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Forse è per questo che l’uovo affascina. Una forma unica, un design quasi perfetto. E sempre nella coscienza collettiva viene associato alla vita, tanto essere nella festività di Pasqua il simbolo di rinascita ...e poi ha il grande vantaggio, come molte cose fatte dalla natura, di essere già imballato! Delle sue caratteristiche sappiamo molto: è sicuramente un alimento completo; ricchissimo di vitamine (A, B e D) e di sali minerali (fosforo, calcio e ferro soprattutto). Cibo, quindi, fra i più nutrienti, ma bisognoso di cure. Più tempo trascorre dalla deposizione, più liquido evapora, compromettendo così le qualità che si apprezzano quando è fresco. Il consiglio della nonna è tenerlo in frigo ad una temperatura di 2-3°. Sfruttando il guscio, l’uomo è riuscito, in tempi recenti, a imprimerci sopra una vera e propria carta d’identità costituita da una serie di lettere e numeri che identificano il tipo di allevamento, la nazione di provenienza, il paese, la provincia e l’allevamento stesso in cui è stato prodotto. Vastissima la scelta di uova che troviamo sia nel mercato rionale, che nei banchi degli ipermercati. Dalle piccolissime e mimetiche uova di quaglia, a quelle di anatra, fino alle gigantesche di struzzo, ma le richieste maggiori si dirigono verso le nuove produzioni biologiche del tradizionale uovo di gallina. L’utilizzo gastronomico dell’uovo è tra i più sconfinati: torte, ripieni, salse, souffle, creme, primi piatti, insalate, frittate oppure servito solo come secondo o lavorato in una serie innumerevole di antipasti. L’albume, o bianco volgarmente detto, risulta più digeribile se cotto. Il tuorlo, o rosso, è la parte più appetitosa, in cui tuffarsi e tuffare pane grissini, crostini, quando è cotto, fritto, alla coque o in camicia... oppure semplicemente montato con un po’ di zucchero. Cucinato in modo tradizionale, o con le ricette della "nouvelle cousine" l’uovo è un alimento base per tutte le stagioni, oltre ad essere l’ancora di salvezza per la maggior parte dei single del pianeta.
UOVO ISPIRATORE DI ARTE LIBRI E FILM
L’uovo è diventato un pezzo da collezione, nelle splendide opere di Faberger e protagonista di quadri di successo di Magritte e Salvador Dalì. E' divenuto contenitore, sedia, radio, portaoggetti, lampada o sveglia negli oggetti dei designer. E' protagonista indiscusso di molti romanzi: Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, o le "uova fatali" di Bulgakov o il "Promettimi che non mangiarai l'uovo" di Luis Sepulveda e nel racconto inversi "La donna e le Uova" di H.C. Andersen. Ma è soprattutto nel cinema che l’uovo ha guadagnato un ruolo da protagonista. Nel film "Moglie e Marito" del 1952, Il dilemma "è nato prima l’uovo o la gallina" investe la vita di un grandissimo Eduardo De Filippo, nella parte di un contadino paralizzato costretto dalla moglie a covare le uova di una chioccia morta. Ma purtroppo la moglie, una Tina Pica insolitamente cattiva, non gli permetterà neanche di tenere i pulcini una volta schiuse le uova, negandogli un senso materno nato all'improvviso. Lo stesso dilemma lo ritrovano anche i più piccini nel riuscitissimo film d'animazione "Galline in fuga". La vicenda si conclude con i due topi, complici nel costruire l’apparecchio di fuga delle protagoniste, che discutono sui titoli di coda, dando vita a dialoghi comico-surreale, sul grande dilemma ancestrale. E' nato prima l'uno o l'altro? Le uova sona anche andate in guerra. In "Bastogne" che riprende l’assedio tedesco alla città belga del dicembre del 1944, Van Johnson (il fidanzato d’America) si impossessa di alcune uova e le cura amorevolmente tentando di sfamarsi cucinando una frittata, peccato che il bombardamento tedesco porrà fine al tanto sperato spuntino facendo volare via l’elmetto/pentola. Versione molto più horror il pranzo di Robert De Niro, interprete di un satanico Louis CYPHER che in "ANGEL HEART, Ascensore per l’Inferno", si ciba sbucciando con meticolosità un uovo sodo, metafore dell’anima del protagonista divorata dal male. E per concludere la carrellata con una pellicola italiana di grande successo e costata pochissimo il capolavoro di Paolo Virzì "Ovosodo", in cui l'uovo non appare ma è simbolo del magone indelebile del giovane protagonista, sfortunato e povero in famiglia e che come tanti ragazzi italiani, trascorsa l'adolescenza, si trova a fare i conti con la fine dei sogni e l'inizio del mondo del lavoro, in un Italia come sempre più bella, comoda e piacevole, per chi se lo può permettere. |