaggi
L’amarcord di Ugo Riccarelli
"Ricordo che nelle giornate di sole aprivo la finestra della mia camera, e davanti a quelle straordinarie, maestose montagne, fantasticavo su cosa ci fosse dietro. Così come succede a chi, messo di fronte ad un mare immenso, si domanda cosa ci sia oltre la linea d'orizzonte". Anche se da quel periodo magico ed irripetibile è passato molto tempo, i luoghi che hanno segnato la sua infanzia Ugo Riccarelli se li porta ancora dentro al cuore, in maniera indelebile. Il celebre autore di romanzi come "Il dolore perfetto" (Premio Strega nel 2004), "Un uomo che si chiama Schulz" (Premio Selezione Campiello) e l'ultimo "Comallamore" (edito da Mondadori), rievoca con nostalgia gli anni passati a Ciriè, sua città natale, e le escursioni nelle vicine comunità montane.
"Mio padre aveva un commercio di vini e liquori, e per lavoro si recava spesso nelle Valli di Lanzo", racconta lo scrittore. "Parliamo degli anni '60 e dei primi '70. Mi portava con sé e poco a poco venni a conoscenza di questi luoghi straordinari. Delle Valli mi colpiva la particolarità della mancanza di sbocchi, le vedevo come un piccolo mondo chiuso, a sé. Sono legatissimo a paesi come Ala di Stura, Usseglio, Balme. Su quei rilievi, tra l'altro, ho imparato a sciare. Un altro luogo che mi è rimasto impresso è il Pian della Mussa, con le sue imponenti pareti rocciose".
I suoi ricordi d'infanzia le hanno offerto ispirazione per i suoi libri? "Si scrive partendo sempre da esperienze personali. Molti dei luoghi che fanno da sfondo alle mie storie sono la sintesi letteraria della mia Ciriè. D'altronde, se parlo di montagna, è inevitabile per me fare riferimento ai rilievi lanzesi, perché sono quelli in cui ho vissuto e quindi conosco meglio. Nel romanzo "Un mare di nulla", ispirato alla figura di mio padre, c'è molto di quei luoghi. In un racconto commissionatomi dall'organizzazione di Torino Capitale del Libro ho rievocato il fascino che da bambino - avrò avuto 5, 6 anni - mi suscitava la ferrovia che da Torino portava a Ceres. Rimasi molto deluso quando scoprii che quel treno ad un certo punto si fermava, e non proseguiva il suo viaggio oltre le montagne. Fu una specie di sogno che si infrangeva".
Oggi lei vive a Roma. Torna ancora a visitare Ciriè e dintorni? "Certo, ogni anno. Ho vissuto in quei posti per trent'anni, impossibile dimenticarsene. Ho ancora amici e parenti che abitano là, mio fratello ha casa a Torino. Ritorno sempre con piacere, anche per registrarne i cambiamenti, vedere cosa è rimasto della mia infanzia e cosa invece non c'è più".

Il Pinocchio da Guinness di Silvano Rocchietti
Anche se il Pinocchio uscito dalle mani di Silvano Rocchietti non ha il dono della parola e combina meno guai dell’originale tutti ne parlano. Con 6,53 metri d’altezza è la statua in legno più alta d’Italia: un record in attesa di essere omologato dalla giuria del Guinness. Come Geppetto ha scolpito un nudo tronco d’albero, un pioppo piemontese dal peso di oltre 58 quintali. “Una delle operazioni più difficili – spiega Rocchietti – era girarlo: dovevo evitare di danneggiare il fusto e le parti già lavorate”. Usando strumenti artigianali, e tanta esperienza, ha dato un volto al bambino di Collodi: a operazioni ultimate il tronco pesava “appena” 40 tonnellate. In due mesi, a colpi pazienti di scalpello, ha creato il naso, lungo e appuntito, il cappello, la divisa con la cartella e l’abbecedario. Da novembre del 2002 il “gigante” svetta nella piazza principale di Viù, nel cuore delle Alpi piemontesi. Adottato dalla gente del posto è amatissimo dai turisti che scattano a ripetizioni fotografie ricordo.
