Zucca e castagne
Ora, dopo i decenni difficili causati dallo spopolamento dei versanti montani, il Piemonte per anni leader nella produzione per quantità e qualità, riscopre e si riappropria del suo tesoro, non nascosto, ma da sempre sotto gli occhi di tutti, che le nostre montagne olimpiche hanno saputo conservare. Un patrimonio inestimabile da valorizzare e in crescita, perché, ormai, il Piemonte ha capito e consolidato e fatto proprio, il concetto secondo cui ambiente è uguale a posti di lavoro. Il castagneto in Piemonte riveste importanza forestale ed agraria, sia per i frutti che per il legname, risorse di grande valore.
Più di ogni altra cosa è l’ecosistema del castagno, grandemente apprezzato per tutte le funzioni, paesaggistiche, ricreative ambientali, culturali e di diversità ambientale che offre, anche, una salvaguardia del territorio. Non da poco, il legame anche storico, che ha unito strettamente il castagno all’economia agroforestale. Nella sua evoluzione, possiamo leggere, infatti i più significativi mutamenti dell’economia montana della Regione. Vasta la superficie coltivata in tutto il Piemonte, circa 40 mila ettari, ed è Cuneo la provincia con la maggiore diffusione e produzione (circa 30 mila ettari). La castagna però, che conta addirittura tre varietà iscritte nel registro della regione (della Val Borbera, delle Valli Cuneesi, delle Valli di Lanzo), è un prodotto che ha creato un vero e proprio "indotto": ad esempio vengono prodotte, sempre in Piemonte, due tipi di birre e po il "marrone", le torte, le farine e per finire il pregiatissimo, costosissimo e golosissimo "marron glacè".

Fiabe e leggende sulle castagne

Moltissimi anni fa, in un bosco di montagna, viveva una famiglia di ricci: mamma, papà e i loro piccoli. Accanto ad essi ,c’era un enorme albero pieno di castagne. Ogni giorno, un gruppo di scoiattoli affamati si avvicinava all’albero per mangiarne i frutti. Un bel giorno, la famiglia dei ricci pensò di fare una passeggiata nel bosco. Sentì delle lamentele e si avvicinò curiosa all’albero per vedere chi era. Salì sopra e rimase sorpresa nel vedere le tristi castagne che si lamentavano e spiegarono loro degli scoiattoli che le mangiavano. Insieme, escogitarono un bel piano: al momento dell’arrivo degli scoiattoli, le castagne si sarebbero nascoste dentro i ricci. Così fecero. Da quel giorno, gli scoiattoli si punsero e non vennero più a disturbare le castagne. Ecco perché, ancora oggi, le castagne mantengono il loro riccio per proteggersi dal nemico. Un’altra leggenda fa risalire a San Benedetto l’apertura dei ricci. Per ascoltare le preghiere delle popolazioni che volavano sfamarsi con le castagne, il santo le benedì. Queste si aprirono immediatamente, ricordando con la loro apertura il segno della Croce.
La Zucca: non solo HALLOWEEN, e non solo  americana

Volendo fare un po’ di storia, si fa risalire una dea delle zucche nella città di Sicione, in Grecia con il nome di Kolokasia Athenai. Chiaro il riferimento ad Atena. Erroneamente, la zucca è legata ai miti celtici, che però nella notte di Ognisanti, erano soliti usare invece delle rape scavate, da illuminare. Poi arrivò la leggenda dell’irlandese Stingy Jack: proposto un patto al diavolo, Jack troverà un sistema per imbrogliarlo e non cedergli l'anima; sarà però oggetto della vendetta di lucifero, che alla sua morte, gli farà trovare sia le porte del Paradiso, sia quelle dell’inferno sbarrate. Vagherà, quindi per l’eternità facendosi luce con una rapa. Giunti in America, i primi emigranti irlandesi, trovando le rape americane molto più piccole delle loro, adattarono leggenda e costumi alle esigenze del Nuovo Mondo, passando alle zucche americane. Nell’oriente, poi, la zucca è simbolo di fertilità. Infatti in due leggende (una indocinese e l'altra indiana), la donna partorisce una zucca dai cui semi usciranno i bambini che popoleranno il mondo intero.
Ma la tradizione di illuminare la magica notte di Ognissanti, non è del tutto americana.
Ad Orsara, un paese pugliese, la tradizione di svuotare le "cocce priatorje" intagliarle e illuminarle dall’interno con una candela, esiste da molti secoli nella tradizione festa della "Fuuc a cost". In questa notte i morti tornano per parlare con i vivi, così li si accoglie con tavole imbandita da ogni angolo di strada. Ma per tenere lontane le anime cattive si usano le ombre che le zucche illuminate proiettano, che si crede le possa spaventare e tenere lontane. Nel disciplinare dei DOC DOP della Regione Piemonte Traviamo la zucca di Castellazzo Bormida. Qui nella pianura del Bormida la zucca ha trovato le condizioni ideali per svilupparsi al meglio, e anche quell’attenzione tutta piemontese ai prodotti naturali che fa della nostra Regione una delle più attente alla politiche di conservazione miglioramento e promozione delle eccellenze. In questa zona la presenza e la coltivazione della zucca risale a tempi remoti ed è stata documentata da studi storici locali. La coltivazione impegna da marzo- aprile sino ai primi freddi, momento in cui si raccolgono i frutti. Se conservate con metodo antico e contadino, all'interno delle zucche gran parte dell’amido presente si trasforma in zucchero, migliorando le qualità organolettiche del prodotto. Un’ultima curiosità: dalle zucche si estrae anche la pectina, sostanza essenziale per favorire l’addensarsi delle marmellate.
 
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