Semplicemente Gigi

di Attilio Celeghini
C’è ancora bisogno di scomodare la parola rivincita, parlando di Gigi D’Alessio? Sembrerebbe di no. Ormai, dell’ex ragazzo cresciuto suonando ai matrimoni dell’entroterra campano, sempre guardato dalla critica più snob con diffidenza, si è smesso di contare i primati. Nuove conferme sono arrivate con la prima metà dell’anno, che ha portato al cantautore napoletano il successo del suo one man show su Rai Uno, l’uscita di un nuovo album, “Semplicemente sei”, che ha debuttato al primo posto in classifica, e l’inizio di un tour che promette il tutto esaurito in molte tappe. Le soddisfazioni sono arrivate anche dalla vita privata: a marzo è diventato papà di Andrea, avuto dalla compagna Anna Tatangelo.
Gigi, in cosa si differenzia il nuovo lavoro dai precedenti? «È un album più maturo. E più giovane.
Nelle canzoni parlo molto degli adolescenti. Ne “La prima volta” c’è la paura del primo rapporto sessuale. Per molti è tragica, io la descrivo per quello che è veramente: un momento dolce, poetico.
“Di primo mattino” ha come protagonisti due ragazzi innamorati».
E c’è “Adesso basta”, dove affronti la piaga del bullismo. «È il risultato di una campagna di sensibilizzazione che porto avanti col Comune di Roma. Il testo l’hanno fatto i ragazzi delle scuole medie coinvolti nel progetto. È un tema che sento molto».
Ne sei stato vittima? «No, ho sposato la causa agendo più da padre che da artista. Ho quattro figli, perché non devo pensare che un simile problema possa toccarli, un giorno? Prevenire è meglio che curare».
“Vita” è dedicata ad Andrea. «L’ho scritta subito dopo la sua nascita. È una canzone semplice, ma intensa».
Assomiglia più a te o ad Anna? «Lei dice che ha preso più da me, io che assomiglia più alla madre. Un classico. Ma è ancora così piccolo, e i bambini a quest’età cambiano così in fretta». Briatore non toccherà mai un pannolino: cambiare i figli spetta solo alle donne, dice. «Condivido in pieno».
La nuova paternità ha influito sulla lavorazione dell’album? «Sicuramente. Nelle mie canzoni racconto le storie che vivo, sono una spugna che assorbe tutto. Nella mia famiglia convivono quattro generazioni, sono perennemente in mezzo a giovani: inevitabile che parlassi di loro».
Hai accusato le radio di boicottare il nuovo singolo. Lo sfogo è servito? «Non so perché i giornali mi hanno trascinato in questa polemica: io non ho mai detto nulla. La cosa non mi riguarda, perché è in corso uno scontro tra le case discografiche e le emittenti, che per protesta non programmano i nuovi singoli. Rispetto le posizioni degli uni e degli altri».
Le tue canzoni, però, non si sentono molto in radio. «Vero. Ma esistono artisti più radiofonici e più televisivi. Io mi sento un artista più televisivo».
Ti aspettavi il successo del tuo show su Raiuno? «Non in questa misura. “Questo sono io” è stata una grande festa di musica, non c’era niente di costruito, con gli ospiti ci siamo divertiti, abbiamo giocato. Ho ricevuto complimenti da tutti, dall’elettricista al direttore generale della Rai».
Il 12 luglio ti esibirai alla Reggia di Venaria. «Un onore. Mi auguro di dare al pubblico una serata emozionante come la cornice che ospiterà il concerto. Anche se nessun mio spettacolo sarà bello quanto lo spettacolo che i fan offrono a me».
Nella musica c’è ancora federalismo? «Se un cantante è bravo, è bravo da qualunque posto provenga.
Negarlo sarebbe razzista. Le difficoltà per emergere sono le stesse che si trovano al Nord. Anzi, se al Sud si trova meno lavoro, paradossalmente per un giovane c’è più opportunità di sfondare nella musica».
E tu? Cosa avresti fatto se non avessi sfondato? «Forse il giornalista, o il giornalaio. Ma non voglio nemmeno pensarci: la musica è il giocattolo della mia vita. Starci senza, equivale per me ad una giornata senza sole».
Ti sei schierato contro i talent show. «Anche qui le mie parole sono state travisate».
Un’altra rettifica? «Ho semplicemente detto che questi programmi aiutano a farsi conoscere, ma sono solo un punto di partenza. I giovani devono capire che occorre lavorare, circondarsi di persone che conoscono bene il settore, sennò rischiano di essere spremuti come limoni dagli impresari, e basta». Tu ed Anna andrete in vacanza? «Difficile, sarò impegnato in tour. Ma non mi chiedi della novità del disco?»
Ovvero? «Per la prima volta al mondo, un artista mette sul mercato un lettore Mp4 con incluse le canzoni degli ultimi due album e spazio per 500 canzoni. È la mia risposta al calo delle vendite dei cd. Spero sia la strada giusta per risollevare la discografia: un mondo dove non esistiamo solo noi artisti, ma migliaia di persone che rischiano il posto di lavoro».
Qualche collega seguirà il tuo esempio? «Antonacci, Ruggeri, Renato Zero, Mario Biondi sono rimasti entusiasti. Vedremo. Vorrei che la musica tornasse ad avere il valore di una volta. Il problema è che tutti si lamentano, e nessuno fa qualcosa».

 
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