L’idea di mettere mano all’opera è scattata dopo aver visto il celebre film di Roberto Benigni. “Avevo conosciuto l’attore toscano 35 anni fa – racconta – eravamo diventati amici. Mi aveva promesso di venire a vedere il mio Pinocchio ma non si è ancora fatto vivo…”. Ma il burattino è sempre stato di “casa” nella famiglia Rocchietti. “Già mio padre – spiega – ne produceva a migliaia. Ovviamente non erano grandi come questo… Li portavamo a Torino, alla ditta Campana: qui venivano pitturati per poi essere venduti nei mercati e nelle fiere di paese”. Tra i giocattoli (pochi e tenuti con diligente cura) appartenuti alle generazioni passate non mancava mai il personaggio inventato da Collodi: bastava muovere i fili e, come per magia, il burattino si animava, camminando sulle dita della fantasia. Anche oggi Rocchietti si rifà a Pinocchio per realizzare centinaia di giocattoli, rigorosamente in legno. Dimenticata per un attimo la console dei videogiochi il divertimento dei più piccoli si accende con un giro sull’altalena, provando a “centrare”, lanciando i cerchi, il naso di Pinocchio, o imparando a conoscere gli animali della fattoria, specie considerate “esotiche” da chi vive in città. Che sorpresa poi mungere la mucca dalle mammelle fuoriescono chicchi di riso. “L’avevo fatta per la mia nipotina – afferma – ho utilizzato il riso, per evitare che i bambini si bagnassero”.
Con dedizione, continua a rinnovare la tradizione, secolare, di famiglia impegnata nell’artigianato. “Uno dei miei avi – conclude – è stato l’ultimo tornitore di casa Reale, mestiere poi definitivamente scomparso. Ho ritrovato un documento del 1840 che attestava il pagamento di sei lire per la realizzazione della portantina della regina Elena. Oggi facciamo lavorazioni di falegnameria: siamo specializzati in questo settore, uno dei più diffusi nella Valle di Viù”. Tecniche e macchinari sono cambiati ma l’abilità nell’intagliare la materia, “fiutando” i legni migliori destinati a diventare mobili o opere di ingegno è un segreto che si tramanda di padre in figlio.

Marco, da Ciriè al Grande Fratello
C'è un po' di Lanzo anche nella casa più spiata d'Italia. Il cast della decima edizione del "Grande Fratello", attualmente in onda su Canale 5, annovera infatti tra i suoi partecipanti anche un ragazzo nato nelle Valli: si chiama Marco Mosca, è giovanissimo (ha 18 anni), lavora come parrucchiere e parla due lingue, spagnolo e inglese. Nato a Lanzo, attualmente risiede a Ciriè. La luccicante parentesi di celebrità viene dopo un difficile periodo familiare: qualche mese fa, il padre ha avuto un grave incidente stradale che attualmente lo costringe su una sedia a rotelle. Di fronte al dramma Marco ha reagito con forza: non si è perso d'animo e si è trasformato nell' "uomo di casa", aiutando la madre e la sorella. A questo proposito ha detto che il suo sogno è "vedere mio padre che mi viene a prendere fuori dalla Porta Rossa (quella che conduce fuori dalla casa, ndr) con le sue gambe”. Se, terminato il reality, il futuro di Marco possa sfociare in una carriera televisiva è ancora presto da dire - ha rivelato che il suo sogno è partecipare ad un programma come hair stylist - intanto si gode il "soggiorno forzato" nella casa di Cinecittà, conscio che a Ciriè i suoi concittadini faranno il tifo per vederlo in finale.

la storia è di casa
Il battesimo ”bianco”
Balme è stato il primo paese a lanciare la “moda” degli sci. Ad importarli in Italia fu Adolfo Kind, industriale svizzero residente a Torino, dove era proprietario di una fabbrica di candele in corso Dante. Nell'inverno del 1897 prova gli “sky”, fatti recapitare dalla ditta svedese Jacober, dalle cima della collina torinese. In poco tempo la novità conquista gli appassionati di montagna come testimoniato dal tenente Luciano Roiti, che accompagnò Kind in diverse spedizioni: “Andando da Balme al Pian della Mussa ebbi a provare per la prima volta l'utilità somma di questi pattini. La neve era ricoperta di una crosta gelata, incapace assolutamente di reggere un uomo a piedi eppure noi, quantunque poco pratici nel servirci degli sky, potemmo percorrere il tragitto in meno di un'ora, lasciando appena traccia del nostro passaggio. Il loro uso non è facilissimo ma dopo un po' di pratica si può ottenere una velocità che in pianura è doppia di quella di un uomo che cammina a piedi. In montagna certi passaggi difficili nelle condizioni ordinarie, diventano, se ricoperti da una gran quantità di neve, facilissimi a superarsi”.

