Studio De Ferrari

Soprattutto per i Torinesi! Infatti è loro il lavoro di riqualificazione di corso Francia, la realizzazione del Ponte Carpanini sulla Dora, nato dopo la distruzione del ponte Principessa Clotilde dovuta all'alluvione del 2000, del palazzo del ghiaccio di Corso Tazzoli, dell'orto botanico del Valentino, del collocamento degli "Specchi della Città" che riportano le informazione storiche nei pressi dei luoghi di interesse culturale, e della riqualifica funzionale del mercato di Piazza Madama Cristina e dell'ospedale valdese. Ci si imbatte in una creazione dello studio De Ferrari anche buttando un foglio di carta per strada: ovviamente nell'apposito cestino della spazzatura torinese chiamato "Sabaudo" e capace di vincere una "Menzione Speciale" durante l'assegnazione del compasso d'oro del 1995.
Insomma un percorso lavorativo che ha disegnato nei decenni, la città dei torinesi, creandola intorno alle loro abitudini, ai loro luoghi simbolo, trasformando Torino sempre in un qualcosa di più funzionale e utile per i suoi cittadini. Ma quello che filtra nelle pagine dedicate alla raccolta dei lavori degli ultimi anni e che viene sottolineato da una conversazione sul testo riportata con Paolo Verri, già direttore di Torino Internazionale e membro oggi dell' Urban Center, è la grande importanza che sta assumendo nel disegno urbano, il valore ecologico. In un senso più maturo del termine rispetto a qualche anno fa.
"Non un verde artificiale - come spiega bene Agostino De Ferrari - ma uno studio di progettazione capace di valutare le varietà di flora e fauna autoctone e la possibilità di riportarle o tutelarle. Un verde naturalistico, dove possano tornare ad esempio gli uccelli a nidificare e da cui trarre indicazione per l'importante fase di scelta dei materiali che, secondo il nostro punto di vista, devono avere un legame con il sito".
Cosa che non accadeva assolutamente fino a 20 anni fa, oggi nelle grandi squadre di progettazione vengono coinvolti anche nuove figure professionali: gli agronomi paesaggisti, i botanici, i biologi. Proprio perché il verde a dire di Paolo Verri: "...credo che sia la partita più grossa per i prossimi quindici anni, soprattutto in termini di animazione. La città delle acque con i 4 fiumi e i grandi parchi sono per Torino la nuova vera occasione. Dovrà essere un verde vissuto fino a tardi la sera perché una città che offre occasioni è una città abitata sempre. Dentro e attorno al verde assisteremo ad aggregazioni che saranno il modello di un nuovo modo di abitare".
"Sicuramente si stanno muovendo grosse iniziative e interessanti idee che riguardano tutto ciò che si affaccia sul fiume - continua Giorgio De Ferrari -. Dal Parco Dora che attende un grande progetto già approvato da tempo, all'attuale concorso indetto dalla città per quanto riguarda il Po e la zona della Gran Madre che ci tira nuovamente in ballo".
Lo studio De Ferrari, infatti, ha vinto in ex-equo presentando un ingegnoso progetto che si basa (sinteticamente) sulla realizzazione di un ponte su Corso San Maurizio (con un innovativo percorso pedonale al di sotto della carreggiata percorribile dalle auto) e sulla pedonalizzazione del ponte di Corso Vittorio e della zona adiacente alla chiesa della Gran Madre. Le auto, percorrendo corso Moncalieri, saranno obbligate a imboccare un sottopassaggio e a "riaffiorare in superficie" all'altezza del "nuovo" ponte di corso San Maurizio. Un'idea illuminata ma che non sarà realizzata a breve, perché il fine del concorso è quello di raccogliere idee da sviluppare nel momento più opportuno per l'ente appaltante (in questo caso la città, già impegnata in diversi interventi). Il progetto innovativo si completa con la riqualifica di tutta la zona dell'ex-zoo del Parco Michelotti in cui delle sorprendenti passerelle conducono i passanti fino ad affacciarsi sul fiume e lì fermarsi... sospesi sul corso d'acque di fronte al panorama del centro storico del capoluogo piemontese, incorniciato dallo skyline delle montagne.
Sembrerà romantico ma il gusto nel rilevare, rivalutare, scoprire o creare scorci della città, in cui fermarsi o incontrarsi è parte importantissima del design urbano. Ed è parte fondamentale anche del lavoro dello Studio de Ferrari, come ben rappresentato di lavori eseguiti sul Ponte Carpanini e in Via Sant'Ottavio nei pressi dell'entrata della facoltà umanistica di Palazzo Nuovo.
Sul ponte che sancisce la fine del Balon, un punto di passaggio quindi, è stato ideato un palco con scalinate su cui sedere, incontrarsi o per ammirare come dice Guido Ferrari: "La bellezza unica del Ponte Mosca che è un capolavoro impreziosito dal fiume che corre sotto e dall'imponenza della collina... valeva la pena creare su un luogo di passaggio, un punto in cui fermarsi. Gli scorci di Torino sono unici e preziosi ma è sapendoli valorizzare che si da un segno forte di cultura urbana".
Qual è, fra le ultime opere architettoniche di Torino, quella che più vi ha convinto come validità del progetto e invece cosa manca ancora alla città? Cosa ci sarebbe ancora da costruire?
"Indubbiamente si fanno apprezzare i lavori per i nuovi laboratori della facoltà di Scienze in via Nizza. Un lavoro nuovo capace di non stravolgere ciò che era già esistente; ma soprattutto capace di realizzare un nuovo modo di lavorare e di finanziare i lavori. L'impresa non viene pagata direttamente dalla committenza, ma ottiene il pagamento di un affitto. Si pensava che un sistema del genere portasse alla realizzazione di lavori con tagli e materiali non di ottima scelta e invece la Dega e l'Uuniversità hanno saputo stipulare un accordo onesto che ha portato alla realizzazione di una struttura raffinata, come avrebbe fatto una grande impresa in possesso di fondi importanti". "Per quanto riguarda Torino - conclude Agostino De Ferrari - forse manca un po' di pulizia, nel senso che se tanto ha fatto la città per costruire un nuova immagine, ora deve essere capace di mantenerla. Se si parla di scorci questi devono essere gestiti e curati per fare in modo che chi si ferma o passi di lì li possa ammirare per la loro bellezza. Per fare un esempio i rifiuti che si accumulano sul Po che intaccano lo splendido panorama che si gusta dal Ponte napoleonico di Piazza Vittorio".
Si usa molto come arredo urbano elementi e opere di arte contemporanea è la nuova frontiera per abbellire le strade?
"Sì è vero - conclude Giorgio De Ferrari - si utilizza di più dando una spinta più egocentrica ad un percorso... ma tornando al principio, il verde si comporta decisamente meglio dell'arte contemporanea. Certo richiede di essere curato e amato, ma come insegnano in Francia e in Cornovalia: una splendida fioritura vale un'opera d'arte".

 
Ulti Clocks content

PT event

PT event
Find us on Facebook

Il Punto di settembre

copertina il punto numero 52

Gli Speciali

Gli Speciali

Pubblicità

RocketTheme Joomla Templates