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Piero Fassino: costruireTorino |
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di: Filippo Vernetti In appena una manciata di mesi dall’elezione a primo cittadino ha subito fatto centro: almeno secondo i dati elaborati dallo studio Monitorcittà-Datamonitor, sul gradimento ricevuto nei primi mesi del 2011. Si scopre infatti che Piero Fassino, è il sindaco più amato d’Italia, con il 68,5% dei consensi. Signor sindaco: il 2012 per Torino sarà un anno sotto quale segno? “Mi auguro sotto il segno della crescita. Per pensare a un incremento economico è necessario gettare delle basi di riforme che debbono essere compiute e che non possono attendere oltre, e mettere mano al riesame della situazione dei Comuni, da sempre un centro attivo e propulsivo per riattivare processi di sviluppo per la propria capacità attrattiva”. Quanto pesa la scure dei tagli? “Moltissimo. Ci costringe a tagliare servizi essenziali come asili, trasporti, sostegno a fasce deboli, con l’assurdo paradosso di non poter utilizzare fondi esistenti per non sforare il patto di Stabilità. I Comuni stanno adottando soluzioni estreme, come la vendita del patrimonio immobiliare, ma occorre ripensare le scelte politiche nazionali per ridare respiro e prospettive di crescita ai Comuni e al paese”. Se il caso è pronto a chiedere dei sacrifici ai torinesi? “A Torino abbiamo evitato, sino ad ora, di penalizzare i settori più fragili. Abbiamo tagliato sul personale, ridotto le spese di gestione dell’amministrazione, rivisto ogni capitolo di spesa e centralizzato le risorse per ottimizzarne l’utilizzo. Deve essere detto chiaramente però che i Comuni non sono semplici erogatori di servizi civici, ma sono centri di aggregazione e sviluppo. Penalizzarli significa danneggiare l’economia nazionale”. Con la fine del 2011 terminano gli eventi di Italia 150, dobbiamo aspettarci un anno culturalmente in tono minore? “No. Torino ha già un suo “palinsesto” di eventi caratterizzanti. Ogni mese avrà un tema identitario definito e reso attrattivo da eventi dedicati. Per esempio: settembre è da sempre il mese della musica con MITO Settembre Musica che si arricchisce di eventi collaterali; Maggio è il mese del libro, e così via. Ogni evento viene declinato su tutto il territorio con incontri, dibattiti, appuntamenti “multipli”. Dicembre offrirà decine di eventi sul Natale, tali da attirare la curiosità dei torinesi al pari di quella dei turisti interessati ad atmosfere più caratteristiche e natalizie”. È convinto dell’alleanza culturale con Milano? All’orizzonte sono in arrivo ulteriori sviluppi, anche in altri settori? “L’alleanza Torino Milano è nei fatti. Le collaborazioni esistono già, la velocità di percorrenza si è ridotta, siamo a meno di un’ora di treno dall’una all’altra città. Ho citato MITO che è un perfetto esempio, ma val bene anche l’esempio di Artissima, la collaborazione dei nostri Politecnici, per non parlare di Expo 2015. Bisogna proseguire su questa strada”. Capitolo infrastrutture: quando vedremo il semaforo verde per la seconda linea della metro? “L’opera è inserita tra le priorità del CIPE. A questo punto dipende dalla strategia di sviluppo infrastrutturale del Governo, il che significa un piano di lungo respiro su un tema di investimento fondamentale”. Un’eccellenza torinese che ha scoperto da quando è primo cittadino? “Sono torinese. Non ci sono scoperte, se mai riscoperte. Certo, da quando sono Sindaco, ho potuto apprezzare la dedizione straordinaria di quanti ogni giorno, donne e uomini, fanno sì che la straordinaria macchina dell’amministrazione funzioni e risponda al cittadino, che è sempre il nostro primo interlocutore”. Si aspettava di ritrovarsi in cima alla hit parade dei sindaci più amati? “Ho apprezzato quella notizia, ma non facciamone una bandiera. Lavoro per la comunità da 40 anni. Penso, e spero, che sia questo a fare di me una persona apprezzata”. Dove si gioca il futuro della città? “Sulla sua inesausta capacità di cambiare, di modificarsi. Pensi a cos’era Torino quando perse il ruolo di capitale e dovette reinventarsi da zero, pensi a quando da one factory town dovette affrontare la grande crisi industriale. Oggi siamo una città finanziaria, turistica, universitaria: il nostro obiettivo è quello di continuare ad evolvere, collocando Torino sul piano internazionale che le spetta, esaltandone le molte eccellenze e continuando a diversificare il nostro investimento. Siamo ancora una grande città industriale, e vogliamo rimanerlo, ma siamo anche una grande capitale di cultura”.
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