In villeggiatura con le star
Verso la fine dell'Ottocento e i primi anni del XX secolo Balme diventa il luogo eletto per la villeggiatura di artisti e intellettuali. Francesco Gonin, illustratore dei Promessi Sposi, e Giosuè Carducci scelgono l'albergo Camussot, uno dei più a-la-page dell'epoca, per rilassarsi dopo lunghe e meditabonde passeggiate. Il 13 luglio 1902 la Regina Madre Margherita di Savoia, raggiunge il Pian della Mussa: “Non credevo - esclama stupefatta - che questo piano fosse così ricco di fiori e di verde, fosse cinto da così superba chiostra di monti nevosi”. Nel 1916 “la divina” Eleonora Duse è a Balme per girare il film “Cenere”, l'unico della sua carriera. Il grande cinema ritorna nel 1939 con Erminio Macario e Carlo Carpanini, diretti da Mario Mattioli, in “Lo vedi come sei..Lo vedi come sei?” e nel 1946 con Amedeo Nazzari e Anna Magnani impegnati sul set del “bandito” per la regia di Alberto Lattuada.

Gli “Eco-Kart” di Viù
Ancora prima che le auto ecologiche facessero la loro timida comparsa sulle strade italiane un gruppo di ragazzi di Viù inaugurava le prime gare di kart a “emissioni zero”. Con la sola forza di gravità (motori e benzina erano banditi) i veicoli scendevano lungo i ripidi tornanti del paesino di montagna. Il 15 agosto 1959 il Gran Premio Newton Bob Kart prende ufficialmente il via. Le macchine erano costruite con materiali di recupero e una buona dose di ingegno e fantasia: i telai in legno o in cartone ondulato, le ruote “sottratte” ai passeggini. L’iniziativa, ispirata alle corse di soap bob americane, funziona, il numero degli appassionati cresce e nel giro di pochi anni Viù diventa il “Mugello” dei kart. Anche la meccanica si “raffina”: negli anni ’70 i bob vengono realizzati in ferro, freni, ruote e volante sono quelli delle vecchie Fiat 500. Gli equipaggi singoli sostituiti da coppie formate dal pilota e dal pesista: come nelle gare di bob su ghiaccio quest’ultimo ha il compito di spingere a tutta forza il veicolo al momento della partenza per poi stabilizzarlo nelle curve più impegnative. Dal 2007 la competizione, giunta all’edizione numero 46, fa parte del Campionato Italiano Cart’s. Il percorso di gara è lungo 1864 metri, con una pendenza del 7,5%: dai 942 metri della partenza, fissata in località Piandlento, i piloti devono raggiungere i 793 di Pavaglione. Il 12-13 settembre di quest’anno Viù è stata la sede della terza prova di Coppa del Mondo di speed down. Sul circuito piemontese si sono sfidati i migliori equipaggi di Germania, Belgio, Francia, Svizzera, Lettonia e Repubblica Ceca.

L’acqua del Pian della Mussa alla conquista del mondo
All'inizio di tutto c'è la bacchetta "magica" di una guida alpina con l'hobby della rabdomanzia, quella che scoprì nel 1968, a circa 1500 metri di altezza, la fonte Sauzé, nei dintorni di Balme. Un luogo incontaminato, protetto dalla natura da smog e inquinamento acustico, una piccola oasi da salvaguardare e ammirare in tutto il suo fascino. Tra le sue rocce zampillava acqua fredda, anzi gelida, e pertanto sinonimo di genuinità e purezza, come tutti i prodotti delle alte vette. La storia dell'acqua del Pian della Mussa può avere inizio. Nel 1972 iniziò il processo di imbottigiliamento e progressivamente l'intera provincia di Torino poté saggiare personalmente il sapore, fresco e leggero - bassissima la percentuale di sodio e il residuo fisso - di un'acqua davvero incomparabile. Ormai anche il mondo ha scoperto la bellezza unica della sorgente di Pian della Mussa: nel 2006 l'azienda ha partecipato al "Berkeley Springs International Water Testing and Competition", competizione di degustazione dell'acqua che ogni anno si tiene a Virginia negli Stati Uniti, inoltre il prodotto viene esportato anche in Francia e Spagna. E non finisce qui, perché le bottiglie del Pian della Mussa volano persino... nello spazio. Nel 2006 la Smat ha firmato un accordo con Alenia per rifornire gli astronauti della stazione spaziale internazionale: ogni sei mesi viene inviato in orbita un approvvigionamento di 3000 litri d’acqua, provenienti dal Pian della Mussa e dai pozzi della Centrale Regina Margherita di Grugliasco.

A Groscavallo il primo kolossal italiano
"Con lui il cinema diventò arte, industria, spettacolo". Così recita la targa che la città di Asti ha dedicato al suo concittadino Giovanni Pastrone, il più importante regista italiano dell'epoca del muto. Il suo nome è legato per sempre al kolossal Cabiria, girato nel 1914 e costato la bellezza di un milione di lire, per quei tempi una cifra assolutamente folle e paragonabile solo a quelle delle grandi produzioni hollywoodiane. Forse molti non sanno che la storia di quello che è considerato una delle pietre miliari negli albori del cinema italiano passa anche per le Valli di Lanzo. A quei tempi Pastrone possedeva un'elegante villa in stile liberty a Groscavallo, in frazione Ricchiardi, e leggenda vuole che proprio lì vennero girate alcune scene del film, sceneggiato da Gabriele D'Annunzio e successiva fonte d'ispirazione per registi come Griffith, De Mille e Lang. Si racconta inoltre che, all'interno dell'abitazione, Pastrone studiò e sperimentò nuove tecniche di ripresa cinematografica, come la luce diffusa e riflessa. Non si può dire che il regista non avesse gusto in fatto di scelte d'arredamento: strutturata su tre piani, circondata da un grande parco di 2500 mq, abbellito da alberi secolari e un'elegante fontana, la villa attualmente appartiene a dei privati, ed è visitabile solo all'esterno. Chissà che, sulla spinta del rinnovato legame tra il Piemonte e il cinema di questi ultimi anni, a qualche regista non venga nuovamente l'idea di trasformarla nuovamente in set...

Sulle tracce della Sindone
Secondo alcuni storici la Sindone sarebbe passata dalle Valli durante il trasporto da Chambery a Torino. Nel 1578 la via che dalla Valle d'Aosta portava al capoluogo subalpino era minacciata dai Calvinisti mentre la Valle di Susa era presidiata da gruppi di Ugonotti. Le Valli di Lanzo erano le uniche sicure. In zona si contano numerosi affreschi che testimonierebbero il passaggio del Sacro Lino: nella cappella di San Fabiano e San Sebastiano a Voragno, borgata di Ceres, la Sindone è dipinta in forma di ostensione solenne, sostenuta da due vescovi e da un cardinale. Sopra alle figure è rappresentato l'emblema di Casa Savoia e lo scudo gentilizio sabaudo.
A Balme su una parete del Ruciass, abitazione fortificata del XVI secolo, è raffigurata con singolare realismo una scena della Deposizione dalla croce. Spostandosi a Viù, in frazione Venera, si trova la cappella della Sindone: risalente al XVII secolo, custodiva tre immagini del Sacro Lino poi trasferite in un luogo protetto. Altre testimonianze sono nella chiesetta della Visitazione a Lemie, in borgata Romaletto, nella cappella di Sant'Anna, a Lemie, nella rettoria di San Vito a Usseglio e nelle chiesa parrocchiale di Mezzenile.

Il Clomlech delle Valli e i suoi misteri
Presso gli antichi Celti i grandi cerchi di pietre erette, come Stonehenge e Callanish, rappresentavano luoghi spirituali di incontro e di cultura. Vi si osservavano le stelle, il corso del Sole e della Luna e si sanciva l'incedere del calendario e delle stagioni. Si studiavano le scienze, si discuteva di filosofia. Si sperimentava l'esperienza mistica del silenzio interiore. Erano luoghi di incontro dove fare musica, leggere poesie e narrazioni celebrando il Mistero che anima la Natura. Con lo stesso spirito, nel rispetto dei principi costruttivi delle antiche tradizioni e ispirandosi al mito di Fetonte e della città di Rama, è stato realizzato il grande Cromlech di Dreamland presso il Relais Bella Rosina nel Parco della Mandria. Oggi questo anfiteatro antico assume il ruolo di palco e tribuna di un teatro immerso nell'ambiente dove avvengono eventi musicali e culturali che richiamano lo spirito della natura e della grande avventura della vita vissuta dall'individuo. Qui si realizzano i concerti unplugged del LabGraal che con la loro Keltic music propongono melodie di ogni luogo della terra tratte dalle tradizioni dei Popoli naturali. E questo è anche il luogo dove i vari poeti, insieme al pubblico, si trovano a leggere le loro poesie per scambiarsi pensieri e emozioni.
Lo Stone Circle riveste anche una importante funzione didattica poichè opera come un Osservatorio archeoastronomico. Per la realizzazione del cerchio interno dello Stone circle si sono volute rispettare le prassi tradizionali, quindi le pietre sono state scelte, secondo le loro polarità intrinseche stabilite per via della loro forma e colore, da una cava di Villanova a Nord di Torino, che raccoglie le pietre d'acqua sul torrente Stura, fiume che scorre a pochi chilometri di distanza dal sito megalitico.
Sono state quindi posate in senso destrorso secondo la consuetudine di sacralizzazione dei percorsi mistici dell'antico druidismo. Le dodici standing stones con cui è stato realizzato il definitivo cerchio esterno provengono invece da una cava situata nei pressi di Cantoira, nella Valle di Lanzo, che raccoglie le pietre direttamente dal cuore della montagna. L’orientamento della struttura definitiva dello Stone circle era stata preventivamente eseguita con l’impiego di un teodolite laser. Orientato sulla posizione della stella polare, aveva consentito di stabilire con esattezza la posizione delle quattro pietre di direzione, le "four directions", che indicavano i quattro punti cardinali . Diversi sono stati gli episodi misteriosi avvenuti intorno allo Stone Circe durante la sua realizzazione Era una fredda mattina di dicembre, un inverno particolarmente rigido, accadde che non appena la prima pietra venne posata al suolo, quella a nord secondo la prassi rituale prevista dall'antica tradizione, il vento cessò di colpo e le nubi si aprirono in maniera spettacolare per lasciar passare la luce e il tepore del Sole.
I presenti si trovarono così all'improvviso in una situazione primaverile, tanto da doversi togliere di dosso i pesanti indumenti che indossavano. Quando venne posata l'ultima pietra, sempre in maniera spettacolare le nubi si richiusero all'istante e il vento si sollevò di nuovo freddo e tagliente, facendo sopraggiungere il gelo invernale.
Ancora oggi capita spesso che, mentre all'esterno del cerchio si percepisce il freddo stagionale, al suo interno i convenuti sentano l'aria intiepidirsi, tanto da attenuare in maniera sensibile la rigidità della temperatura. Mentre all'esterno del cerchio la temperatura rimane immutata. Invece pochi giorni prima che si avviasse il lavoro della posa delle standing stones, una improvvisa e forte fioritura di fiori bianchi coprì l'area che sarebbe poi stata delimitata dalle dodici standing stones, ovvero l’intera fascia del prato esistente tra il perimetro del bordo del cerchio interno e quello esterno. La cosa veramente strana, e comunque inspiegabile, fu che questa fioritura si manifestò solamente in questa area. Un altro fenomeno particolare è rappresentato dalle proprietà terapeutiche delle pietre erette del cerchio esterno del Cromlech sembrano possedere. Per un fortuito caso ci si era accorti che appoggiandosi ad una delle pietre era stata rilevata l'immediata scomparsa della sensazione di stanchezza che lasciava posto a una evidente tonificazione di tutto il corpo. Il fenomeno è stato verificato ripetendo l'esperienza più volte, e con più soggetti, e si è constatato, pur valutando il possibile intervento della suggestione, che gli effetti terapeutici si manifestavano sempre con la stessa caratteristica.
Alcune sembravano far svanire l'ansia, altre, sempre a loro contatto, facevano scomparire piccoli disturbi, come il mal di testa e il mal di schiena. Un evento inconsueto che può essere citato tra i tanti che i più curiosi potrebbero verificare di persona, è anche quello dei piccoli globi luminosi che alle volte sono stati visti volteggiare sulle pietre del Cromlech. Oggetti che possono essere ricondotti al fenomeno delle "Earth Lights" osservate anche in altri luoghi, come a Sassalbo in Italia, a Hessdalen in Norvegia e a Marfa in Texas. E' stato possibile anche fotografarli.

Il Capodanno propiziatorio dello Stone circle di Dreamland
Volete passare un ultimo dell’anno indimenticabile, lontano dal rumore ma a contatto con la natura e il suo silenzio rilassante? Non è necessario andare lontano, prendere l’aereo e affaticarvi. Avvolto in un fascino misterioso il cerchio di pietre, visitato da tanti turisti internazionali, illuminata dalle stelle e dalle fiaccole, il 31 dicembre a mezzanotte, all’interno del Relais Bella Rosina, sarà per voi protagonista di un originalissimo rito propiziatorio di Buon anno nuovo in collaborazione con Ecospirituality Foundation. Sarà questo il momento clou di un week end all’insegna del benessere, del ritrovamento del proprio equilibrio psico fisico e del godersi i piaceri della vita per augurasi un anno di positività. Prima della mezzanotte, cari palati fini, lasciatevi tentare dalla sorprendente proposta de il “Ristorante Gemma di Rosa” dove tutto è creato in modo naturale e secondo la filosofia ambientale e biologica del “km zero”. Dal recupero di semi di colture di specie autoctone, originali ormai scomparse come il Pomodoro Re Umberto e specie non comuni quali i nashi, frutto orientale di origine coreana, ricchissimo di proprietà nutrienti, molto simile a una pera, ma dalla polpa soda e croccante con un retrogusto mandorlato, sfruttato anche per le sue qualità organolettiche, importanti per l’uso cosmetico. Tante le alternative anche culturali tra visite guidate alla sorprendete Reggia di Venaria e i tour tra i percorsi affascinanti del Parco. Tante le possibilità di farsi coccolare nell’oasi staccata dal mondo dove il re Vittorio Emanuele II amava rifugiarvisi spesso con la sua sposa Rosa Vercellana soprannominata affettuosamente dai torinesi “Bela Rusin”.Una linea di prodotti per l’estetica, elaborata secondo preparazioni che utilizzano erbe e fiori, è stata creata in esclusiva a base di principi biodinamici certificati all’interno della Beauty Farm Prima Rosa vi attendono con una proposta di infusi rilassanti, tonificanti, drenanti o depurativi e una serie di trattamenti di coppia per vivere momenti di relax indimenticabili con il vostro partner.

Natale: è qui la festa
Dai primi di dicembre sale la febbre della festa. Ogni paese si anima di eventi, per calamitare, a suon di degustazioni, sagre, incontri culturali turisti e villeggianti.
Una delle prime mete da segnare in agenda è Balangero: la chiesa di San Rocco, in piazza del Municipio, ospita fino al 10 gennaio 2010 il caratteristico presepe meccanico, costruito a mano. Il fabbro che batte il ferro sull'incudine, il falegname sorpreso mentre lavora il legno, i contadini che tornano con le greggi,...rimandano a un'atmosfera da “c'era una volta” (orari di apertura: lunedì e martedì 15.30-19, mercoledì 9-12, giovedì, venerdì, sabato e domenica 12/15.30-19. Dal 20 dicembre aperto tutti i giorni con orario 9-12/15.30-19, ingresso gratuito). Il secondo appuntamento è fissato per il 5 dicembre a Lanzo: nel salone Atl di via Umberto I, 9 è allestita la rassegna internazionale di arte naif, con tele firmate da artisti italiani e dell'Est Europa. Oltre alle opere si ammira una curiosa collezione di presepi in miniatura (fino al 13 dicembre, orari: sabato e festivi 9.30-12.30/15.30-20. Da lunedì a venerdì: 16-20, ingresso gratuito).
Suggestivo il programma curato dall'associazione “Lanzo è”: dal 5 dicembre fino al giorno di Natale in piazza Gallenga, a Lanzo, è aperta la mostra fotografica con le immagini scattate dai soci del circolo e dai membri del circolo casellese e dell'associazione culturale Ars et Labor di Ciriè. Gli spazi di piazza Gallenga accoglieranno poi un'esposizione di quadri, di maschere locali (11-13 dicembre) e una preziosa collezione di soldatini (18-20 dicembre). Il 6 dicembre il centro storico di Lanzo si anima con il Mercatino di Natale: mentre l'aria si riempie del profumo di caldarroste e zucchero filato, curiosate tra le bancarelle che propongono oggetti di antiquariato, decorazioni per la tavola, bijoux, maglioni e cappelli in lana… e tanti prodotti tipici. Cercate un regalo “adeguato” per un buongustaio doc? Tentatelo con la toma di Lanzo, il salame di Turgia, gli irresistibili torcetti... Durante la giornata un trenino porta i bambini alla scoperta degli angoli più incantevoli della cittadina. Ad aspettarli alla fermata ci sarà, puntuale, Babbo Natale, pronto a distribuire caramelle e sorrisi.
In Valle Tesso, a Coassolo, la sera del 7 dicembre la gente del posto, illuminata dalla luce delle lanterne, raggiunge, la piazza di Capoluogo di Monastero, il paese vicino, composto da ben 19 frazioni, per accendere l'albero di Natale. La partenza è attorno alle 21, al termine verranno distribuiti dolci e cioccolata calda.
Al santuario di Sant'Ignazio di Pessinetto dal 12 al 24 dicembre si viaggia nel tempo: la mostra “Baloccando”, è l'occasione per riscoprire i passatempi dei nostri nonni. Semplicità, materiali poveri (oggi si direbbero ecologici) e tanto ingegno erano la base per giochi come le trottole, la slitta per la neve... (l'ingresso è gratuito). Si ritorna bambini, osservando anche la semplice bellezza delle statuine del presepe meccanico di Vrù, nate dall'ingegno di Francesco Berta. “Mio padre - racconta il figlio Giovanni - ha iniziato a realizzare le statuine 60 anni fa, scolpendo il legno e utilizzando materiali di recupero”. La Sacra Famiglia è inserita in un tipico villaggio delle montagne piemontesi: le baite con i tetti in pietra, i contadini vestiti con camicie a quadri e gilet in pelle di pecora, i foulard e i grembiuli delle donne, richiamano alla memoria un passato appena tramontato. Dopo una visita al presepe (si trova nell'ex scuola, orari: dal 24 dicembre al 6 gennaio 14.30-18.30, nei restanti periodi dell'anno, apertura domenicale: 14.30-18.30, offerta libera) fermatevi a fotografare i modellini perfettamente somiglianti agli originali della Mole Antonelliana e della Torre di Pisa creati sempre da Berta. Per una vigilia di Natale “d’antan” seguite la fiaccolata che dalla punta di monte Momello, raggiunge la chiesa parrocchiale di Germagnano. Le luci del serpentone che lentamente scendono dal pendio sono visibili fin dal ponte di Lanzo. Alla fine della Messa ci si scambia gli auguri attorno a una tazza di vin brulè. Il giorno dopo, alle 9, per tenere alto l'appetito prima del canonico pranzo, dalla piazza del municipio prende il via la corsa non competitiva. Durante il tragitto non mancano comunque le soste gastronomiche: superato un suggestivo bosco di larici si raggiungono le case di borgata Castagnole. Qui gli abitanti offrono un corroborante the caldo e un assaggio di dolci fatti in casa.
Spostandoci a Chiaves, frazione di Monastero di Lanzo, il 24 dicembre la piazzetta davanti alla lunga scalinata della chiesa di San Giovanni Evangelista, fa da fondale al presepe vivente. Monastero è anche uno dei primi paesi a festeggiare il Carnevale: il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, le strade di frazione Chiaves sono pacificamente invase dai Barboire, maschere locali, che girano tra la gente facendo scherzi. Alle 12.30 è prevista la distribuzione della polenta concia mentre nel pomeriggio a Monastero va in scena la sfilata dei carri allegorici, con degustazione di dolciumi. Per un capodanno “di ghiaccio” c'è il veglione organizzato sulla pista di pattinaggio di Ala di Stura, in via Circonvallazione 42 (ingresso 7 euro, noleggio pattini 3). A mezzanotte si saluta l'anno nuovo con i fuochi d’artificio. Il 6 gennaio è di scena la befana: la simpatica vecchietta, “armata” di scopa, incontrerà i bambini sulla patinoire, per poi intrattenerli con uno spettacolo di magia. Volete smaltire i chili di troppo accumulati dopo le troppe ore passate a tavola? Il 10 gennaio da Usseglio parte una racchettata sulla neve, indossate le ciaspole e inerpicatevi lungo la strada che conduce agli alpeggi (iscrizione gratuita, tel: 3477349282). Sabato 6 febbraio si replica con un'escursione guidata notturna: dalle 21, dalla piazza di Margone, frazione di Usseglio, si cammina sul sentiero delle masche, fino a raggiungere “piss Midaja”, secondo le leggende in questo punto le streghe erano solite riunirsi in assemblea. I richiami del gufo e della civetta, la luce della luna che filtra attraverso gli alberi, rumori che provengono dal sottobosco... Siete proprio convinti che le streghe non esistano?

golosità Dalla Focaccia ai “Toporetti”, la fantasia al potere
Pensi alle Valli di Lanzo e subito la mente corre, insieme all'immagine di paesaggi dal fascino ineguagliabile, alla ricchezza dell'offerta enogastronomica, indiscusso patrimonio del territorio dall'alto di tradizioni gloriose e volontà di rinnovarsi in continuazione. Se, a questo proposito, dobbiamo indicare due "portabandiera" tra i tanti protagonisti del settore, i più indicati sono sicuramente Bertino e Poretti. Nomi capaci di stuzzicare all'istante il palato dei buongustai con prodotti di certificata qualità e ormai entrati di diritto nella tradizione della comunità montana lanzese. Come la celebre Focaccia dei Visconti prodotta dal panificio Bertino, specialità che affonda le sue origini nientemeno che nella seconda metà del 1400.
Tutto ha inizio con il matrimonio tra Eleonora di Bartonia e Guglielmo d'Arcour, omaggiati con innumerevoli doni e riconoscimenti da nobili e appartenenti al popolo. Come spesso accade, però, il regalo più originale arriva dalla cucina di corte. Il cuoco di palazzo, infatti, vuole preparare un dolce mai realizzato prima per l'occasione, ma date le sue umili possibilità è costretto ad utilizzare le materie prime più semplici che conserva in dispensa. Il risultato, un dolce dal gusto intenso e sfizioso, attira tuttavia l'attenzione del Conte, che decide di dedicarlo alla famiglia della sposa, ribattezzandolo "Focaccia dei Visconti", decretandone così un successo che resiste ancora oggi, nelle tavole degli abitanti della comunità montana e non solo.
Ma Bertino è celebre anche per altre specialità legate al territorio, come i torcetti, le paste di meliga, le gallette al latte, le crostate. Senza tralasciare naturalmente il pane, sfornato secondo i metodi di lavorazione di una volta, con la "biga" preparata la sera precedente e suddivisa per le varie impastate. A proposito di dolci: avete presente la mitica "Fabbrica" di Willy Wonka, capace di realizzare tutti i desideri in fatto di cioccolato? Anche Mezzenile ha il suo artista in materia, la cui bravura è riconosciuta dentro e fuori il Piemonte: si chiama Stefano Poretti. La sua bottega - che dal 2002 diventa ufficialmente cioccolateria - è uno dei luoghi "must" delle rotte dolciarie e sorprende in continuazione per proposte uniche e fantasiose. Tra tartufi e praline, tra creme e gianduiotti, spuntano i "Toporetti", i topolini di cioccolata che tanto successo hanno soprattutto tra i più piccoli e che hanno spopolato al Summer Fancy Food Show di New York. Insomma, il talento dei maestri pasticcieri e panettieri delle Valli di Lanzo travalica i secoli ed è ancora capace di stupire con prodotti unici e fantasiosi.

 

 
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